4. Perché il legame tra "segreti" e "apparizioni" è nato proprio in Francia?

di Marco Corvaglia

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Tanti segreti per i re di Francia

La visione di Martin

La visione di Martin (dipinto attribuito a Van der Cuisse).

Come abbiamo visto, Thomas Martin anticipò di poco la svolta ottocentesca, partita dalla Francia, che ha cambiato definitivamente il fenomeno delle apparizioni mariane, tramite l’introduzione del tema dei “segreti”, affiancati alle profezie apocalittiche (originariamente legate, sia con Martin che poi a La Salette, al mancato rispetto della domenica).

Martin risentì però dell'influsso di quella che era un'antica tradizione in Francia e, in particolare (come già alcuni suoi contemporanei notarono), di una specifica vicenda.

È fondamentale premettere che, per i cattolici francesi, i re non erano solo i detentori del potere politico.

 

Il battesimo di Clodoveo

Il re Clodoveo riceve l'olio santo durante il battesimo.

 

 

I sovrani di Francia, definiti re cristianissimi, all’atto dell’incoronazione diventavano figure sacrali, essendo unti con olio crismale, come gli antichi re di Israele.

 

 

L'olio era contenuto in un’ampolla con cui si credeva che, nel lontano V secolo, il primo re franco convertito al cattolicesimo, Clodoveo, fosse stato unto da una colomba, in occasione del suo battesimo.

Luigi XIV cura la scrofola

Jean Jouvenet, Luigi XIV  tocca i malati di scrofola, 1690.

Per confermare la propria sacralità, dopo l’incoronazione, i re toccavano i malati di scrofuloderma (infezione della pelle in passato molto diffusa), pronunciando la frase: Il Re ti tocca, Dio ti guarisce (ridotta nel 1700 ad un auspicio: Il Re ti tocca, che Dio ti guarisca) [su tale aspetto, lo studio di riferimento è lo storico testo di Marc Bloch, I Re taumaturghi].

Ebbene, tra il 1350 e il 1450 (nel difficile periodo della Guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra, in cui ricade anche il quarantennio del Grande scisma d’Occidente con due papi contrapposti, uno dei quali ad Avignone, sotto l’influsso del re di Francia), si sviluppò un fenomeno poco noto ai non addetti ai lavori ma denso di conseguenze per i secoli successivi: il “profetismo reale”.

In sostanza, accadeva che persone del popolo, in genere provenienti dal sud o dall’est della Francia, chiedessero di parlare con il re, asserendo di dovergli riferire in maniera riservata dei messaggi celesti.

E i re cristianissimi, in genere, concedevano loro udienza, seguendo l'esempio dei re dell’Antico Testamento, che ascoltavano i profeti.

L’unico caso oggi ben noto al grande pubblico è quello di Giovanna d’Arco (che si distingueva per il fatto di presentarsi come guerriera, oltre che come profetessa), ma non è il più antico.

Non a caso, una delle maggiori specialiste sul tema, la medievista Colette Beaune (Università di Parigi X - Nanterre), parla delle "Giovanna prima di Giovanna" ed evidenzia che “dalla metà del XIV secolo […] circa venti persone presero l’iniziativa e si recarono dal re, oppure dal re e dal Papa” [C. Beaune, Giovanna d'Arco, il Saggiatore, 2019, pp. 96-97; un parziale elenco è riportato in nota: "Tra le donne: Constance de Rabastens, Marie Robine, Jeanne-Marie de Maillé. Tra gli uomini: scudiero di Bassigny, valvassore di Champagne, Pierre Hug de Montpellier, Robert Menot detto l'Eremita, Jean de Gand"].

 

 

Come asserivano di aver ricevuto questi messaggi?

 
Alcuni sentivano distintamente una voce che accompagnava un gran chiarore, altri ricevevano rivelazioni dagli angeli o dalla Vergine.
[Ivi, p. 97]

 

 

Qual era il contenuto dei messaggi portati da queste persone?

"Per definizione il messaggio è un segreto" [Beaune, Jeanne d'Arc. Verités et légendes, Perrin, 2020, p. 74]. Era comunque noto che “tutti e tutte esortano a una riforma morale, perché solo ritrarsi dal peccato permetterà la vittoria" [ibidem].

Il segreto destinato al re, la commistione tra elemento religioso ed elemento politico: le analogie con la vicenda di Thomas Martin del 1816 sarebbero già evidentissime a questo punto.

Tuttavia, dopo essersi sostanzialmente eclissato per un paio di secoli, il profetismo reale francese rinacque negli ultimi anni del 1600 con un uomo, di nome François Michel, che ci interessa ancor più da vicino, perché ha evidentemente costituito la più diretta fonte di ispirazione per Thomas Martin.  

Nel 1831, venne pubblicata una monografia dal chilometrico titolo, finalizzata proprio ad evidenziare le analogie tra le due vicende: Concordance singulière de deux prétendues apparitions qui ont fait beaucoup de bruit en France pendant les dix-septième et dix-neuvième siècles. La première ayant occasionné, en avril 1697, l'entrevue de François Michel, maréchal-ferrant de Salon, avec Louis XIV, Roi de France ; la seconde, ayant occasionné en avril 1816, l'entrevue de Thomas Martin, laboureur de Gallardon, avec Louis XVIII.

