Risposte a Saverio Gaeta (Parte 3)

di Marco Corvaglia

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Il regime comunista, le intimidazioni, il vescovo

Saverio Gaeta. Medjugorje.jpg

 

 

Scrive Saverio Gaeta, nel suo libro pubblicato con le edizioni San Paolo:

 

Il saggista critico Marco Corvaglia intitola una parte del suo ultimo libro: «Persecuzioni? Non nei confronti dei veggenti», e subito dopo sostiene invece l'idea che «l'opposizione [a Medjugorje] di Žanić [il vescovo locale, nda] costituì un atteggiamento che non solo non compiaceva il governo, ma era addirittura ad esso sgradito».
[Saverio Gaeta, Medjugorje. La vera storia, Edizioni San Paolo, 2020, p. 101]

 


Al di là del fatto che, ponendo le cose in questi termini, si stanno accostando fatti che si collocano chiaramente su piani temporali diversi, Gaeta evidentemente ritiene invece che i veggenti siano stati perseguitati e che il vescovo non si sia opposto ai voleri del regime.
Pertanto, mi contesta con tono deciso le su riportate affermazioni, con le seguenti argomentazioni:

 

Basti citare la Commissione vaticana di inchiesta su Medjugorje, che ha analizzato per quattro anni quegli eventi e ha potuto consultare numerosi documenti riservati: «Sono intervenute, poi, anche le autorità comuniste. Durante gli interrogatori che sono seguiti, i presunti veggenti sono stati esposti a delle minacce gravi. Resistono comunque e non negano minimamente quanto hanno sperimentato. Esistono delle testimonianze che ci sia stata una pressione sul vescovo».
[Ibidem]

 


Eppure, in un libro pubblicato quattro mesi prima, lo stesso Gaeta, di fronte a delle macroscopiche incongruenze, aveva riconosciuto "un difetto nella composizione della Commissione, con l’assenza di un esperto nella storia della manifestazione mariana di Medjugorje, in grado di tenere le fila della ricostruzione proposta nelle testimonianze dei protagonisti" [S. Gaeta, Dossier Medjugorje, Edizioni San Paolo, 2020, p. 65].

 


Quindi, Saverio, se, tra i membri della commissione, non ce n'era uno che fosse esperto della storia di Medjugorje (e me ne sono ben accorto), la storia di Medjugorje non ce la facciamo raccontare acriticamente da loro. Giusto?

 


Ma stiamo ai fatti.
Riguardo alla prima settimana del fenomeno (cioè l'ultima settimana di giugno 1981) e ad alcune minacce ricevute dai "veggenti" da parte di singoli agenti della polizia, ho scritto:

 

I ragazzi non sembrano aver preso troppo sul serio certe minacce e non si può dire che abbiano sbagliato, visto che non sono mai stati assunti provvedimenti severi contro di loro, né contro i loro genitori, i fratelli e le sorelle.
[Marco Corvaglia, La verità su Medjugorje. Il grande inganno, Lindau, 2018, p. 58]

 


Nella sostanza, anche Saverio Gaeta ammette le mie parole conclusive, ma commette un grave errore nella logica argomentativa, come ora vedremo.
Il 30 giugno 1981, i "veggenti" dissero che le apparizioni sarebbero durate solo altri tre giorni. Come si sa, non si sono invece mai interrotte da allora. Trattando di questa questione, Gaeta scrive:

Un dato di fatto è che la notizia che l'apparizione sarebbe durata soltanto altri tre giorni fece astenere le autorità di polizia dal prendere seri provvedimenti nei confronti dei veggenti, portando a compimento le minacce di incarcerazione o di internamento nell'ospedale psichiatrico.
[Gaeta, Medjugorje. La vera storia, cit., p. 127]

 


Il dato di fatto, storico ed obiettivo, è più semplice ed essenziale: non furono mai presi "seri provvedimenti nei confronti dei veggenti". Stop.
Per il resto, se le autorità avessero - come sostiene Gaeta - cambiato idea di fronte al preavviso di fine apparizioni del 30 giugno, è evidente che sarebbero poi tornate all'idea precedente una volta constatato, il 4 luglio, di essere state prese in giro (dato che le "apparizioni" sono continuate).
Quindi, in realtà, i "seri provvedimenti" non li hanno presi, per il semplice fatto che... non hanno mai ritenuto opportuno prenderli.

