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5. Caterina Labouré e le "apparizioni" di Rue du Bac (1830): le problematiche origini dell'apocalitticismo mariano moderno

di Marco Corvaglia

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Vai alla parte precedente (4):  Perché il legame tra "segreti" e "apparizioni" è nato proprio in Francia?

Caterina, i vincenziani e un'opposizione interna

Fronte della Medaglia Miracolosa
Figlia della Carità nell'Ottocento

Un esemplare della Medaglia coniata secondo le indicazioni di Caterina Labouré e l'immagine ottocentesca di una suora delle Figlie della Carità (tradizionalmente ma erroneamente identificata con Caterina).

Secondo la saggistica religiosa, come abbiamo più volte evidenziato, Rue du Bac segna l'inizio delle apparizioni mariane nelle forma oggi considerata più tipica, e cioè accompagnate da profezie apocalittiche (come Medjugorje).

 

Nello specifico, la letteratura devozionale presenta come un fatto acclarato che la protagonista del fenomeno, Caterina Labouré, suora del convento parigino di Rue du Bac delle Figlie della Carità di san Vincenzo de' Paoli, abbia preannunciato, nel 1830,  vari eventi tragici per la Francia.

 

Ad esempio, un noto sacerdote e saggista scrive che le predizioni da lei ricevute si sarebbero realizzate “punto per punto” [M. Stanzione, Caterina Labouré e la Medaglia Miracolosa di Maria, Gribaudi, 2014, p. 45].

Poche pagine dopo, però, evidenzia che “è attualmente impossibile fissare la forma esatta sotto la quale ella le ha pronunciate prima delle realizzazioni” [ivi, p. 60].

Le due affermazioni sono chiaramente in contraddizione, ma, quanto meno, con la seconda di esse, l'autore in questione ha fatto una parziale ammissione, molto difficile da trovare nei libri apologetici. 

All'interno della congregazione vincenziana c'è stata, comunque, anche una corrente scettica nei confronti di Caterina. Ne fu esponente di punta padre Pierre Coste.

Pierre Coste

Padre Pierre Coste

 

Padre Coste, dapprima archivista e poi Segretario generale dei Lazzaristi (Ordine, fondato anch'esso da san Vincenzo, che ha tra i suoi compiti la guida spirituale delle suore vincenziane), era uno stimato storico, avendo curato una monumentale raccolta di tutti gli scritti di Vincenzo de' Paoli e la più approfondita biografia mai scritta sullo stesso santo.  

Il 2 luglio 1930, mentre il processo di beatificazione di Caterina Labouré si avviava alla conclusione, padre Coste scriveva in una preoccupata lettera alla Congregazione dei Riti (oggi Congregazione per le Cause dei Santi):

Mi si dice che la causa di Suor Caterina Labouré sarebbe sul punto di riprendere e avrebbe delle possibilità di concludersi positivamente [...]. Me ne rammaricherei fortemente. Questa Figlia della Carità era di una virtù comune [...]. Le sue compagne di Reully non vedevano nulla di notevole nella sua virtù [...].
La sua parola non offre alcuna garanzia. Ha modificato le sue dichiarazioni, ha raccontato delle stravaganze, ha centrato le sue predizioni solo quando gli avvenimenti erano già un fatto compiuto, ha sempre fallito quando si è trattato di eventi futuri. Sono pronto a inviarvi i documenti se lo desiderate. 
[René Laurentin, Catherine Labouré et la Médaille Miraculeuse - Documents authentiques, Lethielleux, 1976, p. 35]

 

Non fu mai contattato: "Non essendogli stato chiesto di inviare discretamente le sue argomentazioni, come lui proponeva, le ha redatte solo per sé e per i Bollandisti in cinque memorie di diverso formato" [Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 2, Desclée de Brouwer, 1980, p. 24]. 

 

Questi studi critici di padre Coste, scritti a mano e a macchina, sono conservati negli archivi della Casa Madre della Congregazione della Missione (denominazione ufficiale dei Lazzaristi) a Parigi, sono tuttora inediti e, verosimilmente, tali resteranno (chi fosse interessato a saperne qualcosa di più può comunque fare riferimento ad un articolo, di chiaro sostegno alle posizioni di Coste, pubblicato nel 1999 da un altro lazzarista, padre Stafford Poole: Pierre Coste and Catherine Labouré: The Conflict of Historical Criticism and Popular Devotion, "Vincentian Heritage Journal", n. 2/1999,  pp. 253-299).

Laurentin, le fonti e l'agiografia 

Le fonti storiche primarie su Caterina Labouré e Rue du Bac sono state pubblicate in alcuni appositi repertori curati da padre René Laurentin, che si è distinto, tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, per aver raccolto, con una preziosa attività da documentarista, tutte le fonti (migliaia) anche su Lourdes e su Pointman.

Tuttavia, benché ambisse a presentarsi come uno storico e non come un apologeta, le sue ricostruzioni e analisi rimasero, perlopiù, agiografiche e acritiche.

 

Caterina Labouré

Caterina a 70 anni (particolare della pagina 337 del libro di padre Laurentin "Vie authentique de Catherine Labouré", vol. 1).  

Basti pensare che, nella sua biografia di Caterina Labouré, egli dedica ben sei pagine ad una particolareggiata analisi morfopsicologica (da lui definita "oggettiva" e "inconfutabile") che pretenderebbe di attestare "scientificamente" i lodevoli tratti psicologici e morali di Caterina tramite le caratteristiche del suo viso.

 

 

Lo stravagante esame, commissionato da Laurentin ad una cosiddetta morfopsicologa (madame Courtin), si basò "sull'unica foto mortuaria di Caterina" e sull'unica foto di Caterina vivente, scattata quando aveva 70 anni [cfr. Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 1,  Desclée de Brouwer, 1980, pp. 335-340]. 

Per inciso: a Laurentin si deve anche la grande visibilità ottenuta a livello internazionale dal fenomeno di Medjugorje (su cui egli iniziò a scrivere libri, tradotti in varie lingue, a partire dal 1984).

Ma passiamo ad esaminare le profezie che vengono attribuite a Caterina Labouré. 

​​Caterina ha predetto la Rivoluzione del luglio 1830 con tre mesi di anticipo?

​Una breve contestualizzazione storica è fondamentale per poter capire le vicende di cui Caterina fu protagonista.

Nel 1824 diventa re di Francia Carlo X. Quella francese è ormai una monarchia costituzionale, ma il nuovo sovrano, di tendenze conservatrici, è un nostalgico dell'assolutismo (poteri illimitati al re).

Sul piano religioso, Carlo X restaura la sacralità del proprio ruolo, sottoponendosi alla cerimonia dell’unzione con olio crismale (che, come abbiamo già evidenziato, il suo predecessore e fratello, Luigi XVIII, aveva evitato).

I cattolici francesi hanno quindi nuovamente un re aperto difensore della religione: un re cristianissimo, come nella tradizione.

Tuttavia, una rivoluzione, scoppiata il 27 luglio 1830, lo detronizzerà.

Secondo ciò che i libri devozionali riportano, Caterina Labouré avrebbe predetto questa rivoluzione sin dal precedente mese di aprile, grazie a delle visioni mistiche.

 

Vediamo come stanno le cose.

La tensione e la preoccupazione iniziano a serpeggiare nel Paese almeno dal 2 marzo 1830, quando Carlo X, nel suo Discorso del Trono, dichiara pubblicamente l'intenzione di marginalizzare il ruolo del Parlamento, lasciando intendere di essere pronto a usare la forza, se necessario.

Il giorno dopo, il quotidiano di opposizione Le National commenta, a pagina 2 (col. 2): "tutti si dicono che, se l'audacia delle azioni corrisponde all'audacia delle parole, bisogna aspettarsi i più funesti avvenimenti".

