Al fedele non far sapere: Medjugorje e la propaganda

di Marco Corvaglia

In Italia risultano in commercio alcune centinaia di libri sull’astrologia o sull’ufologia, pressoché tutti scritti da e per “credenti”. Relativamente al reiki (pratica New Age), sono attualmente in commercio 61 libri, di cui uno soltanto è critico. Per Medjugorje la situazione è analoga.
Cosa significa tutto questo?


Poiché le case editrici sono imprese commerciali e investono solo in ciò che può consentire loro dei guadagni, quanto appena riportato mette in evidenza che i presunti fenomeni meravigliosi e misteriosi, pur con le loro profonde differenze, richiamano prevalentemente l’attenzione di coloro che credono in essi (e non degli scettici, che, evidentemente, più che criticarli, tendono semplicemente a disinteressarsene).


Stuart Sutherland, professore di Psicologia presso l'università del Sussex, notava:

 

Il paranormale fa notizia, la sua assenza no. Nel 1979 un eccellente libro di David Marks e Richard Kammann, che smascherava i trucchi di Uri Geller e altri presunti fenomeni paranormali, è stato rifiutato da oltre trenta editori americani, che invece, nello stesso periodo, facevano a gara per pubblicare testi che avallavano gli eventi extrasensoriali.
[Stuart Sutherland, Irrazionalità, Lindau, 2010, p. 371]

 


Se estendiamo lo sguardo anche agli altri mezzi di comunicazione di massa, dobbiamo ricordare che anche questi costituiscono attività con legittimi fini di lucro. Pertanto devono dare al grande pubblico ciò che esso desidera.
Il professor Stephen Law, della London University, scrive in proposto:

 

I giornali popolari e le aziende di produzione televisiva sanno che, in genere, il pubblico tende ad essere più interessato a racconti sensazionali e straordinari che non ad articoli o programmi che gettano dubbi su storie di questo genere. Di conseguenza, anche quando fingono di essere "equilibrati", i programmi televisivi sul paranormale spesso sono poco più che montature pubblicitarie per sedicenti sensitivi. I dubbi sono relegati sullo sfondo, ammesso che sia dato loro spazio.
[Stephen Law, Believing Bullshit, Prometheus Books, 2011, p. 177]

 


Arnaldo Nesti, studioso cattolico, già docente di Sociologia della religione presso l’Università di Firenze, in un'inchiesta del noto mensile dei padri paolini Jesus che analizzava il modo in cui la televisione affronta i fenomeni legati alla religione, parlava di una produzione televisiva "in sintonia con il devozionale e il miracolistico” [Laura Badaracchi, Schermo divino, "Jesus", n° 5, 1 maggio 2004, p. 53] e aggiungeva che "la comunicazione religiosa rimane in un contesto privo di dimensione critica, quasi con la preoccupazione di non essere rispettosi" [ivi, p. 52].


Si direbbe che non si tratti tanto di un rispetto sincero quanto di un uso strumentale di certi fenomeni religiosi. In ogni caso, ciò che accade è che si concede largo spazio a racconti e resoconti giornalistici ispirati al sensazionalismo e, se gli argomenti rischiano di urtare suscettibilità diffuse, si sta anche bene attenti a non lasciare troppo spazio alle critiche, per non indispettire larghe fette di pubblico. E’ chiaro che questo non aiuta una valutazione consapevole e obiettiva dei fatti.

Marco Corvaglia

Pubblicato il 15 marzo 2012. Aggiornato il 10 dicembre 2013

 

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