 


Passando poi ad esaminare la situazione nella seconda metà dell'anno 1981, ho scritto:

 

Le autorità aspettarono ben un mese e mezzo prima di mostrare una certa risolutezza: a metà agosto, in coincidenza con l’emanazione di un vero e proprio divieto di accesso al Podbrdo, attuato grazie alla presenza costante di agenti di polizia (che rimarranno di guardia per sei mesi), ci fu in effetti un inasprimento delle misure repressive, che però non toccò direttamente i ragazzi.
[Corvaglia, La verità su Medjugorje. Il grande inganno, cit., pp. 58-59]

 


Bisogna sottolinearlo: in questa fase di massima ostilità, non fu fatto praticamente nulla ai ragazzi. Uno dei motivi, ce lo spiega la stessa "veggente" Mirjana (che, terminate le vacanze estive, tornò a Sarajevo, dove abitava e dove fu l'unica ad avere degli obiettivi fastidi):

 

La città era piena di comunisti incalliti, mentre la maggior parte dei poliziotti di Medjugorje era cattolica e credeva nelle apparizioni.
[Mirjana Soldo, Il Mio Cuore Trionferà, Dominus Production, Firenze 2016, p. 136]

 


Il "veggente" Ivan, intervistato da Krešimir Šego, caporedattore del mensile Glasnik mira (edito dal Centro informativo Mir di Medjugorje), dice:

 

La cosa che mi pesava di più era il maltrattamento dei miei genitori, cercavano di spaventarli, li minacciavano, e non avendo avuto successo con queste cose tentavano di corromperli. Affinché noi dicessimo di aver inventato tutto. Promettevano mari e monti per piegarli.
[Krešimir Šego, 
I veggenti raccontano, Medjugorje 2011, p. 94]

 


Non sembra un granché come persecuzione. Del resto, Vicka, anche lei intervistata da Šego, risponde:

 

Né io, né gli altri veggenti abbiamo avuto problemi con le autorità, ma sono state loro ad avere problemi con noi.
[Ivi, p. 111]

 


Più chiaro di così…

 


Né furono impediti i pellegrinaggi. Scriveva il francescano Marijan Ljubić, che seguì da vicino i fatti di Medjugorje sin dai primi giorni e fu autore del primo libro in assoluto mai pubblicato su Medjugorje (Erscheinungen der Gottesmutter in Medjugorje, Miriam Verlag, 1982):

 

Nessuno può dire con certezza quanti pellegrini si siano già recati a Medjugorje. È comunque certo che alla fine di ottobre del 1981 si era già superato il mezzo milione.
[Marijan Ljubić, André Castella, Medjugorje. Dernière invitation à la prière et à la conversion, Parvis, 1986, p. 37]

 


Questo video documenta il notevole afflusso di pellegrini nel giugno del 1982:


 

 

 

Al governo, delle apparizioni, in sé, non interessava nulla. La preoccupazione era che l'apparizione fosse stata escogitata dai francescani (storicamente vicini alle posizioni dei nazionalisti croati, gli ustascia) per iniziare a dare celesti messaggi indipendentisti (la Jugoslavia era una federazione di sei repubbliche).

 


Pertanto, ci furono solo delle (gravissime) azioni di rappresaglia contro alcuni francescani erzegovinesi ritenuti già da anni dei nemici politici dal governo. Uno solo di essi era strettamente legato a Medjugorje ed era il parroco, Jozo Zovko, che fu arrestato il 17 agosto, e da tempo era considerato un sovversivo dal regime (ci sono rapporti della polizia a suo carico risalenti al 1977 e al 1978 [Cfr. Žarko Ivković et al., Misterij Međugorja, Večernji edicija, 2011, p. 153]).