Le National, 3 marzo 1830
Le National, 3 marzo 1830

Le National del 3 marzo 1830 (Bibliothèque nationale de France, Parigi)

 

 

Alla fine di aprile, Caterina Labouré (nata da famiglia contadina ma economicamente agiata e orfana di madre dall'età infantile) entra per il periodo del noviziato (o "seminario") nella casa madre delle Figlie della Carità, sita in Rue du Bac a Parigi.

Appena quattro giorni dopo, Caterina vive una grande emozione: le reliquie di san Vincenzo de’ Paoli vengono traslate, alla presenza di re Carlo X, nella cappella dei Lazzaristi, vicina al convento.

Alla cappella delle suore di Rue du Bac viene invece assegnato un piccolo reliquiario contenente solo "un osso del braccio destro di San Vincenzo" [20 ottobre 1896 - Première déposition de Sœur Émilie Pineau, in Laurentin, Procès de Catherine, Lethielleux, 1979, p. 211].

Secondo la versione riportata in tutti i libri devozionali, nei giorni immediatamente successivi Caterina avrebbe prodigiosamente visto (al di sopra del reliquiario contenente l'osso) il cuore di san Vincenzo, in parte di colore nerastro, che faceva presagire grandi sciagure per la Francia, che si sarebbero concretizzate con la rivoluzione scoppiata tre mesi dopo.

 

 

Ebbene, qui cominciano i problemi: il più antico documento esistente non colloca tali visioni ad aprile, ma nel successivo mese di luglio, e specifica che Caterina ne parlò (con il direttore spirituale padre Aladel) solo il giorno prima dello scoppio della rivoluzione (quindi, il 26 luglio).

Come si spiega questa discordanza? Qual è la versione veritiera?

È necessario fornire un chiarimento in merito alla documentazione esistente su Rue du Bac.

Laurentin constata a tale proposito: 

 

Nessuna testimonianza, nessun racconto è stato conservato fino al mese di agosto 1833. Ciò che è stato detto non ha lasciato tracce.
[Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit.p. 28]

 

 

Cosa succede ad agosto del 1833?

Padre Charles-François Lamboley, consigliere del Superiore generale della Congregazione della Missione, stila una relazione (basata sicuramente sul racconto di Aladel, cappellano e confessore delle Figlie della Carità di Rue du Bac, ma non si sa se derivante direttamente da lui), in merito alle vicende mistiche della suora vincenziana (il testo è in spagnolo perché Lamboley, che ha vissuto in Spagna per circa vent'anni, vuole informare sui fatti i confratelli di quel Paese).

 

Nel documento (che chiameremo relazione Lamboley) si fa riferimento, nei seguenti termini, alle visioni del "cuore nerastro":

 

Durante tutta l’ottava della festa di San Vincenzo de’ Paoli, nel mese di luglio del 1830, una persona vide sull’urna che conteneva la sua reliquia ed era esposta solennemente, il cuore di questo grande Santo, a grandezza naturale, rosso e un po’ nerastro. Ella lo vedeva tutte le volte che andava in Chiesa […]. Interiormente, le fu detto che il cuore di san Vincenzo era profondamente afflitto alla vista dei mali che stavano per riversarsi sulla Francia. [...]
Questa persona andò a trovare il suo Direttore l’ultimo giorno dell’ottava e gli comunicò la sua visione: il Direttore, temendo che si trattasse di un effetto dell’immaginazione di quella persona, non vi diede peso e non vi attribuì alcuna importanza…
[Noticia del origen de la medalla de la Virgen S.ma​, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 187-188]

La festa di san Vincenzo de’ Paoli (fino alla riforma del calendario liturgico del 1969) era celebrata il 19 luglio. Quindi l’ultimo giorno dell’ottava ("periodo di sette giorni che segue a una festività religiosa, di cui è un prolungamento", come definito dal dizionario Treccani) è, come abbiamo accennato, il 26 luglio.

 

 

Ebbene, il 26 luglio fu proprio il giorno in cui si seppe che Carlo X aveva fatto ciò che da alcuni mesi si temeva: una sorta di colpo di stato.    

Infatti, quella mattina il quotidiano Le Moniteur Universel, organo ufficiale del governo francese, pubblicò i decreti del 25 luglio 1830 con cui il re sospendeva la libertà di stampa, scioglieva la Camera dei deputati appena eletta (in maggioranza a lui ostile) e indiceva nuove elezioni con un sistema elettorale da lui imposto, che limitava il suffragio (favorendo la fazione a lui più vicina).

Le Moniteur Universel, 26 luglio 1830
Le Moniteur Universel, 26 luglio 18302

Le Moniteur Universel del 26 luglio 1830 (Bibliothèque nationale de France, Parigi)

La miccia di quella che, non a caso, sarà chiamata la Seconda rivoluzione francese era stata inesorabilmente innescata.  

Era solo questione di ore. 

 

Visione del Cuore di San Vincenzo

Litografia del dipinto di Lecerf "Visione del Cuore di San Vincenzo" (1835)

All'inizio del 1835, padre Aladel chiede al pittore Lecerf di realizzare un dipinto intitolato "Visione del Cuore di San Vincenzo". Una litografia del dipinto, realizzata poco dopo dalla stamperia Becquet, è accompagnata da una didascalia che colloca le visioni del cuore, da parte di "una suora del Seminario delle Figlie della Carità", a luglio 1830, tutti i giorni dell'ottava della festa di san Vincenzo, "fino al 26 incluso" [cfr. Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 231].

 

 

Caterina, molti anni dopo, il 7 febbraio 1856, in una memoria scritta su richiesta del suo confessore (padre Aladel o, più probabilmente, il nuovo confessore padre Chinchon), collocherà però le luttuose visioni del cuore di san Vincenzo ad aprile del 1830, subito dopo la traslazione delle reliquie [cfr. 7 febbraio 1856 - Récit autographe de Sœur Catherine sur la vision du Cœur de St. Vincent et la première apparition de la Vierge, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 334-338].

Nove anni dopo, Aladel di fatto contraddirà Caterina, ribadendo la collocazione cronologica originariamente nota:

Era la vigilia dei gravi avvenimenti del luglio 1830, delle grandi sventure ci minacciavano. [...] Il cuore di san Vincenzo apparve scuro, si rivestì di un colore che non è quello della vita. 
[23 aprile 1865 - Dernière conférence de Monsieur Jean-Marie Aladel aux Filles de la Charité, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 339]

 

 

Il Superiore generale dei Lazzaristi, Jean-Baptiste Étienne (che si rifaceva a quanto riferitogli da Aladel), rievocando le visioni della suora vincenziana, scriverà [sottolineatura mia]:

Si usava allora in questa Casa Madre, e lo si fa tuttora, esporre nella cappella della struttura un Reliquiario, contenente un'insigne Reliquia di San Vincenzo, durante tutta l'Ottava della sua Festa. Una giovane Suora del Seminario vide su questo Reliquiario con religioso sbigottimento un cuore rosso ma di un rosso scuro e mesto.  
[4 agosto 1870 - Circulaire du Père Étienne à la Congrégation de la Mission, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 340]

 

 

Non si sa quando Étienne sia stato informato da Aladel sulla visione del cuore, ma lui stesso dichiarerà di aver ricevuto da Aladel delle confidenze sulle esperienze mistiche di Caterina (segnatamente sulla visione della medaglia) già nel 1830 [cfr. 19 febbraio 1836 - Deuxième séance de l'enquête "Quentin". Déposition de Monsieur Jean-Baptiste Etienne, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 240].

Come Laurentin risolverà il contrasto fra le fonti?

Lo farà scrivendo:

Il suo confessore e Padre Étienne hanno datato queste visioni, per confusione, in luglio, in concomitanza con la festa (e non con la traslazione delle reliquie) di Monsignor Vincenzo. 
[Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 1, cit., p. 75]

 

In realtà, non esiste nessun elemento obiettivo che giustifichi la conclusione che Aladel ed Étienne si siano confusi, a meno che non si parta per principio dal presupposto che le cose stiano come dichiarato da Caterina solamente nel 1856.