 

François e il fantasma

François Michel

François Michel (incisione conservata presso la Bibliothèque nationale de France, Parigi)

 

François Michel era un maniscalco (l’artigiano che ferra i cavalli) di Salon, la città della Provenza (nel sud della Francia) in cui aveva trascorso la maggior parte della sua vita l’astrologo e sedicente profeta Nostradamus.

Ebbene, alla fine del 1696, Michel disse di aver avuto, nei pressi di una cappella di campagna, tra gli alberi, un’apparizione (seguita poi da alcune altre di sollecito), che gli ingiungeva di recarsi dal sovrano all’epoca regnante, Luigi XIV, per comunicargli quello che nelle fonti dell'epoca viene espressamente definito come un “segreto” (ad esempio, ripetutamente, nelle Annales de la Cour et de Paris, pour les années 1697 et 1698, vol. II, Pierre Marteu, 1701, pp. 464-478). 

Le fonti sulla vicenda di François Michel (integralmente pubblicate nel volume dello storico Jean-Pierre Tennevin intitolato François Michel, de Salon-de-Provence [Éditions Marcel Petit, 1990] e successivamente studiate anche da Lucien Bély, professore di Storia Moderna dell’Università Sorbona di Parigi, nel libro Louis XIV, le fantôme et le maréchal-ferrant [Presses Universitaires de France, 2021]) sono contrastanti su numerosi dettagli, ma su un elemento c'è piena concordanza: François Michel raccontò che la figura a lui apparsa fosse un fantôme.

Cioè un (non meglio identificato) fantasma o spettro.

Per noi, oggi, tale elemento può risultare particolarmente bizzarro, ma bisogna contestualizzarlo storicamente. 

Michel e il fantasma

Incisione, raffigurante l'apparizione del fantasma a François Michel, pubblicata da Alexandre Dumas nel secondo volume del suo "Louis XIV et son siècle" (Éditeurs MM.  Dufour et Mulat, 1850, p. 387). 

All’epoca di François Michel, le apparizioni di anime beate o purganti erano ancora considerate perfettamente plausibili e ortodosse dal punto di vista religioso (si veda ad esempio l’opera – peraltro non priva di spirito critico - del cardinal Giovanni Bona De discretione spirituumBillaine, Parigi 1673). Abbiamo anzi visto, nella prima parte del presente studio, come ancora nel 1100 i racconti di presunte apparizioni di anime di defunti fossero più diffusi di quelli delle apparizioni della Madonna.

 

È quindi evidente come le forme delle apparizioni possano seguire mode e modelli e adeguarsi a ciò a cui la gente è disposta a dare credito in una data fase storica e in un dato luogo.

Lo spettro avrebbe detto a François Michel:

Tu andrai a trovare il tuo re e gli dirai, come segno della veridicità di questa visione, di ricordarsi ciò che gli capitò ventidue anni fa nella Foresta di Saint-German e che non ha mai voluto riferire a nessuno.
[Mercure historique et politique, gennaio 1697, tomo XXII, p. 534]

Premesso che non ci fu nessuna conferma da parte di Luigi XIV, quest'elemento costituisce però un'ulteriore puntuale analogia con la successiva vicenda di Thomas Martin, come è evidente.

È ignoto anche in cosa consistesse l'altro presunto segreto: il messaggio, da riferire al re, che costituiva lo scopo della missione di Michel.

 

 

Quel che è certo è che, dopo le disgrazie che colpirono Luigi XIV, il presunto messaggio venne trasformato nella più classica delle profezie di sventura post eventum (più esattamente, una punizione per gli scandali che il re aveva dato con le sue esibite infedeltà coniugali). Questa versione dei fatti è documentata per la prima volta in un'opera del 1782 (86 anni dopo l'"apparizione"):

Dallo scontro tra mille opinioni bizzarre risultò in seguito l'opinione che prese favore e che fu accreditata presso il Popolo: che Michel fosse andato ad annunciare a Luigi XIV, come Nathan a David, che Dio avrebbe tenuto in considerazione la penitenza che egli faceva allora, ma che, in espiazione dello scandalo che aveva dato alla sua gente nei giorni della sua giovinezza, avrebbe visto il suo potere tanto abbassato quanto allora era elevato; che la guerra e la fame avrebbero desolato i suoi Stati e che egli avrebbe assistito ai funerali di molti suoi discendenti, tra i quali a stento si sarebbe salvato un debole virgulto.

[M. l'Abbé Proyart, Vie du Dauphin, pere de Louis XV, vol. II, Berton, 1782, pp. 157-158]

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A La Salette, nel  1846, il tema dei segreti esordirà nelle apparizioni mariane.

 

 

In quel contesto, però, il segreto non sarà destinato al re, la cui figura aveva ormai inequivocabilmente e irrimediabilmente perso ogni legame con la sfera religiosa, come avremo modo di vedere.

Continua

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 22 agosto 2022 

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