Parte 3: Ritratto critico documentato di Bruno Cornacchiola, presunto veggente delle Tre Fontane

di Marco Corvaglia

Vai alla pagina iniziale: Profezie (e profeti) al banco di prova della critica storica (Parte 1)

Vai alla parte precedente (2): La facile profezia di Kibeho

Bruno Cornacchiola

Bruno Cornacchiola in una foto commemorativa del 50° anniversario dell'"apparizione"

 

 

Nel capitolo “Le profezie mariane che si sono già avverate” del suo libro Medjugorje. Segreti e messaggi, Saverio Gaeta parla anche delle Tre Fontane, su cui la posizione della Chiesa sembra, in verità, poco lineare: le apparizioni non sono state riconosciute, ma, nel 1956, il Vicariato di Roma ha autorizzato il culto della Vergine delle Tre Fontane (o Vergine della Rivelazione), consentendo la costruzione di una cappella che ingloba la grotta delle presunte apparizioni e che oggi si chiama Chiesa di S. Maria del Terzo Millennio. 

C'è anche da dire che, come vedremo, un gruppo devoto al presunto veggente Bruno Cornacchiola ha formalmente iniziato l'iter per richiederne la beatificazione.

Scrive Gaeta:

Bruno Cornacchiola, il veggente dell’apparizione romana del 12 aprile 1947 alle Tre Fontane, ebbe praticamente fino alla morte nel 2001 numerosi preannunci di eventi che poté personalmente verificare.

[Saverio Gaeta, Medjugorje. Segreti e messaggi, San Paolo Edizioni, 2020, p. 60]

Prima di vedere quali siano queste presunte premonizioni (molto precise!) e come ci sono state trasmesse (aspetto fondamentale), è necessario tracciare un profilo, documentato e ragionato, del protagonista della vicenda.

Come quasi sempre accade con i presunti veggenti, le testimonianze e le fonti sono prevalentemente apologetiche o, nel caso di Bruno Cornacchiola, addirittura autoapologetiche: densi diari e, in più, memorie personali "scritte negli ultimi anni della sua vita" [A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola e la nascita della chiesa di S. Maria del Terzo Millennio, Edizioni Segno, 2005, p. 22, nota 2].

Se vogliamo partire da un diario non apologetico ma neutro, abbiamo un sintetico giudizio di padre Umberto Betti (futuro rettore della Pontificia Università Lateranense e in seguito cardinale), che il 5 agosto 1970, avendo assistito a una testimonianza pubblica di Cornacchiola, annotava:

Ore 20,15-21, tiene una conversazione Bruno Cornacchiola sulle asserite apparizioni della Madonna da lui avute alle Tre Fontane a Roma il 12 aprile 1947. Sembra un buon uomo, ma si atteggia troppo a carismatico. Il linguaggio, anche quello attribuito alla Madonna, è ben lontano dall’essere teologicamente esatto.

[Umberto Betti, Diario del Concilio. 11 ottobre 1962-Natale 1978, EDB, 2003, p. 159]

Da ragazzo, Bruno Cornacchiola è disinteressato alla religione e - come ammesso da una sua biografa e apologeta - "non poco vanitoso e narcisista" [A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, cit., p. 24].

Da adulto, nel 1947, vive a Roma, con moglie e tre figli, in un piccolo seminterrato, in via Modica 2 [cfr. ivi, pp. 55-56], e lavora come bigliettaio presso l'Azienda autofilotranviaria. 

Politicamente è comunista, ma, con una certa incoerenza, da alcuni anni è apparentemente diventato religioso, essendo un attivista cristiano protestante (prima battista, poi avventista).

È una convinzione religiosa vera e sincera?

 

 

Due cose sono certe e documentate. La prima è che, come cristiano avventista, è del tutto incoerente: lui stesso ricorda, nelle sue memorie, la "vita coniugale piena di maltrattamenti, percosse, incomprensioni e tradimenti" [ivi, p. 35] (a suo dire, un cambiamento interiore sarebbe avvenuto solo dopo l'apparizione), e c'è di peggio: come stiamo per vedere, medita di compiere un omicidio (vuole uccidere il papa).