 

 

Lo stesso Laurentin, in altre pagine, lo ammette, per quanto velatamente. Scrive, infatti, riguardo alla visione del cuore di san Vincenzo:

 

Numerosi testimoni [...], con Étienne-Aladel, la collocano durante l'ottava della festa di Monsignor Vincenzo (18-25 luglio*), mentre bisogna collocarla, secondo Caterina, durante la traslazione dal 24 al 30 aprile.
[Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 2, cit., p. 171. *In realtà, l'ottava della festa di san Vincenzo copre il periodo 19-26 luglio, come del resto lo stesso Laurentin scrive correttamente nelle pagine 144 e 145 dello stesso tomo.]

Gli altri libri apologetici non fanno però nemmeno questa velata ammissione. Per questi, non esiste nessun dubbio o problema da risolvere: il racconto di Caterina risale ad aprile. 

Peraltro, i rischi che Carlo X correva erano chiari sin da marzo.

Infatti, il 17 marzo 1830, l'ultrarealista visconte Sosthène de la Rochefoucauld, in una lettera privata, implorava l'amico re Carlo X di fermarsi:

[L'opinione pubblica] è un torrente pericoloso al quale è necessario imporre delle dighe ma che è del tutto impossibile far tornare alla sua sorgente. I re sono uomini, maestà: a loro pesa dire che si sono sbagliati. Siate più che un uomo, più che un re, e abbiate il coraggio di fermarvi davanti all'abisso scavato sotto i gradini del vostro trono.
[Imbert De Saint-Amand, La Duchesse de Berry et la Révolution de 1830, Dentu, Parigi 1889, pp. 36-37]

Caterina ha predetto la Rivoluzione del luglio 1830 con 51 giorni di anticipo?

Il 6 giugno 1830, festa della Trinità, durante la messa nella cappella, Caterina avrebbe visto nell'ostia “Nostro Signore […] come un Re […] spogliato di tutti i suoi ornamenti”, e, rievocando l'esperienza, spiegò: “ho avuto l’idea che il Re della terra sarebbe perduto (cioè detronizzato) e spogliato dei suoi abiti regali” [Laurentin, Caterina Labouré, Mimep-Docete, 2010, p. 55]. 

 

In sostanza, la visione creerebbe un parallelismo tra l’assolutista Carlo X e Gesù, fornendo così un presagio della rivoluzione con cui, come abbiamo detto, il re sarà rovesciato (il suo posto sarà preso da Luigi Filippo, della dinastia d'Orléans, di spirito laico e considerato di idee alquanto liberali: era stato addirittura simpatizzante della Rivoluzione del 1789, durante la quale era soprannominato Filippo Uguaglianza). 

 

Quella di Caterina fu quindi una profezia avverata?  

 

La letteratura religiosa pensa decisamente di sì:

 

Leggendo gli storici, sembra che la rivoluzione di luglio sia stata improvvisa e che non fosse prevedibile nel mese precedente; se certuni potevano prevedere delle sommosse e un cambiamento di governo, assai pochi si aspettavano un cambiamento di dinastia. 
[Jean Guitton, La medaglia miracolosa. Il segno della misericordia a Rue du Bac, San Paolo, 2015, p. 40]

Quello che oggi ci si dimentica sistematicamente di dire è che Caterina risulta aver fatto per la prima volta menzione di questa visione del re spogliato solo 26 anni dopo i fatti (nella stessa, già citata, memoria in cui collocò ad aprile le visioni del cuore).

La curatrice di quella che fu di fatto la prima biografia di Caterina, suor de Geoffre, addetta al Segretariato generale delle Figlie della Carità, faceva a tal proposito correttamente ricorso ad una trasparente premessa condizionale: 

Se crediamo alle note che Suor Caterina scrisse più tardi per ordine di Padre Aladel, l'umile novizia, durante tutto il tempo del suo Seminario, godé in maniera manifesta della vista di Colui la cui presenza si nasconde ai nostri sensi nel sacramento del suo amore.  
[1° gennaio 1878 - Notice nécrologique de Sœur Catherine Labouré rédigée par Sœur Marie-Anne-Françoise de Geoffre, in Laurentin, Procès de Catherine, cit., p. 79]

Caterina ha predetto la Rivoluzione del luglio 1830 con nove giorni di anticipo?

Ecco ora un altro importante episodio raccontato da Caterina: una prima apparizione della Madonna (con funeste profezie).

Seguiamo la ricostruzione di padre René Laurentin, che riporta anche le parole scritte dalla mistica nel già più volte citato documento del 7 febbraio 1856:

 

È proprio suor Marta [la direttrice delle novizie, MCche impartisce l'istruzione in Seminario, la sera del 18 luglio, vigilia della festa di San Vincenzo. Ella evoca con calore la pietà del Fondatore verso la Vergine Maria. Caterina beve le sue parole. […] Ed eccola trasportata da un nuovo slancio:
 
Mi sono coricata con (…) il pensiero che, questa stessa notte, avrei visto la Buona Madre. Era tanto tempo che desideravo vederla.
Suor Marta ha fatto un regalo alle novizie: un pezzettino di tunica (una specie di cotta) che un tempo portava San Vincenzo. Prima di addormentarsi a Caterina venne un’idea folle. Taglia in due il piccolo lembo di stoffa e, dice lei stessa, senza incertezze:
 
L’ho ingoiato e mi sono addormentata con il pensiero che Monsignor Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Santa Vergine
[Laurentin, Caterina Labouré, cit., pp. 57-58]

 

Caterina scriverà di essere stata svegliata da un angelo nel corso della notte e di essere stata condotta nella cappella, dove si sarebbe palesata la Madonna “su di una poltrona uguale a quella di S. Anna” [ivi, p. 60].

Questa singolare affermazione merita un approfondimento.

Sant'Anna insegna a leggere a Maria bambina

Il dipinto presente nella cappella di Rue du Bac che raffigura il motivo, ricorrente nella pittura sette-ottocentesca, di sant'Anna che insegna a leggere a Maria bambina (immagine tratta da Laurentin, "Catherine Labouré... - Documents authentiques", cit., p. 139).

Caterina si riferisce a un dipinto, posto sopra il reliquiario di san Vincenzo, in cui era raffigurata sant’Anna (considerata la mamma della Madonna da una tradizione cristiana basata sui vangeli apocrifi), seduta su una poltrona, con Maria bambina davanti a sé.

Caterina asserisce di aver messo "le mani appoggiate sulle ginocchia della Santa Vergine" [Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 61], assumendo quindi la stessa posizione che, nel dipinto, assumeva Maria bambina nei confronti della madre.

 

Che cosa avrebbe detto la Madonna in quell'occasione?

 

 

"I tempi sono molto brutti. Le disgrazie si riverseranno sulla Francia. Il Trono sarà rovesciato” [30 ottobre 1876 - Deux récits autographes de Sœur Catherine in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 353-354].

E inoltre – riferirà Caterina - “parecchie cose che non devo dire sul modo di comportarmi nelle mie difficoltà future" [7 febbraio 1856 - Récit autographe de Sœur Catherine, in Laurentin, Catherine Labouré... -  Documents authentiques, cit., p. 337].

 

Profezie di sventura (per una parte politica) e segreti personali, quindi.

Tuttavia, Caterina non risulta aver mai fatto menzione a nessuno di quest'apparizione e dei relativi "messaggi" prima del 1856. In quell'anno scrisse un primo resoconto, che divenne più particolareggiato nel 1876. Quarantasei anni dopo i fatti da lei raccontati. 

Padre Aladel continua a non credere a Caterina fino a quando...

Il 27 luglio 1830 scoppia la rivoluzione con cui re Carlo X verrà detronizzato.

