Obiezioni alla Risposta di Saverio Gaeta a Le Iene sul servizio "Missione Medjugorje" (Parte 2)

di Marco Corvaglia

 

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A proposito del test di Jean-Louis Martin...

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In merito all’episodio del test condotto da Jean-Louis Martin il 14 gennaio 1985, Saverio Gaeta nel suo video [dal minuto 10:07] dice, in sostanza, che la deconnessione estatica di Vicka non era totale e quindi, per questo motivo, la ragazza avrebbe visto il dito che si avvicinava improvvisamente ai suoi occhi e, di conseguenza, avrebbe reagito.

Se le cose stanno così, per quale motivo Vicka non dice allora di aver visto il dito?

Per quale motivo, cercando di giustificare l'accaduto, continua invece a ripetere, in maniera concitata: “Non ho visto niente! Né lui [Jean-Louis], né Pervan [il parroco], nessuno! Non ho visto nulla!”? ["Ništa nisam, niti sam ja njega kasnije uopće vidila, ma niti njega, ni Pervana, nikoga! Nisan ništa vidila!" Il video e l’audio originali sono nella pagina: Una prova pratica… e una singolare giustificazione di Vicka].

Vogliamo arrivare a dire che in quell'istante era casualmente in corso una particolarissima deconnessione, per cui Vicka ha visto il dito ma non ne ha preso coscienza (in sostanza, lo ha visto... ma non lo ha visto) e non si è accorta nemmeno di aver ritratto la testa e di aver chiuso gli occhi istintivamente per proteggersi?

Complicate ipotesi di questo tipo, non basate su nessuna evidenza oggettiva, rischiano di essere giustificazioni ad hoc, costruite su misura. Senza contare che Vicka, per giustificare l’accaduto, “rivela” poi l’oggettivamente bizzarro episodio di Gesù Bambino che le sembrava stesse cadendo dalle braccia della Madonna (non è del tutto chiaro se si riferisca solo ad un’altra occasione precedente o anche a quel giorno, ma questo cambia poco). E come mai, in relazione a quell’episodio, Vicka si è invece ben accorta di aver sobbalzato?

Ciascuno può comunque giudicare, secondo i propri parametri, quanto siano credibili e coerenti tutte queste giustificazioni di Vicka.

 

Test medici: l’inspiegabile fenomeno… spiegabile

Saverio Gaeta, per controbattere quanto riferito dallo scettico neurofisiopatologo Francesco D’Alpa, propone una dichiarazione del gastroenterologo Giacomo Mattalia, membro di Comunione e Liberazione e cofondatore dell’Associazione Regina della Pace. Tale associazione, nel 1985, condusse dei test medici sui presunti veggenti, pubblicando poi gli esiti (mai sottoposti a peer-review) in un volumetto autoprodotto, di cui risultano autori due medici e un teologo (don Luigi Bianchi): L. Frigerio, G. Mattalia, L. Bianchi, Dossier scientifico su Medjugorje, Stampa Grafica Marelli, 1986.  È disponibile anche una versione digitalizzata.

Nel video proposto da Gaeta, Mattalia asserisce che, prima dell’apparizione, il laringofono (una sorta di microfono estremamente sensibile che, posto sulla gola di un soggetto, capta i suoni da lui articolati), applicato a Vicka, “modulava”, cioè trasformava in parola i movimenti labiali della “veggente”, e poi aggiunge [14:02]:

 

 

Durante l’estasi, questo strumento ha modulato, ma ha modulato soltanto il suono di base, cioè non trasformava le parole, nonostante che la mimica della ragazza fosse molto spiccata. Questo quasi a significare un black-out, che veniva a interporsi tra noi e questo strumento, inspiegabile scientificamente.

Come è naturale, la mimica della ragazza, di per sé, non ha alcuna importanza. Di muovere le labbra senza articolare suoni, sono capaci tutti.

Ciò che conta sono i movimenti laringo-faringei.

Ebbene, basta andare a consultare lo stesso dossier prodotto dai medici dell’Associazione Regina della Pace  per vedere smentita le versione e l’interpretazione dei fatti di Mattalia (sottolineature mie):

 

La prova col laringofono elettronico viene eseguita solo su Vicka e per di più nella sua casa, la sera

dell'8/3/1985 alle ore 21,30 durante una apparizione privata. Questa apparecchiatura, molto

semplice sia come concezione che come maneggevolezza, permette, sfruttando il movimento dei

muscoli ausiliari della faringe e del collo, la modulazione della voce ai laringectomizzati.

Invia infatti un'onda sonora che viene modulata dal movimento dei suddetti muscoli e trasformata in

voce parlata, sia pure metallica e monocorde, ma pienamente intelleggibile (sic). Eseguita questa prova su Vicka, fuori dall'estasi, essa risulta positiva, ossia la voce «afona» della ragazza viene modulata

perfettamente dal laringofono e riprodotta fedelmente dal nastro magnetico. Durante la visione

invece, mentre all'inizio c'è un accenno brevissimo alla modulazione, poi il laringofono è «muto»,

ovvero si sente solo l'onda sonora dello strumento ma non modulata; e ciò nonostante che la mimica

labiale della veggente sia molto accentuata e che l'apparecchio venga mantenuto ben adeso

lateralmente alla cartilagine tiroidea.