La seconda è che l'attività di proselitismo per il protestantesimo e l'accesa polemica anticattolica sull'interpretazione delle Scritture e contro i dogmi mariani soddisfano il suo desiderio di sentirsi "qualcuno":

 

 

Lo studio della Bibbia soddisfaceva anche il mio orgoglio: non ero più totalmente ignorante, c'era qualcosa che conoscevo e che mi permetteva di distinguermi da tanti cattolici, anche da quelli istruiti... 

[A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, cit., p. 38] 

 

A suo dire, il progetto di uccidere il papa nasce nel momento in cui si avvicina al protestantesimo.    

Dal 1936 al 1939 aveva infatti combattuto, come volontario (in realtà, come spia comunista infiltrata), nell'esercito italiano impegnato a sostegno del dittatore fascista spagnolo Francisco Franco. Lì conobbe un soldato tedesco, protestante, che un giorno gli disse che il papa è “la Bestia dell’Apocalisse" ed "è responsabile dell'ignoranza dei poveri [...], procura la miseria alle genti e paga le guerre e rivoluzioni" [S. Gaeta, Il veggente. Il segreto delle Tre Fontane, TEA, 2018, p. 25].

Questa l’immediata reazione di Cornacchiola:

 

Sentii un brivido dietro la schiena ed ebbi un pensiero assassino: "Se è lui il responsabile di tanto male, io lo uccido".

[S. Gaeta, Il veggente, cit., p. 25]

 

Cornacchiola acquistò quindi un coltello a Toledo, scrivendoci sopra: "A morte il Papa" [ibidem]. Lo stesso Cornacchiola dice però (com'è ovvio): "i protestanti sempre mi dissuasero dal mio progetto criminale" [A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, cit., p. 40].

 

 

Di fronte a questo racconto, le possibilità sono solo due.

La prima è che Bruno Cornacchiola dicesse la verità: effettivamente meditava di accoltellare il pontefice. 

Viene spontanea una domanda: si può dire pacificamente che una persona che vuole ammazzare il papa per uno sconclusionato discorso rivoltogli da un amico evidenzia una condizione di esaltazione mentale? Sì o no?  

Il progetto, anzi, appare doppiamente delirante: anche ammesso che una persona si possa realmente convincere che tutti i mali del mondo derivino dal capo della Chiesa cattolica, non sa che - come dice il proverbio - "morto un papa, se ne fa un altro"?  

L’altra possibilità è che si tratti di un racconto inventato (o ingigantito) con un fine preciso: dare di sé l’immagine di un novello san Paolo, un integralista anticattolico sinceramente convertito sulla via delle Tre Fontane (peraltro luogo del martirio di Paolo, secondo la tradizione). 

In questo caso, Cornacchiola sarebbe però pianificatore e calcolatore nella costruzione della propria immagine.

Si consideri anche questo: negli Atti degli Apostoli si dice che a Paolo, con la conversione, "caddero dagli occhi come delle squame" (At 9, 18). Cornacchiola dirà: "Vedo venire da dentro la grotta due mani bianchissime in direzione dei miei occhi. Le dita si accostano [...], mi toccano gli occhi, e sento [...] come delle croste che cadono" [S. Gaeta, Il veggente, cit., p. 39].

La Madonna lo avrebbe subito dopo ammonito così: "Tu mi perseguiti, ora basta!" [ivi, p. 57]. Inequivocabile il riferimento alla frase rivolta a Paolo:  "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" (At 9, 4). 

Nelle sue memorie, Cornacchiola presenta se stesso come un predestinato, lasciando chiaramente intendere di aver incontrato per strada, più d'una volta, da ragazzino, san Paolo (con le sembianze di un vecchio mendicante di nome Paolo), che gli avrebbe parlato della Madonna, la quale "ha dato alla luce un Figlio che è la Luce". Il fatto è così riportato dalla sua biografa Anna Maria Turi: 

 

 

"Un giorno vedrai quella Luce, - profetizzò infine il vecchio - e sarai tu un missionario della Luce..."

Da quella volta non lo rivide più.

Scrive Bruno nelle Memorie: "Tutte queste cose le ricordai dopo l'Apparizione. Quando accadevano non sapevo chi fosse quel Vecchio e cosa volesse dirmi".

