Parte 7: La commissione calunnia il vescovo Žanić?

di Marco Corvaglia

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Vai all'indice completo dello studio Chi giudicherà i giudici? Le insanabili contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje

Pavao Žanić, vescovo di Mostar quando iniziarono le "apparizioni"

Mons. Pavao Žanić

 

 

Nella Relazione finale si legge, in riferimento al vescovo Pavao Žanić (che era in carica quando il fenomeno iniziò e ne diventò un oppositore):

Esistono delle testimonianze che ci sia stata una pressione sul vescovo che, probabilmente per questo e certamente per le successive affermazioni di alcuni presunti veggenti su pronunciamenti della Gospa riguardo alla questione erzegovinese, ha cambiato parere sull’autenticità del fenomeno.
[Relazione finale: Gaeta, p. 44; Murgia, p. 35]

In nome della verosimiglianza logica: se il vescovo ha cambiato parere per le pressioni del governo comunista (come - seguendo una tesi diffusa all'epoca dalla propaganda medjugorjana - la commissione ritiene probabile), allora non ha cambiato parere per il motivo che la commissione ritiene certo (le affermazioni dei veggenti). Se ha cambiato parere per le affermazioni dei veggenti, allora non ha cambiato parere per le pressioni. 

 

 

Questo poco logico giudizio nasce dal voler sostenere una tesi in assenza di prove.

La commissione parla di "testimonianze", ma il vescovo Žanić era notoriamente odiato dai sostenitori più estremisti di Medjugorje. Quindi, innanzi tutto, bisogna vedere chi siano questi testimoni. Lo scopriremo più avanti.

Intanto domandiamoci: se si va a consultare la documentazione dei Servizi Segreti dell'ex-Jugoslaviache cosa si trova a carico di mons. Žanić?

 

Zero prove e zero indizi. Zero.

 

 

Anzi, al contrario, i documenti confermano che il vescovo era considerato un nemico dalla dittatura comunista al governo e che continuò ad essere considerato tale fino alla caduta del regime stesso.

Il 30 settembre 2012 un membro della commissione ha accesso agli Archivi Segreti di Sarajevo, guidato da un funzionario (direttore) della struttura. Il successivo 5 ottobre presenta alla commissione la sua relazione, che sarà allegata al verbale:

1. Mons. Pavao Žanić, il Vescovo di Mostar
2. Fra Jozo Zovko (il parroco di Medjugorje)
[...] 
Il Direttore (Omissis) mi ha spiegato che le persone sopra indicate non sono mai state collaboratori dei Servizi Segreti bensì persone sotto osservazione continua dai Servizi Segreti e considerate persone pericolose per lo Stato della Jugoslavia e per il regima (sic) comunista. Questa conclusione si trae dai documenti su di loro che si trovano negli Archivi. Loro sono stati sotto osservazione dal 1971 fino al 1990. 
[Allegato III – Verbale 5 ottobre 2012, in David Murgia, Processo a Medjugorje, Rubbettino, 2021, pp. 148-149] 

Dopo aver riportato integralmente la relazione, Murgia passa a riassumere la successiva discussione fra i membri della commissione:

 

 

Omissis chiede se esista qualche documento che chiarisca i motivi del cambiamento di Mons. Žanić nella sua valutazione del fenomeno. Più volte, infatti, è stato detto che la posizione critica da ultimo assunta dal presule è dovuta alla circostanza che la Madonna si sarebbe pronunciata contro di lui. In particolare, se sia stata rinvenuta la prova di un’eventuale manipolazione del presunto messaggio.
Omissis, l’estensore dell’allegato, riferisce che a tale riguardo «non si rinviene nulla negli Archivi di Sarajevo»
[D. Murgia, Processo a Medjugorje, cit., p. 151] 

Dopo di ciò, David Murgia aggiunge:

A questo proposito viene citato un curioso documento (di cui io personalmente non sapevo nulla) che porta la firma del famoso esorcista don Gabriele Amorth. Si tratta di un manoscritto di nove pagine senza data dal titolo «Un aspetto di Medjugorje» in cui padre Amorth riporta un evento poco conosciuto: le minacce da parte della polizia nei confronti del Vescovo, Mons. Žanić, che avrebbe causato la svolta decisiva nell’atteggiamento del Vescovo:
Abbiamo descritto in altra occasione quale ci è sembrata la linea evolutiva di Mons. Žanić. Non possiamo fare a meno di riassumere queste linee di atteggiamento. In un primo tempo era pienamente favorevole. [...] Contro gli scritti di certa stampa governativa, difese la possibilità delle apparizioni, difese i pellegrinaggi, e soprattutto si dimostrò coraggioso nel difendere il parroco, p. Jozo Zovko, quando venne arrestato. Ma poi, cosa accadde? Fu convocato dal Consiglio esecutivo di Sarajevo. In seguito disse: «Mi hanno minacciato di mettermi in carcere; io per Medjugorje non sono pronto ad andare in carcere». Fu la prima svolta, improvvisa e completa.
[Ivi, pp. 151-152]

In realtà, tale manoscritto non cambia minimamente le carte in tavola. Semmai, consente di cogliere ulteriori responsabilità, di una certa gravità, da parte della commissione. Vediamo perché.