 

Secondo la relazione Lamboley, a questo punto il confessore avrebbe cominciato a credere a Caterina, ripensando alla profezia del “cuore nerastro” che la suora gli aveva riferito il giorno precedente:

 

Quando il giorno dopo scoppiò la Rivoluzione a Parigi, il Direttore a cui era stata fatta la comunicazione si ricordò con commozione tutto ciò che gli era stato detto prima degli ultimi avvenimenti. 
[Noticia del origen de la medalla de la Virgen S.ma, in Laurentin, Catherine Labouré... -​ Documents authentiques, cit., p. 188]

 

 

In realtà (e questo è un punto decisivo) le cose non possono stare così, perché padre Aladel, ancora per un paio d'anni, non diede molto peso a ciò che diceva Caterina: segno inequivocabile del fatto che, in realtà, la suora non gli aveva comunicato nessuna profezia tale da indurlo a giudicare credibili le sue parole.  

 

Infatti, a fine novembre 1830 Caterina riferirà, al solo padre Aladel, che la Madonna aveva chiesto di far coniare una medaglietta, perché fosse diffusa tra i fedeli.

 

Ebbene, Aladel rimarrà a lungo indifferente di fronte a questa presunta richiesta della Madonna. 

Ce lo testimonierà lui stesso, nel 1834, quando, dopo il conio della medaglietta, pubblicherà, con il permesso di Caterina (che gli chiese però di non divulgare il suo nome, che, a quanto risulta, cominciò ad essere noto fra le consorelle solo a partire dagli anni Cinquanta dell'Ottocento), la Notizia storica sull'origine e gli effetti di una Nuova Medaglia... conosciuta generalmente sotto il nome di Medaglia Miracolosa (si susseguiranno undici edizioni in varie lingue in soli otto anni).

Nella Notizia padre Aladel scrive espressamente di aver considerato il racconto della suora in merito alla medaglia, a fine 1830, "come il solo effetto dell'immaginazione", e aggiunge:

 

Sei o sette mesi dopo, essendosi ripetuta la visione nella medesima maniera, la suora ritenne ancora di dovermene rendere conto, ma io non vi attribuii più importanza della prima volta e la congedai nello stesso modo.
Infine, dopo un altro intervallo di sei o sette mesi, ella vide e sentì le stesse cose, ma la voce aggiunse che la Santa Vergine non era affatto contenta del fatto che si trascurasse in questo modo di far coniare la medaglia.
Questa volta, pur senza manifestarlo, non mancai di fare una certa attenzione, soprattutto per a paura di dispiacere a quella che la Chiesa chiama, a giusto titolo, il rifugio dei peccatori. D'altro canto, impedito dalla mia prima opinione che tutto ciò non fosse altro che illusione e il semplice effetto della sua immaginazione ingannata, presto non ci pensai più.
Passarono così diverse settimane, quando ebbi l'occasione di vedere monsignor Arcivescovo: la conversazione mi diede l'opportunità di comunicare tutti questi dettagli al venerabile Prelato, che mi disse di non avere nulla in contrario alla realizzazione di questa medaglia...
[(J. Aladel), Notice historique sur l'origine et les effets d'une Nouvelle Médaille..., E.-J. Bailly, Parigi 1834, pp. 8-9; la Notice di Aladel è pubblicata anche in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 217-222]

 

Nel giugno 1832, vedono la luce i primi 1500 esemplari di quella medaglia che ben presto comincerà ad essere comunemente definita “miracolosa” (nel 1835 il totale degli esemplari prodotti ammonterà a un milione, con richieste da tutto il mondo e in vertiginoso aumento).

Sarà solo per questo che Aladel comincerà a credere alle visioni raccontate da Caterina, che nel frattempo era stata trasferita in quella che rimarrà la sua sede definitiva: l'ospizio d'Enghien, gestito dalle suore a Reully, alla periferia di Parigi.

L'amnesia di Caterina

 

Nel 1836 l’arcivescovo di Parigi, Hyacinthe-Louis de Quelen, decide di condurre un'inchiesta canonica sull'origine e gli effetti della medaglia (ne affida l'incarico al vicario generale dell'arcidiocesi, padre Quentin).

De Quelen chiede di poter parlare con la suora, “anche con il viso coperto” [Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 97], se lei così desidera.

Questo non sarà però possibile, perché, come Aladel dichiarerà nella sua deposizione nel corso dell'inchiesta, "ora questa Suora non ricorda quasi nessuna circostanza della visione” [16 febbraio 1836 - Première séance de l'enquête canonique "Quentin". Première déposition de Monsieur J.M. Aladel, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 238].

 

 

Lo stesso Laurentin si domanda, a proposito di quest’amnesia:

Era provvidenziale, patologica o diplomatica? L’argomentazione che si è tratta è tanto più sconcertante oggi, che Caterina ha ritrovato la memoria, ogni volta che ha dovuto spiegarsi. Molto più, ella ha potuto scrivere tanto tempo dopo, nel 1841 [si tratta di resoconti in cui Caterina fa riferimento solo all'apparizione della medaglia, MC], 1856 e 1876, dei racconti dettagliati delle apparizioni.
[Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 98]

 

Laurentin propende per l'ipotesi dell'amnesia “diplomatica”: Caterina avrebbe così preservato la propria riservatezza.

 

 

È però difficile conciliare l'immagine della suora umile (come è prevalentemente descritta Caterina nelle testimonianze del processo) con quella della suora che con un sotterfugio sceglie di non obbedire al suo vescovo, il quale, peraltro, le aveva comunque garantito la riservatezza.

Forse bisognerebbe indagare su un altro piano, menzionato ma non realmente considerato da Laurentin.

 

Consideriamo una stranezza, confrontando due racconti di Caterina.

 

Nel 1841 la suora scrive, a proposito dell'apparizione del 27 novembre 1830 (quella legata alla richiesta della medaglia):

 

La vigilia della prima domenica d'Avvento la nostra buona Madre Marta ci parlò in maniera così bella della devozione ai Santi e alla Madonna. Ciò mi diede un così grande desiderio di vedere la Madonna che pensai che lei mi avrebbe fatto questa grazia. [...]
​All'improvviso mi è sembrato di sentire un rumore come il fruscio di un vestito di seta che veniva dal lato del matroneo. Gettando uno sguardo di là ho visto la Madonna vicino al quadro di San Giuseppe... 
[15 agosto 1841 - Trois relations autographes de Catherine Labouré, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 291]

 

 

​Nel 1856 Caterina scrive, a proposito di un'altra apparizione della Madonna, quella del 18 luglio 1830, di cui, sino a quel momento, non risulta aver mai parlato con nessuno:

 

Venne la festa di San Vincenzo, alla vigilia della quale la nostra buona Madre Marta ci parlò della devozione ai Santi e in particolare della devozione alla Madonna. Ciò mi ha dato un [tale] desiderio di vedere la Madonna che mi sono coricata con il pensiero che questa stessa notte avrei visto la mia buona Madre [...].​
Sentii come un rumore, come il fruscio di un vestito di seta, che veniva dal lato del matroneo, vicino al quadro di San Giuseppe...
[7 febbraio 1856 - Récit autographe de Sœur Catherine sur la vision du Cœur de St. Vincent et la première apparition de la Vierge, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 336-337]

 

 

Si sono davvero verificati due eventi così simili, anche per quanto riguarda l'elemento precursore (il discorso di suor Marta)?

Caterina ha fatto confusione tra due esperienze da lei realmente vissute?

Caterina ha inventato deliberatamente ma con poca fantasia i due episodi?

O si tratta di fantasie nate involontariamente da altre fantasie, per una patologia della memoria?

Ciascuno può scegliere la risposta che preferisce, ma l'ultima ipotesi spiegherebbe molte cose.