 


E il vescovo Žanić, mentre l'ostilità del governo nei confronti di Medjugorje è all'apice, cosa fa?

 


Il 1° settembre, lamentandosi della campagna diffamatoria organizzata dalla stampa di regime contro Medjugorje e i francescani locali, invia una vibrante lettera di protesta al presidente della Federazione Jugoslava, Sergej Kraigher [cfr. R. Laurentin, La Vergine appare a Medjugorje?, Queriniana, 1991, p. 61].

 


Nel successivo mese di ottobre, Žanić scrive, a proposito di Medjugorje, sul bollettino diocesano Crkva na kamenu, che in casi di questo genere "è sempre necessaria cautela e apertura allo Spirito di Dio, che agisce nella Chiesa" [Pavao Žanić, vescovo, Pred odgovornošću, «Crkva na kamenu», n. 9-10, ottobre 1981, p. 2; testo originale: «Zato je uvijek potreban oprez i otvorenost Duhu Božjemu, koji u Crkvi djeluje». Cfr. anche Michael Kenneth Jones, Medjugorje Investigated, Devotions, 2006, p. 135].

 


Da notare che, per tutto il 1981, nel documento parrocchiale denominato Cronaca delle apparizioni (Kronika ukazanja), consultabile presso gli archivi della diocesi di Mostar e della chiesa di Medjugorje, curato all'epoca dal viceparroco Tomislav Vlašić, quando viene nominato il vescovo, si evidenzia sempre la sua apertura verso il fenomeno.
Ancora il 2 novembre 1981 si legge:

 

Oggi sono stato con Vicka dal p. vescovo P. Žanić. Ho voluto che lui ricevesse le informazioni direttamente. Egli ha ascoltato Vicka con grande apertura e l'ha incoraggiata. Le ha detto di essere sempre sincera e libera nel dire ciò che vive, e che il compito della Chiesa è quello di verificarlo e valutarlo.
[Tomislav Vlašić, Kronika ukazanja u župi Međugorje (Cronaca delle apparizioni della parrocchia di Medjugorje), vol. iniziale non numerato, sotto la data 2/11/1981, documento negli archivi della curia di Mostar e della parrocchia di Medjugorje. Testo originale: «Danas sam s Vickom bio kod o. biskupa P. Žanića. Htio sam da dobiva informacije direktno. On je slušao Vicku s velikom otvorenošću i ohrabrio ju je. Rekao joj je da uvijek bude iskrena i slobodna da kaže sve što doživljava a zadaća Crkve je da to provjeri i prosudi»]

 


E tutto questo nella fase della massima ostilità governativa!

 


La commissione vaticana, come Gaeta ha riportato, scrive che "esistono delle testimonianze che ci sia stata una pressione sul vescovo". Ebbene, innanzi tutto, bisogna vedere da dove e da chi vengono queste testimonianze. Ma, in realtà, se fossero veritiere, tanto meglio ne uscirebbe la figura del vescovo.
Subire pressioni non è certo una colpa per chi le riceve. Continuare ad andare avanti per la propria strada, senza farsi condizionare da eventuali pressioni è, invece, un merito.

 


Riguardo all'atteggiamento nei confronti di Medjugorje, il 1982 è un anno di transizione, sia per il governo che per il vescovo. Ma in senso opposto.
Infatti, esattamente il 4 aprile 1982 Žanić comincia ad avere dei forti dubbi, non certo immotivatamente, bensì di fronte a delle documentate, gravi ed obiettive contraddizioni in cui incorrono Vicka e Jakov, da lui ricevuti a Mostar in quel giorno (si veda sul sito della Curia di Mostar un documento pubblicato come supplemento allo Službeni vjesnik (Bollettino ufficiale), nr. 2/1982: Supplemento alle "Informazioni" di Mons. Pavao Žanić).
Tuttavia, ancora alla fine del 1983 Žanić si augurava accoratamente che ci fosse qualcosa da salvare nel fenomeno.
Intervistato dal giornalista Renato Farina, per il settimanale "Il Sabato", il vescovo diceva:

 

Se tutti fossero come Marija... E' un testimone perfetto, è come Bernadette. Ma gli altri non mi convincono, non sanno parlare, sono anche collerici. [...] Come sarei felice di riconoscere che l'"Apparizione" è autentica. Ma la responsabilità è grande, immensa...
[Intervista di Renato Farina, originariamente pubblicata sul settimanale "Il Sabato", anno VI, n. 38, 17 settembre 1983, p. 16, in Mario Botta, Luigi Frigerio, Le apparizioni di Medjugorje, Mimep-Docete, 1984, pp. 153-154]

 


Questa è una dichiarazione del vescovo Žanić, risalente all'inizio del 1984:

 

 

 

D'altro canto, nel 1982 il sospetto del regime nei confronti di Medjugorje comincia lentamente e gradualmente ad allentarsi.
Cyrille Auboyneau, un devoto autore francese trasferitosi stabilmente a Medjugorje nel 1984, per sette anni interprete di padre Jozo e dei veggenti, riporta che "dopo l’inizio delle apparizioni la polizia ha cominciato ad ammorbidirsi, nel giro di qualche mese" [C. Auboyneau, La vérité sur Medjugorje, clef de la paix, F.-X. de Guibert, 1993, p. 22].

 


In uno dei primi libri su Medjugorje pubblicati al di fuori dell'ex Jugoslavia (aprile 1984), è scritto:

 

Il governo marxista non può autorizzare ufficialmente dei pellegrinaggi, ma è ben disposto e tollerante nei confronti dei turisti che vanno, a titolo personale, a pregare a Medjugorje, nel rispetto dell'ordine pubblico.
[René Laurentin, Ljudevit Rupčić, La Vierge apparaît-Elle à Medjugorje ?, O.E.I.L., 1984, p. 188]

 


Nel 1985 il "processo evolutivo" sarà portato a compimento e sarà direttamente la TV di Stato a fare propaganda per Medjugorje, con il documentario (lungo un'ora) Fede e misticismo - Cinque anni della Madonna di Medjugorje, trasmesso il 16 e il 17 ottobre 1985: lo ammettono anche autori medjugoristi, come il celebre don Luigi Bianchi, che vedeva in quella trasmissione una smisurata esaltazione di Medjugorje [cfr. L. Bianchi, L. Dogo, Medjugorje. Una nuova Fatima in Jugoslavia?, Marelli, 1987, p. 168] o padre Slavko Barbarić, che il 27 dicembre 1985 affermava con compiacimento:

 

Una cosa che per me è un miracolo è stato quando alla televisione di Belgrado il 17 ottobre hanno mostrato un documentario su Medjugorje; era molto buono, ha dato nuovi impulsi alla nostra gente. E' molto importante.
[Tomislav Vlašić, Slavko Barbarić, Pregate con il cuore, Amici di Medjugorje, Milano, 1986, p. 211]

 


Nel seguente video sono presenti due spezzoni del documentario in questione:

 

 

 

Nello stesso 1985, i giornali controllati dal governo pubblicano articoli intitolati: La Vergine sta lavorando per lo StatoIl miracolo economico dell’ErzegovinaApparizioni del turismo a MedjugorjeLa Vergine d’oro e Dollari nella Valle di Lacrime [Bojan Aleksov, Marian Apparitions and the Yougoslav Crisis, «Southeast European Politics», vol. V, n. 1, giugno 2004, p. 9].

 


Nel settembre 1986 il Segretario della Commissione per gli Affari Religiosi della Repubblica Federale di Jugoslavia, Filip Šimić, intervistato dalla BBC, dichiara che a Medjugorje i pellegrini sono i benvenuti (la dichiarazione fu anche riportata nel libro della giornalista della BBC Mary Craig Spark from Heaven, Hodder & Stoughton, 1988, p. 191) [per i sottotitoli in italiano, selezionare nella barra del video la relativa funzione]:

 

 

 

In tutto questo arco di tempo (e dopo ancora), quanto più il governo si addolcisce nei confronti di Medjugorje (fino a sostenerla apertamente, per motivi puramente economici), tanto più il vescovo assume posizioni critiche verso Medjugorje.