 

Diamo naturalmente per scontato che David Murgia abbia pubblicato il brano più significativo del manoscritto in ottica "colpevolista" (visto che è questa la tesi da dimostrare e più "cara" ai sostenitori di Medjugorje). 

Ebbene, allora, grazie alla vicenda di questo manoscritto, scopriamo  che la commissione ha impropriamente presentato come "testimonianza" quella che, semplicemente, non è una testimonianza. 

L'esorcista Gabriele Amorth fa le linguacce
Un'altra foto in cui Gabriele Amorth fa le linguacce

Due singolari foto dell'esorcista padre Gabriele Amorth (Fonte: Il Messaggero - Fotogallery)

Padre Gabriele Amorth era un sacerdote italiano, direttore del mensile dei paolini Madre di Dio, che iniziò a frequentare Medjugorje come pellegrino sin dalla fine del 1981 e ne divenne subito un sostenitore incondizionato (si vedano, ad esempio, le sue catechesi pubblicate in G. Amorth, Un esercito contro il male. La mia verità su Medjugorje, BUR, 2019). 

Su che base egli riporta, nel manoscritto, quel virgolettato attribuito al vescovo?

Era presente a Sarajevo? Ovviamente no. 

Gliel'hanno detto le autorità comuniste? Ovviamente no.

Gliel'ha detto il vescovo Žanić? Ovviamente no.

Le non circostanziate parole di Amorth non fanno altro che riportare le voci che notoriamente giravano tra i pellegrini medjugorjani, grosso modo dalla metà degli anni Ottanta. Ecco perché non si tratta di una testimonianza.

Ma qual è la fonte originaria di queste voci?

Probabilmente, padre Jozo Zovko. Il suo racconto, però, da un lato, non sembra stare in piedi e, dall'altro, contraddice clamorosamente la versione riportata da Amorth, dal punto di vista della cronologia. 

Leggiamo, dal libro-intervista Incontri con padre Jozo, il racconto di un fatto che si collocherebbe alcuni giorni prima del 17 agosto 1981, quando padre Jozo fu arrestato (la domanda è di Sabrina Cović, la risposta di padre Jozo):

I giornali l'accusavano, ma il vescovo sosteneva ancora i bambini. Quale era il suo rapporto con il vescovo nel momento in cui sono cominciati gli attacchi contro di lei? 
Il nostro era un buon rapporto... Anche il vescovo era stato accusato. Un giorno mi chiese di andare da lui. [...] Il vescovo volle vedermi da solo. Mi portò davanti alla finestra del salone e, con le lacrime agli occhi, mi disse: "Padre Jozo, oggi sono stato convocato a Sarajevo... Mi hanno detto che se proteggerò Medjugorje, se mi schiero con Medjugorje, mi arresteranno. Non posso andare in prigione per Medjugorje. Sono un vescovo!"
[Sabrina Covic, Incontri con Padre Jozo, Les éditions Sakramento, 2006, pp. 63-64]

Come si è visto, padre Jozo colloca la convocazione del vescovo a Sarajevo prima del proprio arresto.

La versione riportata da padre Amorth colloca la convocazione a Sarajevo dopo l'arresto di padre Jozo e dopo l'intervento del vescovo a difesa di padre Jozo ("...si dimostrò coraggioso nel difendere il parroco, p. Jozo Zovko, quando venne arrestato. Ma poi, cosa accadde? Fu convocato dal Consiglio esecutivo di Sarajevo"). 

Vediamo, a questo punto, di presentare le tre ipotesi teoricamente possibili, seguite dalle mie osservazioni.

Ipotesi 1: Padre Jozo è la fonte, originaria e diretta, di un racconto veritiero.

Prima osservazione: sarebbe poco credibile che il vescovo facesse spontaneamente un'ammissione del genere, sapendo di mettersi così contro tutta la parrocchia e di perdere la faccia. Se uno è codardo, è codardo. Verosimilmente, il vescovo "piagnucoloso" si sarebbe tenuto il segreto per sé.  

Seconda osservazione: la cronologia non quadra con la sequenza delle vicende storiche accertate. Infatti, il successivo 1° di settembre il vescovo fa esattamente quello che, se il racconto di padre Jozo fosse vero, non avrebbe mai dovuto fare: difende i francescani dalle rappresaglie che stanno subendo da parte del governo e lo fa con toni vibranti e rivolgendosi alla massima autorità politica, il presidente della Federazione Jugoslava, Sergej Kraigher:

 