In ambito neurologico, la confabulazione "consiste nella falsificazione involontaria della memoria in presenza di coscienza integra" [cfr. Disturbi della memoria (Confabulazione), in C. Angelini, L. Battistin, Neurologia clinica, Società Editrice Esculapio, 2022, p. 158]. 

La confabulazione ha un legame con l'amnesia comunemente intesa, in quanto, "il malato colma lacune di memoria con invenzioni fantastiche e mutevoli, oppure trasforma in modo non intenzionale i contenuti della memoria stessa" [Confabulazione, Dizionario di Medicina Treccani].

Quel che è certo è che una sorprendente caratteristica dei racconti mistici di Caterina è il riproporsi di elementi analoghi a quelli già presenti nella sua memoria, talvolta con mutazioni nel corso del tempo.

Caterina e i due diversi resoconti dell'apparizione della medaglia

Madonna Immacolata di Fain-les-Moutiers
Medaglia.webp

In sequenza: il dipinto presente nella cappella che era stata fatta restaurare dalla famiglia Labouré quando Caterina era molto giovane e una delle prime medagliette coniate dall'orefice Vachette nel 1832 secondo le richieste di Caterina (le immagini sono presenti in Laurentin, "Catherine Labouré... - Documents authentiques", cit., pp. 111 e 63].

Nella chiesa del villaggio natale di Caterina (Fain-les-Moutier) è presente una cappella in cui si trova un quadro dell’Immacolata Concezione, con le braccia aperte e le palme delle mani rivolte verso l’esterno, davanti al quale Caterina, da ragazza, usava pregare a lungo (dipinti e statue dell'Immacolata Concezione erano già diffusi ben prima della proclamazione del relativo dogma nel 1854).

Vediamo, tramite il verbale della deposizione fatta da padre Aladel alla commissione d'inchiesta diocesana sull'origine della medaglia, che cosa Caterina gli aveva detto nel 1830. La giovane suora gli disse di aver avuto la visione di

 

... un dipinto che rappresentava la Madonna come è di solito rappresentata con il titolo di Immacolata Concezione; la Madonna era in piedi [...], con le due braccia tese: ella vedeva come dei diamanti nelle sue due mani da cui uscivano dei fasci di raggi luminosi che si dirigevano verso la terra, ma con più abbondanza su un punto: allora ella credette di sentire una voce che le diceva: questi raggi sono il simbolo delle grazie che Maria ottiene agli uomini, e il punto verso il quale essi scendono più abbondantemente è la Francia. [...]
Ella credette di di sentire la voce che le diceva: è necessario far coniare una medaglia su questo modello...".
[16 febbraio 1836 - Première séance de l'enquête canonique "Quentin". Première déposition de Monsieur J.M. Aladel, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 235-236; cfr. le analoghe dichiarazioni di padre Aladel nella Notice historique sur l'origine et les effets d'une Nouvelle Médaille..., cit., pp. 7 e 8 nota 1]

La medaglietta venne quindi realizzata rappresentando il mondo sotto i piedi della Madonna.

Nel 1841 si verifica, però, un fatto sorprendente.

 

 

Caterina mette per iscritto un suo resoconto autografo della suddetta apparizione e inserisce uno strano particolare, non noto fino a quel momento: la Madonna, oltre ad avere "sotto i piedi una sfera bianca", aveva "una sfera fra le mani, che rappresentava il globo [terrestre]" [15 agosto 1841 - Trois relations autographes de Catherine Labouré, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 292-293].

Gli studiosi con approccio apologetico hanno formulato varie ipotesi per giustificare la stranezza dei due globi e la contraddizione tra la descrizione del 1830 e quella del 1841.

C'è stato chi ha pensato che Caterina volesse riferirsi a due apparizioni diverse (una con il globo sotto i piedi e l'altra con il globo in mano), ma questo significherebbe che la Madonna avrebbe chiesto il conio di una medaglia, presentando due modelli contrastanti!

 

 

C'è stato chi ha pensato a due scene (o fasi) diverse della stessa apparizione. Questa è divenuta la "soluzione classica" [cfr. Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 74].

 

 

Lo stesso Laurentin ammette però che queste due ipotesi "mancano di ogni fondamento o indizio testuale. Esse [...] sembrano derivare solo dalla preoccupazione di conciliare tutto" [Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré , vol. 2, cit., p. 183].

 

 

Infatti Caterina, nel suo sorprendente resoconto del 1841, lascia chiaramente intendere che i due globi fossero presenti contemporaneamente.

 

 

Tant'è vero che nel 1876 la Superiora suor Dufès farà realizzare, secondo la volontà di Caterina, una statua della Vergine con i due globi: uno tra le mani e un altro (o, meglio, la sommità di un altro) sotto i piedi (si veda l'immagine seguente, tratta da Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 1, cit., p. 267).

​​

Madonna con il globo, Reully

 

Da notare che, quando Caterina nel 1841 aveva iniziato a parlare del globo tra le mani, fu Aladel stesso a far eseguire al pittore Letaille un bozzetto proprio secondo quel modello [cfr. 1841 - Premier croquis de la Vierge au globe, réalisé par Letaille selon les informations données par Sœur Catherine, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., pp. 300-301]. L'elemento gli era evidentemente risultato nuovo.

Bozzetto

Il bozzetto fatto realizzare da padre Aladel nel 1841 (immagine tratta da Laurentin "Catherine Labouré... - Documents authentiques", cit.,  p. 77).

 

 

Sembra comunque che Caterina abbia continuato a rilasciare dichiarazioni contraddittorie sulla questione dei globi, anche dopo il 1841. 

Abbiamo infatti due preziose deposizioni. La prima è del padre lazzarista Jules-Charles Chevalier, che frequentò Caterina nei suoi ultimi dieci anni di vita (1866-1876), raccogliendone le confidenze. Al processo di beatificazione, Chevalier dichiarerà:

 

Non mi spiego perché Mons. Aladel ha soppresso il globo che la Serva di Dio mi ha sempre detto di aver visto tra le mani della Madonna. So anche che Caterina si è lamentata con lo stesso Mons. Aladel.
[17 giugno 1896 - Deuxième déposition de J. Chevalier, in Laurentin, Procès de Catherine, cit., p. 201]

 

Se Caterina ha detto questo, ha di fatto accusato l'allora defunto padre Aladel (era morto nel 1865) di aver mentito davanti alla commissione d'inchiesta diocesana nella sua precisa deposizione del 16 febbraio 1836, su riportata, in cui non fece menzione del globo tra le mani. 

Ancora diversa (e più vicina alla versione originaria del 1830) la versione che Caterina fornì a colui che fu il suo confessore dal 1851 al 1875, padre Jules-Auguste Chinchon, il quale effettuò la seguente deposizione:

Suor Caterina lamentava che la Medaglia miracolosa, per come era stata coniata, non rappresentava esattamente l'atteggiamento che aveva la Madonna durante la sua apparizione. La Madonna le era apparsa con le mani stese al di sopra di un globo che era come ai suoi piedi e un po' in avanti [les mains étendues au-dessus d'un globe qui était comme à ses pieds et un peu en avant]. Io le rispondevo che Mons. Aladel aveva senza dubbio giudicato impossibile riprodurre quest'atteggiamento su una medaglia e che lo si era fatto nella maniera che più si avvicinava alla verità.
[19 gennaio 1897 - Deuxième déposition de J. A. Chinchon, in Laurentin, Procès de Catherine, cit., p. 219]

 

Le origini dei globi...

 

Come evidenziato in uno studio del padre lazzarista Angelo Zangari, la raffigurazione dell'Immacolata con i piedi sul globo era già diffusa e tradizionale a partire dal 1600: si trattò dell'estensione alla Madonna di un'iconografia sin dal IV-V secolo riservata al Cristo (seduto sul globo o con il globo sotto i piedi) [cfr. A. Zangari, Simbologia della Medaglia Miracolosa, Stringa, 1976, pp. 148 e 153]. 