 


Del resto, a proposito di documenti oggi desecretati dell'UDBA (polizia segreta della Jugoslavia comunista), come reso noto il 12 gennaio 2012 dall'Agenzia di stampa della Curia di Mostar (KIUM), il vescovo Žanić, "essendo un tenace oppositore del sistema comunista, viene esplicitamente citato al primo posto, nell'elenco delle persone «responsabili di attività nemica», nei documenti datati: 31 gennaio 1983; 7 novembre 1983; 8 dicembre 1983; 4 gennaio 1984; 7 marzo 1984; 24 aprile 1986".

 


Nel 1988 padre Laurentin ammette esplicitamente quanto segue:

 

Si sa che oggi le autorità economiche e turistiche del paese considererebbero una condanna di Medjugorje come la catastrofe nazionale.
[René Laurentin, Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 7, O.E.I.L., 1988, p. 23]

 


Il 20 ottobre 1989, in un’intervista al giornalista Kieron Wood, della Radio-Televisione irlandese, in barba al governo che avrebbe considerato, come dice Laurentin, “una condanna di Medjugorje come la catastrofe nazionale”, Žanić dichiara:

 

Il denaro gioca un ruolo molto importante in questa questione.
[in Fr. Michel de la Sainte Trinité, Medjugorje en toute vérité, CRC, Saint-Parres-lès-Vaudes, 1991, p. 487]

 

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In data 6 luglio 2020, Saverio Gaeta mi ha inviato il seguente commento alla presente pagina:

 

Ciao Marco,
riguardo alla "parte 3", mi sembra che ci siamo ripetuti le osservazioni che già avevamo fatto in passato, con un contraddittorio che in generale mi sembra sostanzialmente fondato sulla diversità soggettiva di interpretazione dei fatti.
Perciò non avrei particolari aggiunte, tranne un'obiezione sul fatto che la mancanza di uno storico all'interno della Commissione non mi risulta d'impedimento per l'affermazione che ci siano state pressioni sul vescovo: qui non è questione di interpretazione o di conoscenza complessiva dei fatti, ma unicamente di capacità di lettura della documentazione ricevuta (poiché però non la posseggo, onestamente non sono in grado di corroborare ulteriormente la scarna citazione tratta dalla "relazione Ruini").

 


Rispondendo, nella stessa giornata a Saverio Gaeta, gli ho quindi spiegato più compiutamente la mia posizione, che qui di seguito riporto nella sua essenza.

 


Parto dalla premessa, naturalmente, che una cosa è la conoscenza di uno, due, tre dati grezzi; un’altra cosa è la conoscenza approfondita; un’altra cosa ancora cosa è saper mettere criticamente in relazione i fatti.

 


Chiarito questo, la questione trattata nella mia pagina non è legata solo alle pressioni sul vescovo ma anche alle "persecuzioni" sui veggenti. Se due persone hanno una conoscenza ugualmente solida di alcuni fatti, è sempre possibile che esprimano valutazioni differenti, ma lo faranno consapevolmente. Chi invece non conosce bene la vicenda, nella migliore delle ipotesi (cioè se è in buona fede), valuta sulla base di quello che viene più o meno casualmente a sapere da una tale o da una talaltra fonte. La profondità, la prospettiva, le sfumature, i contrasti non vengono valutati e considerati.

 


Questo vale comunque anche per le pressioni. Il membro della commissione deve (dovrebbe) avere gli strumenti per capire se una fonte, una “testimonianza” (personale e orale?) è affidabile o sospetta. Senza conoscenza storico-critica dei fatti e dei personaggi, come fa? D’altro canto, come ho sottolineato, ricevere pressioni non significa assolutamente nulla, non è una colpa, non dipende da chi le riceve.

 

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Pagina pubblicata il 4 luglio 2020

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