Parte 8: Medjugorje, la Chiesa e la strategia suggerita dalla commissione

di Marco Corvaglia

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Vaticano: veduta dall'alto di Piazza San Pietro

Nella Relazione finale, i Suggerimenti per la gestione pratica del fenomeno si aprono con delle parole rivelatrici di una precisa strategia che la commissione ha proposto.  

Le parole sono queste [sottolineature mie]:

Le conclusioni a cui è pervenuta la Commissione internazionale riguardo all’origine soprannaturale del fenomeno di Medjugorje richiedono o quantomeno suggeriscono delle modifiche della linea finora seguita che, sulla base del giudizio non constat de supernaturalitate, ribadito anche dalla Dichiarazione di Zara della Conferenza Episcopale Jugoslava, vieta l’organizzazione di pellegrinaggi “ufficiali” a Medjugorje, con la partecipazione di sacerdoti, e in generale ogni gesto o presa di posizione che implichi un riconoscimento della soprannaturalità.
[Relazione finale: Gaeta, p. 97; Murgia, p. 62] 

È singolare: la commissione, dopo aver sostenuto la soprannaturalità delle "prime sette apparizioni", presentate come del tutto indipendenti dalle successive ("ciò che essi [i "veggenti"] attestano avvenire nell'oggi va distinto da quel che è avvenuto all'inizio" [Relazione finale, Gaeta, p. 71; Murgia, p. 50]), non suggerisce di procedere a un riconoscimento ufficiale di quelle sette. 

In realtà, la commissione, una forma di riconoscimento, la sta chiedendo.

Solo che chiede un riconoscimento implicitosiano consentiti i gesti e le prese di posizione che implichino un riconoscimento della soprannaturalità.  

Detto più chiaramente, la commissione chiede alla Chiesa di dire una cosa (quindi che la posizione ufficiale è rimasta quella della dichiarazione di Zara) e di farne un'altra (cioè spingere i fedeli verso Medjugorje). 

Non basta. Se si suggeriscono forme di riconoscimento più o meno implicito, non si può nemmeno salvaguardare la distinzione, a cui la commissione dice di credere, tra le prime sette (ritenute "soprannaturali") e le successive decine di migliaia, di cui la commissione ammette il carattere dubbio. 

Quindi, la contraddizione è veramente notevole.

Perché la commissione non suggerisce di fare le cose alla luce del sole, con trasparenza, assumendosene la responsabilità? Perché?

Ma ancora non basta. C'è del metodo.

Letta in controluce, quella che si suggerisce nella Relazione è un'approvazione non solo implicita, ma anche "strisciante", cioè compiuta un passo alla volta, con circospezione.

Il primo passo suggerito è stato che fossero “rimossi i divieti di pellegrinaggi a Medjugorje con la partecipazione dei sacerdoti", al fine di incoraggiare "la cura pastorale del fenomeno" [Relazione finale: Gaeta, p. 100; Murgia, pp. 63-64].

In realtà, non è mai stata vietata la partecipazione dei sacerdoti ai pellegrinaggi, a titolo privato: semplicemente (e a volte teoricamente) i sacerdoti non potevano organizzare pellegrinaggi (anche numerosi vescovi sono stati a  Medjugorje, quando non erano consentiti pellegrinaggi ufficiali, come il sito ufficiale della parrocchia ha sempre evidenziato).

In esecuzione dei suggerimenti della commissione, il 12 maggio 2019 il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha comunicato pubblicamente che sono permessi anche pellegrinaggi ufficiali (organizzati da diocesi e parrocchie), ad una condizione:

Il Santo Padre ha disposto che sia possibile organizzare i pellegrinaggi a Medjugorje. Ciò sempre avendo cura di evitare che questi pellegrinaggi siano interpretati come una autenticazione dei noti avvenimenti, che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa.

 

 

Posizione evidentemente equivoca, tanto è vero che il comunicato prosegue dicendo che "va evitato che tali pellegrinaggi creino confusione o ambiguità sotto l’aspetto dottrinale", ma non si indica minimamente come questa ambiguità potrebbe essere evitata.

Da notare che il pontefice ha concesso questo permesso solo oralmente: non c'è nessun atto ufficiale in merito.

Un altro cruciale suggerimento della commissione è, a sua volta, diviso in due fasi.

Si è suggerita l'erezione della parrocchia di Medjugorje a santuario pontificio. La Relazione manifestava però la consapevolezza del fatto che questo sarebbe risultato un passaggio "troppo brusco e radicale, rispetto agli attuali divieti di pellegrinaggi ufficiali" [Relazione finale: Gaeta, p. 107; Murgia, p. 67]:

 

Una tale erezione richiede dunque una grande prudenza e potrebbe semmai avvenire in un momento successivo, mentre per ora ci si potrebbe limitare alla costituzione a Medjugorje di un'autorità ecclesiastica che dipenda direttamente dalla Santa Sede.
[Relazione finale: Gaeta, pp. 107-108; Murgia, pp. 67-68] 

Infatti, è stata istituita la figura del "Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje" (dal 2018 la nomina viene conferita a tempo indeterminato e l'incarico è al momento ricoperto da mons. Aldo Cavalli).

 

Nella Relazione è scritto che una immediata trasformazione della parrocchia in santuario pontificio potrebbe "indurre nei fedeli la convinzione che la Chiesa approvi il fenomeno di Medjugorje nella sua globalità" [Relazione finale: Gaeta, p. 107; Murgia, p. 67].

È interessante questa consapevolezza. La possiamo prendere per una confessione dell'obiettivo che la maggioranza dei commissari si prefiggeva. Infatti, indipendentemente dai suggerimenti poi scritti nella Relazione, l'immediata trasformazione in santuario pontificio è proprio ciò che 9 membri su 14 volevano.

Ecco l'esito nel dettaglio (seduta del 17 gennaio 2014):

 

• 6 membri e 3 esperti: “si eriga a Medjugorje un santuario pontificio”;
• 4 membri: “non si eriga per ora, ma soltanto in seguito, a Medjugorje un santuario pontificio”
• 1 membro: “non si eriga affatto a Medjugorje un santuario pontificio”.
[Relazione finale: Gaeta, p. 109; Murgia, p. 69] 

 

La Relazione asserisce anche che "sarebbe assai auspicabile un ampliamento delle dimensioni della chiesa parrocchiale” [Relazione finale: Gaeta, p. 123; Murgia, p. 73].

Quindi, in sostanza, bisogna operare per incrementare i pellegrinaggi in questo luogo in cui i "veggenti" hanno "effettivamente un rapporto per alcuni aspetti ambiguo con il denaro" [Relazione finale: Gaeta, p. 81; Murgia, p.57].

Diventano naturale conseguenza di quanto fin qui esposto i messaggi di saluto che, a partire dal 2019, papa Francesco (pur senza fare nessun riferimento alle "apparizioni") invia ogni anno ai partecipanti allo Mladifest (il "Festival dei giovani" che dal 1990 richiama a Medjugorje decine di migliaia di partecipanti da tutto il mondo e copre la prima settimana di agosto, in cui cade il presunto compleanno della Madonna: precisamente il 5 agosto, a dire dei "veggenti" di Medjugorje).

 

 

Insomma, quella implicitamente delineata nella Relazione finale è una strategia che suggerisce alla Chiesa di sostenere Medjugorje senza assumersene la responsabilità, cioè per una via obliqua, tra il dire e il non dire. Non un "avanti tutta", ma un "avanti a zig-zag".

Eppure, c'era qualcuno che pare dicesse: «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”»...

Marco Corvaglia

Pubblicato il 2 gennaio 2022

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