Nell'arte cristiana, sin dal Medioevo, esistono poi diverse rappresentazioni di Gesù Bambino che regge in mano il globo, stando in braccio alla Madonna.

 

 

Si trattava di un'iconografia ben nota a Caterina, in quanto nel convento di Chatillon, dove lei aveva trascorso i primi mesi del suo noviziato, era presente proprio una statua di questo tipo.

Gesù Bambino regge il globo, in braccio alla Madonna

La statua che ritrae la Madonna con Gesù Bambino, il quale regge il globo tra le mani, presente nel convento di Chatillon, dove Caterina aveva iniziato il suo noviziato (immagine tratta da Laurentin, "Vie authentique de Catherine Labouré" , vol. 1, cit., p. 51). 

Nell'arte cristiana, la Madonna era anche talvolta rappresentata mentre reggeva il globo insieme a Gesù Bambino o mentre reggeva con un braccio il globo e con l'altro il piccolo Gesù [cfr. Zangari, Simbologia della Medaglia Miracolosa, cit., pp. 151-152].

La Madonna con il globo tra le mani e senza Gesù Bambino rappresenta invece una variante senza precedenti attestati.

 

Possiamo però fare un ulteriore passo. Perché gli artisti cristiani avevano iniziato a far ricorso alla simbologia del globo? 

 

 

Essi trassero tale simbologia dall'antica Roma.

 

 

Sono innumerevoli le monete romane che raffigurano dèi (soprattutto Giove, Nettuno o la Vittoria) o imperatori con l'orbis terrarum (il mondo) sotto i piedi o tra le mani, come attributo del loro potere.

Denario romano del primo sec. a. C.

Denario romano risalente al 31-30 a.C.: sul recto la Vittoria e sul rovescio Ottaviano con il piede destro sul mondo.

Aureo di Augusto

Aureo romano del 27 a.C. circa: sul recto la testa di Ottaviano Augusto e sul rovescio la Vittoria in piedi sul mondo.

Denario di Domiziano

Denario romano della fine del I secolo d.C.: sul recto l'imperatore Domiziano e sul rovescio suo figlio (morto in tenera età e divinizzato) seduto sul mondo e circondato dalle sette stelle dell'Orsa maggiore. 

Aureo di Marco Aurelio

Aureo romano del 161 d.C.: sul recto l'imperatore Marco Aurelio e sul rovescio la dea Provvidenza con il globo terrestre nella mano destra.

Le origini dei cuori e del monogramma...

Retro della Medaglia Miracolosa

Il retro di un esemplare della Medaglia coniata secondo le indicazioni di Caterina Labouré.

 

 

Sul retro della medaglietta, secondo quanto riferito da padre Aladel, Caterina disse di aver visto "il monogramma del nome della Madonna composto dalla lettera M sormontata da una Croce e, in basso, i due cuori di Gesù e di Maria, che ella distinse perché uno era contornato da una Corona di spine e l'altro trapassato da una spada" [16 febbraio 1836 - Première séance de l'enquête canonique "Quentin". Première déposition de Monsieur J.M. Aladel, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 236].

Qual è l'origine di queste immagini?

 

La devozione verso il cuore di Gesù e, in seguito, verso il cuore della Madonna era nata tra il 1500 e il 1600. A un certo punto, l'iconografia religiosa iniziò a rappresentare i due cuori insieme.

 

 

Come osserva padre Zangari, dal 1600 al 1700 il cuore della Madonna viene rappresentato "trafitto da una o più spade, fino a sette, con o senza monogramma del nome di Maria", mentre "dopo il 1750 s'afferma il tipo, che diverrà tradizionale: due Cuori poco discosti l'un dall'altro, con fiamme: quello di Gesù circondato al centro dalla corona di spine; quello di Maria trapassato dalla spada" [Zangari, Simbologia della Medaglia Miracolosa, cit., pp. 134-136].

 

Sacro Cuore di Maria
Medaglione Comunione Generale 1756

In sequenza: una delle tante immagini del Sacro Cuore di Maria antecedenti al racconto di Caterina e il medaglione coniato per la grandiosa Comunione Generale celebrata al Colosseo il 19 settembre 1756. Sul retro sono visibili i principali elementi che Caterina dirà di aver visto sul retro della Medaglia richiestale dalla Madonna: i due cuori, la M (in questo caso, sul cuore della Madonna e non al di sopra dei due cuori), e in alto la croce. Le immagini sono tratte dalle pagine 134 e 136 del testo di padre Zangari. 

 

Come si è visto, le immagini proposte da Caterina sono sempre tratte dall'iconografia diffusa alla sua epoca e, anche quando sono presenti elementi apparentemente nuovi (il globo tra le mani della Madonna o la visione del cuore di un santo), si tratta di variazioni su temi già noti. 

Caterina e il racconto di un'anonima suora della Visitazione 

Può essere interessante riportare brevemente una vicenda di cui Caterina, in quanto suora, aveva presumibilmente conoscenza e che aveva riguardato la visione di un cuore e la realizzazione e diffusione di un'immaginetta sacra.

 

 

Infatti, nel 1787, in un altro convento francese, una suora dell'Ordine della Visitazione, il cui nome non fu rivelato, disse di aver avuto delle visioni del Sacro Cuore di Gesù (come già, un secolo prima, un'altra visitandina, suor Margherita Maria Alacoque):

 

Il 2 aprile [1787] una circolare di Madre Emmanuelle-Amédée de Compeys, superiora del primo monastero della Visitazione di Annecy, porta a conoscenza di tutto l'Istituto una nuova rivelazione del sacro Cuore, fatta a una religiosa dell'Ordine, il cui nome e la cui casa religiosa sono intenzionalmente tenuti segreti.
[Etienne Catta, La Visitation Sainte-Marie de Nantes (1630-1792), Librairie Philosophique J. Vrin, 1954, p. 469]

Gesù avrebbe chiesto all'anonima suora di rafforzare la devozione al Sacro Cuore e pertanto fu deciso di diffondere delle immaginette sacre. 

L'11 gennaio 1792 la Superiora del convento di Bruc scrive alla sua omologa di Chartres [grassetto nell'originale]:

È stupefacente il numero di immagini che i nostri cari monasteri distribuiscono da ogni parte [...]. Le nostre Suore di Bordeaux fanno sapere che le nostre Suore di Tulle hanno confezionato un milione di immagini del Sacro Cuore di Gesù... 
[Ivi, pp. 487-488]

 

La visione di un cuore da parte di una suora, che rimane anonima, e la successiva creazione di un'immagine sacra: ci sono tutti gli elementi fondamentali di quella che sarà la vicenda di Caterina.

Una nuova richiesta di Caterina: la Croce della Vittoria (1848)

Il 22 febbraio 1848 i parigini si sollevano nuovamente, abbattendo anche il potere del re Luigi Filippo e sostituendolo con un regime repubblicano. Le divisioni tra gli insorti porteranno comunque ad una nuova, sanguinosa, guerra civile.

Schema della Croce della Vittoria

Lo schema della croce richiesta da Caterina.

Il successivo 30 luglio Caterina scrive a padre Aladel una lettera in cui gli fa una richiesta (che è in parte anche una profezia): che sia eretta a Parigi una croce monumentale, di cui lei ha avuto una visione.

Aggiunge anche uno schema della croce e indica le misure (larghezza di 10-12 piedi e altezza di 15-20 piedi).