[A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, cit., p. 27]

Se si dà credito alle sue memorie, mentre era in Spagna Cornacchiola si salvò dall’improvvisa esplosione di un camion carico di bombe, in questo modo:

 

Seduta sul cruscotto del camion, vedo una ragazza vestita di bianco che mi fa cenno con la mano di scendere. Salto dal camion […], poi c’è una terribile esplosione.

[S. Gaeta, Il veggente, cit., p. 26]

E veniamo all'evento decisivo: il 12 aprile 1947, nella grotta delle Tre Fontane, gli sarebbe apparsa la Madonna (con la Bibbia tra le mani), presentandosi con le parole: “Sono colei che sono nella Trinità divina. Sono la Vergine della Rivelazione" [ivi, p. 57]. La Madonna avrebbe poi parlato per un'ora e venti minuti, dicendo, nella parte conclusiva: "Io sono la Calamita della Trinità divina" [ivi, p. 88].

Cornacchiola, sedici giorni dopo aver diffuso la notizia della presunta apparizione, non avendo ancora ricevuto il "segno" promessogli dalla Madonna (cioè l'incontro con uno specifico sacerdote) e sentendosi deriso sia dagli amici comunisti che da quelli protestanti, medita… di sterminare la famiglia:

 

Mi viene in mente un pensiero terribile: uccidere tutti e farla finita con le umiliazioni e i sorrisetti sarcastici rivolti verso di me. […] Piangendo dico a Iolanda [la moglie], dopo aver preso il piccolo pugnale col manico d’osso con sopra scritto "A morte il Papa": "Io non ne posso più, ho deciso di sterminare la famiglia".

[Ivi, p. 45]

 

Anche in questo caso le possibilità sono solo due.

La prima è che Cornacchiola stia raccontando la verità: dopo aver diffuso il racconto dell’apparizione, ha, per quanto appaia incredibile e spropositato, meditato di sterminare la famiglia.

In questo caso, la sua personalità evidenzierebbe, ancora una volta, tratti, a dir poco, anomali.  Non esattamente il profilo di personalità ideale cui affidarsi e a cui credere ciecamente.

L’ipotesi alternativa è che Cornacchiola abbia elaborato questo racconto con un fine preciso: apparire privo di interessi ad inventarsi il fatto.

Non esiste una terza possibilità.

Si potrebbe obiettare che, quel 12 aprile 1947, Cornacchiola era con i suoi tre figli (dai 4 ai 10 anni di età) e anche loro avrebbero visto la Madonna.

Questo solleva una questione preliminare: se la figura celeste vuole dei "testimoni", vorrà che siano credibili. Ebbene, sarebbero più credibili quattro persone estranee fra di loro o quattro familiari? La domanda assume un senso ben preciso alla luce di alcuni dati che bisognerà evidenziare ora.

Un giornalista del quotidiano La Repubblica d’Italia, Lamberto Antonelli, intervistò, nel dicembre 1947, due pastori protestanti di Roma che conoscevano bene Cornacchiola: l’avventista Karl e il battista Veneziano.

Furono naturalmente entrambi molto critici verso di lui. Veneziano, in particolare, fece una dichiarazione che merita di essere approfondita, senza essere pregiudizialmente liquidata come l’insinuazione di un avversario:

 

 

È tutta una montatura. Cornacchiola ha creato l’apparizione alle Tre Fontane, dopo aver visto e rivisto il film Bernadette.

[Lamberto Antonelli, "Per il Papa ho un messaggio da parte della Vergine Maria", "La Repubblica d'Italia" , 11/01/1948, p. 4]

Bernadette

Il riferimento è a un film hollywoodiano di enorme successo (titolo originale: The Song of Bernadette), del 1943, vincitore di 4 premi Oscar e 3 Golden Globe, tratto da una biografia romanzata della vita di Bernadette di Lourdes, scritta da Franz Werfel. Per via della guerra, il film arrivò in Europa solo qualche anno dopo (il romanzo venne pubblicato nella prima edizione italiana il 1° novembre 1946 da Arnoldo Mondadori Editore, con il titolo Bernadette). 