Dal risultato ottenuto si può dedurre che durante il fenomeno estatico, non sono messi in

movimento dalla mimica dei veggenti i muscoli faringo-laringei. Sarebbe auspicabile ripetere detto

esperimento sulla stessa ragazza e su altri veggenti, ma quella sera la Vergine avrebbe detto a Vicka

sorridendo, che quell'esame si poteva evitare in quanto non necessario.

[Luigi Frigerio, Giacomo Mattalia, Luigi Bianchi, Dossier scientifico su Medjugorje, Stampe Grafiche Marelli, 1986, pp. 49-50 (versione digitalizzata: p. 27)]

 

 

Quindi, non c’è nulla di inspiegabile.  I muscoli faringo-laringei non sono evidentemente messi in movimento, c’è solo il movimento delle labbra (a parte il “brevissimo” momento iniziale in cui lo strumento modula, evidentemente perché per un attimo Vicka muove i muscoli faringo-laringei).

Un esame insignificante, quindi, tanto è vero che gli stessi medici lo vorrebbero ripetere (del resto, anche l'équipe francese di Joyeux aveva già effettuato lo stesso esperimento su Ivanka il 28 dicembre 1984 e aveva verificato che "all’inizio dell’estasi, quando non si è sentita più la voce […] non c’era più alcun movimento della laringe" [Henri Joyeux, René Laurentin, Scientific and Medical Studies on the Apparitions at Medjugorje, Veritas, 1987, p. 26]).

È interessante aggiungere che, nello stesso dossier, è presente il verbale dell’incontro da cui sono tratte le immagini proposte da Saverio Gaeta. Tale incontro fu sostanzialmente una riunione, tenutasi l’8 ottobre 1985 a Paina (Milano) tra membri e collaboratori dell’Associazione Regina della Pace e teologi sostenitori di Medjugorje, come padre René Laurentin.

Ebbene, nel verbale è stata espunta l'affermazione del dottor Mattalia a proposito dell’inspiegabilità del “black-out sonoro”. Nel verbale, infatti, la dichiarazione di Mattalia viene presentata in questa forma:

 

Prima dell'estasi abbiamo provato ad usare il laringofono e con la solo (sic) mimica i segnali si trasformavano in suoni udibili e comprensibili come parole.

Durante l'estasi, il laringofono dava la modulazione di base (rumori di base) ma non permetteva di distinguere le parole. E' stato compiuto un secondo tentativo: la Madonna ha rimandato il colloquio alla sera successiva.

[Frigerio, Mattalia, Bianchi, Dossier scientifico, cit., p. 108 (versione digitalizzata: p. 60]  

L’esperimento non è stato mai rifatto. La Gospa non ha voluto.

Ma lo ha detto "sorridendo", come i medici dell'Associazione Regina della Pace hanno tenuto a sottolineare.

L’acqua che fuoriesce dal ginocchio della statua del Cristo Risorto

Statua del Cristo Risorto a Medjugorje.J

Saverio Gaeta smentisce correttamente le favolistiche dichiarazioni dell’attivista medjugorjano Paolo Brosio a proposito della natura del liquido che fuoriesce da una cricca (microfessurazione tipica del bronzo) presente sul ginocchio della statua del Cristo Risorto, ma contesta la spiegazione scientifica del fenomeno fornita dal biotecnologo Lorenzo Tosi, principalmente per il seguente motivo [16:09]:

Al ricercatore Tosi è sfuggito il fatto che le gambe della statua non sono cave, come da lui superficialmente affermato, bensì sono riempite con calcestruzzo, rendendo perciò del tutto incongrua la sua idea della risalita del vapore acqueo.

 

In effetti, le gambe della statua sono state riempite dal suo autore, lo scultore sloveno Andrej Ajdič, di calcestruzzo, per motivi statici.

A livello teorico, non credo però che questo possa costituire un grosso ostacolo per la spiegazione scientifica fornita dal dottor Tosi.

Infatti, il calcestruzzo, di per sé, non è impermeabile.  Al contrario, è permeabile se "confezionato con un elevato rapporto a/c [acqua/cemento]" [M. Collepardi, Scienza e tecnologia del calcestruzzo, Hoepli, 1991, p. 231]. Esistono infatti anche specifici additivi (come questo) per renderlo impermeabile, se necessario.

Non esistendo – mi sembra - alcun motivo per impermeabilizzare del calcestruzzo usato semplicemente per rendere più pesante e stabile una statua, si dovrebbe desumere che si tratti di calcestruzzo permeabile.  

 

Se questo ragionamento (totalmente fatto “a lume di naso”, naturalmente) è corretto, allora la spiegazione del dottor Tosi resta pienamente plausibile e, magari, viene perfino rafforzata. Quel calcestruzzo, infatti, se impregnato di umidità, potrebbe, forse, perfino costituire una riserva di acqua che facilita e alimenta il fenomeno. Ma questa è solo un’ipotesi astratta, naturalmente, che andrebbe sottoposta a verifica sperimentale.  

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 15 maggio 2021

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