 

 

Ecco la parte che più ci interessa:

Questa Croce sarà chiamata la Croce della Vittoria. Sarà molto venerata. Dalla Francia intera e dai paesi più lontani e anche dall'estero, gli uni verranno per devozione, gli altri in pellegrinaggio, e altri ancora per curiosità. Alla fine sorgeranno delle protezioni del tutto particolari che avranno del miracoloso. Non ci sarà persona che venga a Parigi senza vedere e visitare questa croce come un capolavoro d'arte*.
Ai piedi della Croce sarà rappresentata tutta questa rivoluzione così come si è svolta. 
[30 luglio 1848 - Lettre de Sœur Catherine Labouré à Monsieur Aladel sur la vision d'une croix, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 324.
*Caterina, che aveva imparato a scrivere solo da grande, commette moltissimi errori ortografici: in questo caso, volendo intendere de l'art (cioè, d'arte), scrive de lard (cfr. ibidem, nota 5 e Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 173), che significherebbe di lardo.]

Caterina afferma di fare la richiesta per la terza volta "dopo aver consultato il Buon Dio, la Santa Vergine e il nostro buon padre San Vincenzo" [Ivi, p. 325].

Questa volta, non sarà accontentata.

 

 

La leggenda della predizione dell'uccisione dell’arcivescovo Affre

 

Alcuni autori scrivono tuttora che Caterina avrebbe predetto l'assassinio, nel corso della rivoluzione del 1848 di cui abbiamo appena parlato, dell'arcivescovo di Parigi, mons. Affre.  

In realtà, si tratta di una vera e propria leggenda, alle cui origini è però facile risalire.

 

 

Per farla breve, Laurentin ha pubblicato due versioni della sua biografia di Caterina: quella divulgativa (priva di note), che è la più letta, la più diffusa e l'unica ad essere stata tradotta in altre lingue (Petite vie de Catherine Labouré, pubblicata in italiano, con il titolo Caterina Labouré, da Mimep-Docete nel 2010) e quella maggiore, in due volumi (il secondo dei quali riservato alle note), pubblicata solo in francese. 

 

 

Ebbene, nell'edizione divulgativa, trattando la vicenda della Croce dalla Vittoria [Laurentin, Caterina Labouré, cit., pp. 172-178], l'autore omette, rispetto all'edizione maggiore, due date fondamentali (una delle quali probabilmente per una svista editoriale).

Di conseguenza la narrazione risulta poco chiara, ed effettivamente sembra voler dire che Caterina (sentendo una voce dal Cielo che le diceva: "L'innocente muore, il pastore dà la vita per il suo gregge"), abbia avuto una visione del cadavere dell'arcivescovo di Parigi, mons. Affre, prima che il prelato fosse ucciso.

In realtà, le cose stanno in maniera molto diversa:

La frase "Il sangue scorre, l'innocente muore, il pastore dà la sua vita per il suo gregge" designa in termini correnti all'epoca la morte di Mons. Affre, Arcivescovo di Parigi, sulle barricate dove era andato a portare una parola di pace, il 25 giugno 1848.
Caterina scrive 35 giorni più tardi [si tratta della lettera che Caterina invia a padre Aladel il 30 luglio 1830, MC]. Il suo testo non costituisce quindi una predizione. Esso manifesta la sua profonda sensibilità agli avvenimenti del suo tempo.
[Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 95]

 

Caterina ha predetto l’uccisione dell’arcivescovo Darboy?

Nel 1870 scoppia una guerra tra Francia e Prussia, che si conclude con un'umiliazione per i francesi.

Il 18 marzo 1871 inizia la Comune di Parigi: il popolo parigino, sollevatosi, dà vita a una forma di autogoverno di stampo socialista libertario e accesamente anticlericale.

Il governo rovesciato si rifugia a Versailles, ma non si dà per vinto. È l'inizio di una nuova sanguinosa guerra civile.

 

 

Il successivo 4 aprile, l’arcivescovo di Parigi, mons. Darboy viene arrestato: "La Comune non lo incarcerò né come colpevole né come sospetto, ma solo come ostaggio e come prelato" [J. Fèvre, Vie et de œuvres de Mgr Darboy, Jules Dallet, Langres 1871, p. 91].

 

 

Il 24 maggio mons. Darboy sarà fucilato nella prigione della Roquette.

 

A proposito di tali vicende, Caterina riferirà di aver ricevuto questa profezia dalla Madonna, nel corso della prima apparizione (quella della notte tra il 18 e il 19 luglio 1830): "Arriveranno grandi disgrazie. Il pericolo sarà grande. [...] Per il clero di Parigi ci saranno delle vittime: Monsignor Arcivescovo morirà" [Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 64].

Commenta Laurentin:

 

L'autografo di Caterina precisa il tempo: 40 anni dopo la visione del 1830. Si tratterebbe quindi della morte di Mons. Darboy nel 1871. Caterina sfortunatamente ha consegnato questa interpretazione solo nel 1876: post factum, ma si ricorda di averlo detto a Padre Aladel molti anni prima, come ella precisa:
[...] Padre Aladel mi chiese:
- Sappiamo noi se voi ed io ci saremo?
Io gli risposi:
- Ce ne saranno altri, se non ci saremo noi.
[Laurentin, Caterina Labouré, cit., pp. 64-65; cfr. 30 ottobre 1876 - Deux récits autographes de Sœur Catherine, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 357]

 

 

Il quadro della situazione non cambia minimamente: padre Aladel non poteva confermare, essendo deceduto nel 1865.

 

È peraltro ragionevole ipotizzare che, se fosse stato al corrente di questa predizione, Aladel, nei decenni intercorrenti tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, ne avrebbe fatto lasciare testimonianza scritta a Caterina, perché fosse poi possibile effettuare un riscontro dimostrabile. 

C'è però un ultimo elemento da considerare: la testimonianza del lazzarista padre Stéphane Serpette.

 

 

Egli, il 18 febbraio 1910, nel corso del processo di beatificazione di Caterina, dichiara che il 19 maggio 1871 (quindi cinque giorni prima della fucilazione) il confessore della suora, padre Chinchon, gli aveva personalmente mostrato una predizione, scritta da Caterina e conservata in un quaderno, in merito alla morte di mons. Darboy.

 

 

Laurentin, basandosi sulla testimonianza di Serpette, fornisce questi dati:

 

Padre Chinchon, suo confessore, aveva raccolto questa predizione quando era passato a Reully, a fine Marzo. La teneva racchiusa in un quaderno nero. [...]
Disgraziatamente, quel quaderno non è stato ritrovato né identificato esattamente.
[Laurentin, Caterina Labouré, cit., pp. 222-223]

 

 

Come spesso accade, c'è un contrasto tra il Laurentin che svolge encomiabilmente la funzione del documentarista e il Laurentin che svolge con intenti agiografici la funzione del biografo.

 

Nella parte espositiva della sua biografia di Caterina, Laurentin non evidenzia un fatto apparentemente stupefacente, che è invece citato solo nel volume dedicato alle note dell'edizione maggiore della stessa biografia.

 

 

Il fatto è questo: padre Chinchon, all'inizio del 1897 (pochi mesi prima di morire, cosa che accadrà nel dicembre dello stesso anno), aveva personalmente testimoniato al processo di beatificazione di Caterina.

Ebbene, egli non aveva minimamente fatto riferimento all'episodio che poi Serpette racconterà:

 

Monsignor Chinchon menziona delle vedute profetiche di Caterina nella sua deposizione al processo, ma in maniera generale, senza parlare dell'arcivescovo.
[Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 2, cit., p. 318]

 

 

Tutto ciò sembra davvero strano, dato che l'episodio - stando al racconto di Serpette - aveva visto Chinchon coinvolto come testimone chiave.

 

Come stanno le cose allora?

In realtà, non c'è motivo di pensare che Serpette si sia inventato il fatto.

Piuttosto, la più ovvia spiegazione del silenzio di Chinchon è che l'episodio non gli sia parso particolarmente significativo. 

Vediamo di capire come questo sia possibile.

Serpette asserisce che Chinchon incontrò Caterina durante un breve soggiorno a Reully iniziato il 21 marzo 1871. 