Il 14 dicembre 1946, il periodico "La Cinematografia Italiana" ha in copertina l’attrice Jennifer Jones nei panni di Bernadette. All’interno, si legge:

Il film che fu trionfalmente accolto in America viene presentato ora in Italia. Il pubblico italiano lo accoglierà come una superba opera d’arte.

[Bernadette. Il film più premiato d’America, "La Cinematografia Italiana", anno II, numero 16, 14/12/1946, p. 8]

Articoli e studi

Ammissioni e contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje

Alcuni fatti

La scienza: prodigi o illusioni?

Altre questioni

Non solo Medjugorje

Risposte alle (poche) obiezioni ricevute

Risposte al saggista e storiografo di Medjugorje Saverio Gaeta

Libro La verità su Medjugorje. Il grande inganno

Anteprima e indice

Recensione del libro pubblicata dalla Facoltà di Teologia di Lugano

Risorse utili

Medjugorje. La frode e l'estasi, del neurofisiologo dr. F. D'Alpa

Il dr. Gagliardi: "Non abbiamo potuto accertare la sincerità dei veggenti, ma sulle estasi sincronizzate mentivano"

Altre risorse utili

Chi sono

Notizie

 

 

Il quotidiano Il Messaggero, nel dare per la prima volta notizia della presunta apparizione delle Tre Fontane, notò:

Colpisce in questo racconto la somiglianza dei fatti quali li abbiamo appresi dalle descrizioni dell'apparizione della Vergine a Bernadette e quali li abbiamo letti recentemente sia nel romanzo di Franz Werfel, o li abbiamo ascoltati nella mirabile ricostruzione del film omonimo. 

[La Vergine sarebbe apparsa in una grotta delle Tre Fontane, "Il Messaggero", 31/05/1947, p. 2]

Come Bernadette, Cornacchiola e figli dicono di aver visto la Madonna in una grotta.

Nel film la grotta di Massabielle viene diverse volte (ne ho personalmente contate cinque) definita "mondezzaio" o "luogo sporco e immondo". Cornacchiola sottolinea che la grotta delle Tre Fontane è “puzzolente, piena di porcherie” [S. Gaeta, Il veggente, cit., p. 37].

Cornacchiola asserisce che i figli, avendo iniziato a vedere la Madonna pochi istanti prima di lui, ripetevano (tutti e tre!) in continuazione l'espressione “bella Signora”, come se avessero “ingoiato un disco di grammofono” [ivi, p. 38].

Scriveva all'epoca Lamberto Antonelli:

Stando a quest'ultima [la presunta apparizione], il Cornacchiola racconta che i suoi bambini la chiamarono e la chiamano "La bella signora!", cioè con la stessa frase pronunciata da Bernadette nell'omonimo film. E bisogna allor tener presente che nove giorni prima della presunta apparizione, al cinema "Appio", che si trova poco distante dall'abitazione del tramviere, venne appunto proiettato tale film.

[Lamberto Antonelli, "Presto sarò milionario" disse Cornacchiola prima della visione, "La Repubblica d'Italia", 01/01/1948, p. 4]

L'informazione fornita da Antonelli può essere confermata (e ulteriormente precisata) con una ricerca d'archivio sui quotidiani dell'epoca. Il film Bernadette iniziò ad essere proiettato a Roma l'11 febbraio 1947, al cinema Palestrina. Passando di sala in sala, il 27 marzo arrivò al cinema Appio, dove rimase in programmazione fino al 2 aprile (insieme a un documentario):

Il Messaggero, 2 aprile 1947

Particolare della pagina 2 del quotidiano Il Messaggero del 2 aprile 1947. Originale nell'Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Oggi il cinema Appio non esiste più, ma era in via Appia Nuova, 56-58:

Annuario

Particolare della pagina 764 dell'Annuario industriale di Roma e del Lazio, Tipografia del Senato del Dr. Giovanni Bardi, 1939.

Da quella che era allora la casa di Cornacchiola alla sede del cinema Appio, il tempo di percorrenza, a piedi, è di circa 13 minuti, secondo il tool di Tutto Città:

Percorso

Naturalmente non solo Bruno Cornacchiola è stato, a quanto pare, esposto a questo tipo di suggestioni cinematografiche.