Signor Presidente,
nei giornali, alla radio, nelle emissioni televisive, si è data notizia che il 17 agosto 1981 ha avuto luogo a Citluk una riunione della Conferenza comunale dell'Unione socialista del popolo lavoratore di Citluk. [...]
Si è dichiarato che era necessario spiegare ancor più chiaramente alla gente che cosa abbiano progettato e vogliano i sacerdoti Jozo Zovko, parroco di Medjugorje, il suo collega Ferdo Vlasić, il vescovo di Mostar Žanić e altri estremisti. [...]
Io ritengo sia mio dovere e mio diritto protestare energicamente contro simili calunnie, totalmente prive di ogni fondamento. Come vescovo cattolico e come ordinario responsabile della diocesi di Mostar, sono io stesso addolorato, con i miei sacerdoti messi in causa, per queste calunnie e attacchi irresponsabili, il cui cattivo gusto non può certo aiutare a vedere serenamente gli eventi accaduti nella parrocchia di Medjugorje. Con tali procedimenti si offendono i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino.
Vi chiedo di voler gradire la mia protesta (la rivolgo alla persona che detiene la più alta carica in Jugoslavia) e di voler reagire fermamente contro simili attacchi.
[Lettera (1° settembre 1981) del vescovo di Mostar Pavao Žanić al presidente della Repubblica federale jugoslava, in René Laurentin, La Vergine appare a Medjugorje?, Queriniana, 1991, p. 61]

Ancora il 2 novembre 1981 il viceparroco Tomislav Vlašić scrive nella Cronaca parrocchiale:

 

 

Oggi sono stato con Vicka dal p. vescovo P. Žanić. Ho voluto che lui ricevesse le informazioni direttamente. Egli ha ascoltato Vicka con grande apertura e l'ha incoraggiata. Le ha detto di essere sempre sincera e libera nel dire ciò che vive..."
[Tomislav Vlašić, Kronika ukazanja u župi Međugorje (Cronaca delle apparizioni della parrocchia di Medjugorje), vol. iniziale non numerato, sotto la data 2/11/1981, documento negli archivi della curia di Mostar e della parrocchia di Medjugorje.
Testo originale: «Danas sam s Vickom bio kod o. biskupa P. Žanića. Htio sam da dobiva informacije direktno. On je slušao Vicku s velikom otvorenošću i ohrabrio ju je. Rekao joj je da uvijek bude iskrena i slobodna da kaže sve što doživljava...»]

Sarebbe un comportamento ben strano per uno che sapesse di aver fatto un'ammissione che nel frattempo è ovviamente già stata spifferata a tutta la parrocchia.

In realtà, dalle parole scritte nella Cronaca appare evidente che a novembre i francescani di Medjugorje (nello specifico il viceparroco Vlašić) non sanno nulla di quanto padre Jozo, qualche anno dopo, asserirà che fosse accaduto ad agosto, giorni prima del suo arresto.

Ipotesi 2: Padre Jozo è la fonte originaria, ma il racconto è stato da lui inventato (dopo il febbraio 1983, quando fu scarcerato) per neutralizzare l'opposizione del vescovo.

In quest'ipotesi, la versione di padre Amorth (che quest'ultimo potrebbe aver semplicemente riferito così come circolava) costituirebbe una rettifica di quella originaria, modificata per renderla più coerente con la cronologia dei fatti noti e quindi più "credibile" (tale versione, infatti, colloca la "confessione" dopo le pubbliche difese del vescovo nei confronti dei francescani e dello stesso padre Jozo, già arrestato).

In ogni caso, padre Amorth si contraddiceva, visto che - a quanto si riporta - raccontava: "Nei primi mesi delle apparizioni la polizia comunista si comportava con molta durezza [...]. Era il periodo in cui monsignor Žanić era particolarmente favorevole a Medjugorje. Quando invece il vescovo divenne un deciso oppositore, la polizia si fece molto più tollerante..." [G. Amorth, Un esercito contro il male. La mia verità su Medjugorje, BUR, 2019, pp. 14-15]. 

Il che è la pura verità: monsignor Žanić si è trovato ad essere sempre dalla parte opposta rispetto al governo (si veda: Il regime comunista, le intimidazioni, il vescovo).   

Ipotesi 3: Il racconto originario è stato inventato da fonte ignota.

In quest'ipotesi, del tutto teorica, padre Jozo, dopo la sua scarcerazione, avrebbe "preso" una voce che circolava e, a posteriori, avrebbe inserito sé stesso nel racconto, ma con una cronologia inverosimile. 

 

In ogni caso, non è la prima volta che una testimonianza di padre Jozo si arena di fronte alla cronologia. Si veda in proposito la pagina Padre Jozo: testimonianze o fantasie?.

È il caso di sottolineare, infine, che non c'è nessun mistero sui motivi per i quali monsignor Žanić ha sempre detto di aver cominciato ad insospettirsi. Si tratta di alcune contraddizioni gravi di cui si resero responsabili, nell'aprile 1982, Vicka e Jakov, in relazione alla questione erzegovinese. Il vescovo stesso lo rese noto nel Supplemento alle "Informazioni", inviate come lettera circolare ai parroci erzegovinesi, prot. nr. 1213/82, del 16 dicembre 1982.

Continua nella parte 8: Medjugorje, la Chiesa e la strategia suggerita dalla commissione

Marco Corvaglia

Pubblicato il 30 dicembre 2021 

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