In realtà, però, Serpette, nella sua deposizione, dice anche, con la massima chiarezza, ciò che Laurentin riporta, testualmente, solo e unicamente nel volume delle note: 

 

Padre Chinchon celebrò la messa all'ospizio d'Enghien il 9 aprile, giorno di Pasqua, e partì da lì subito dopo, nella mattinata. È l'ultima data nella quale ha rivisto Suor Caterina e l'ultima data in cui ha potuto ricevere da lei il quaderno dove aveva trascritto le sue visioni. 
[Ibidem]

Quindi, in realtà, Chinchon vide Caterina (e poté quindi raccoglierne la profezia) anche diversi giorni dopo l'arresto di mons. Darboy. 

Decreto della Comune

Ebbene, il 6 aprile (due giorni dopo l'arresto di Darboy), la Comune aveva emanato il "Decreto degli ostaggi" in cui, all'articolo 4, si leggeva che tutte le persone ritenute complici del governo che era stato rovesciato dovevano essere considerate "ostaggi del popolo di Parigi". 

L'articolo 5 era chiarissimo circa la sorte che attendeva gli ostaggi:

Qualunque esecuzione di un prigioniero di guerra o di un sostenitore del governo regolare della Comune di Parigi sarà seguita immediatamente dall'esecuzione di un numero triplo di ostaggi trattenuti in virtù dell'articolo 4 e che saranno estratti a sorte.
[Auguste Vidieu, Histoire de la Commune de Paris, Dentu, Parigi 1876, p. 195]

Dal 6 aprile, quindi, la vita degli ostaggi appariva gravemente a rischio.

 

Figurarsi quella di un ostaggio che, già dalla fine del mese di marzo, era considerato (e considerava sé stesso) a rischio, come l'impavido arcivescovo Darboy.

Scriverà nel 1889 monsignor Foulon, arcivescovo di Lione, in una sua biografia di Darboy:

 

L'Arcivescovo di Parigi era particolarmente minacciato. Dai primi giorni della Comune, gli erano pervenuti diversi avvertimenti, che non lasciavano spazio ad alcun dubbio sui piani che gli venivano segnalati. Delle persone amiche erano intervenute per offrirgli un rifugio. Secondo un piano che gli era stato proposto, negli ultimi giorni del mese di marzo, avrebbe dovuto raggiungere, attraverso percorsi tortuosi, Versailles in due ore. [...] Ma Monsignore rifiutò sempre di accettare i tentativi che venivano fatti per sottrarlo ai pericoli: "Il peggio che mi possa succedere in questi frangenti - diceva - è che io muoia. Che volete? In queste circostanze è necessario che vi serva la religione".
[Joseph-Alfred Foulon, Histoire de la vie et des œuvres de Mgr. Darboy, Poussielgue, Parigi 1889, p. 512] 

 

 

Da notare, peraltro, che Serpette non fa nessun riferimento al fatto che la predizione in questione fosse stata formulata 40 anni prima (come Caterina dirà solo nel 1876).

Altre predizioni rese note a fatti compiuti

Il 18 luglio 1830 la Madonna avrebbe detto a Caterina: "Ci sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra. Non è l'abitudine. Ma io l'amo" [Laurentin, Caterina Labouré, cit., p. 63].

 

Laurentin commenta:

È nel 1850 che si realizzerà questa predizione: due Comunità entrarono nella Famiglia di San Vin­cenzo: quella delle Suore della Carità, fondata da Elisabetta-Anna Seton (divenuta, in seguito, la prima santa canonizzata degli Stati Uniti), poi quella delle Suore di Carità d'Austria, fondata da Leopoldina de Brandis. 
[Ibidem]

 

Questa volta, comunque, Laurentin dice con sufficiente chiarezza che il messaggio fu scritto da Caterina solo il 30 ottobre 1876, "46 anni dopo l'apparizione" [ivi, p. 61].

Il biografo non è ugualmente chiaro più avanti:

Un punto è soprattutto caro a Caterina, quello che era stata incaricata di comunicare a Padre Aladel:
La Santa Vergine vuole da voi una missione. (...) Voi ne sarete il fondatore e il direttore. È una Confraternita di Figli ["Enfants": termine che, in realtà, può essere anche femminile, MC] di Maria [...]. Vi si festeggeranno molte ricorrenze. Si celebrerà il mese di Maria con grande solennità e sarà generale.
[Ivi, p. 163]

 

In effetti, nel 1845 Aladel fu nominato direttore della prima associazione parigina delle Figlie di Maria. In seguito fondò la sede di Reully: "Nel 1851, il movimento raggiunge Reully dove ci sono 13 candidate. Il 21 Novembre Aladel va di persona a fondare l'Associazione..." [ivi, p. 165].

 

Tuttavia, Laurentin esplicita solo nel volume delle note in carattere piccolo (allegato unicamente all'edizione maggiore, come sappiamo) che anche questo messaggio di Caterina è tratto dagli "autografi di Caterina, 30 ottobre 1876" [Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 2, cit., p. 269]. 

L'autografo di Caterina del 1876 continua così:

 

 

Si celebrerà anche il mese di San Giuseppe. Ci sarà molta devozione. È grande la protezione di San Giusep­pe. Ci sarà molta devozione al Sacro Cuore di Gesù… 
[30 ottobre 1876 - Deux récits autographes de Sœur Catherine, in Laurentin, Catherine Labouré... - Documents authentiques, cit., p. 357]

 

Anche in questo caso si tratta di profezie sono rese note a fatti compiuti. Suor de Geoffre annota che "il mese di San Giuseppe fu celebrato per la prima volta nella Casa Madre nel 1867. [...] Il mese del Sacro Cuore cominciò nel 1871" [1° gennaio 1878 - Notice nécrologique de Sœur Catherine Labouré, n. 254, in Laurentin, Procès de Catherine, cit., p. 98]. 

L'elemento più imbarazzante è costituito dal fatto che, nel suo resoconto autografo del 1856, Caterina non aveva fatto alcuna menzione di queste predizioni. 

Esiste infine anche qualche predizione non messa per iscritto da Caterina ma a lei attribuita, a fatti compiuti, da singoli testimoni. A maggior ragione, anche queste predizioni non possono superare l'esame della critica storica, come è evidente.

 

 

Al di là di quella che può essere interpretata come una sorta di profezia autoavverata (tra le suore si raccontava che Caterina avesse predetto che la sua sepoltura sarebbe stata collocata all'interno del convento di Reully, e, alla sua morte, le Figlie della Carità chiedono e ottengono che la sepoltura di Caterina sia collocata lì), si tratta di poche predizioni, riportate oralmente ad anni o decenni di distanza, con tutto ciò che questo può comportare, a livello di imprecisione dei ricordi, di aggiustamenti e di forzature interpretative a posteriori (anche Laurentin ammette, riguardo alle predizioni, che "i racconti a fatti compiuti tendono necessariamente a conformarle in modo retrospettivo  alla realizzazione" [Laurentin, Vie authentique de Catherine Labouré, vol. 2, cit., p. 512]).

 

Inoltre, in casi del genere, nel tramandare gli episodi, si realizza sistematicamente la selezione degli episodi apparentemente favorevoli ed esclusione di quelli sfavorevoli.

 

 

Caterina aveva infatti con le consorelle una certa tendenza a formulare predizioni, con alterna fortuna, come testimoniato anche dalla Superiora suor Dufès:

Quando la realizzazione non veniva a confermare la predizione, lei mi diceva con calma: Ebbene, Sorella, mi sono sbagliata, credevo di aver detto il vero, sono ben contenta che si riconosca la verità.    
[1877 - Notes de Sœur Dufès sur Catherine Labouré, in Laurentin, Procès de Catherine, cit., p. 48]

Continua

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 5 dicembre 2022. Aggiornata il 30 dicembre 2022 

Copyright © Marco Corvaglia. Riproduzione riservata

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