 

In Spagna, il film con Jennifer Jones esce nel settembre del 1946, con il titolo La canción de Bernadette. Nel paesino rurale di Cuevas de Vinromá, viene proiettato "il 12 marzo 1947, durante la prima visita pastorale postbellica del vescovo di Tortosa" [W. A. Christian Jr., M. Sanahuja Beltran, Darkness at Noon, in P.  J. Margry (a cura di), Cold War Mary, Leuven University Press, 2021, p. 172].

Pochi giorni dopo, una graziosa bambina del paese, Raquel Roca (10 anni di età) dice di avere apparizioni della Madonna, che dureranno fino a novembre e avverranno, perlopiù, davanti a una grotta fuori dal paese, nota come "La campana".

 

 

Ecco il seguito della vicenda grazie alla ricostruzione presentata nella raccolta di saggi accademici Cold War Mary, pubblicata dall'Università cattolica di Lovanio. Il 15 novembre del 1947 Raquel fa una rivelazione:

 

 

Disse che il 30 novembre si sarebbe fatto buio, sarebbe apparsa una croce di stelle e i malati sarebbero dovuti andare lì. Quando qualcuno obiettò che il 30 novembre era domenica e l'apparizione avrebbe ostacolato la partecipazione alla messa, la ragazzina si consultò con la Vergine, che spostò la data al 1° dicembre. [...]

Il 1° dicembre un'immensa folla di centinaia di migliaia di persone (le stime oscillano tra 250.000 e 500.000, più che per qualsiasi altra apparizione in un sol giorno nella storia spagnola) occupò i pendii di fronte alla grotta, come si può vedere dalle foto. [...]

Durante il Rosario guidato dalla fanciulla a mezzogiorno, il cielo non diventò buio e non apparve nessuna croce di stelle circondata da angeli.

[William A. Christian Jr., Marina Sanahuja Beltran, Darkness at Noon, in Peter  Jan Margry (a cura di), Cold War Mary, Leuven University Press, 2021, pp. 157-158]

Volendo comprendere in termini concreti e numerici l'influenza suggestiva del cinema in una fase storica in cui esso era la principale forma di intrattenimento popolare a basso costo, si può osservare che tra il 1947 e il 1952 si diffondono in Europa ben tre film che trattano di apparizioni. Oltre a quello su Bernadette, c'è, nel 1951, lo spagnolo La Señora de Fátima (uscito in Italia con il titolo Il segreto di Fatima) e, nel 1952, lo statunitense The Miracle of Our Lady of Fatima (produzione Warner Bros., titolo italiano: Nostra Signora di Fatima). Ebbene, in quegli anni, le apparizioni hanno un'impennata.

Utilizzando come repertorio il volume Tutte le apparizioni della Madonna in 2000 anni di Storia, di Hierzenberger e Nedomansky (Piemme, 1996), si hanno i seguenti dati (escludo dal computo le - peraltro numericamente irrilevanti - apparizioni extraeuropee): 28 fenomeni di presunte apparizioni nel decennio, precedente all'uscita dei tre film, 1937-1946 [cfr. Hierzeberger, op. cit., pp. 297-331], ben 88 nel decennio 1947-1956 [cfr. ivi, pp. 331-379], per poi ridiscendere a 24, nel decennio 1957-1966 [cfr. ivi, pp. 379-406]. Che il cinema suggerisse spunti per fantasie legate ad apparizioni è difficilmente negabile. 

*****

Ben presto, Bruno Cornacchiola fondò un'associazione denominata SACRI (Schiere Arditi di Cristo Re Immortale), che "nasce ufficialmente il 12 aprile del 1948" [A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, cit., p. 114], giorno in cui viene redatto lo statuto.

Dopo aver acquisito un ampio terreno nella frazione romana di Castel di Leva, l'associazione inizia, nel 1959, la costruzione di una sede. I lavori avanzano, evidentemente, secondo l'afflusso delle offerte e terminano in poco più di dieci anni. Nel gennaio del 1970 la struttura viene inaugurata e la SACRI può così diventare una vera e propria comunità.

SACRI

Casa Betania, sede della comunità SACRI (vista da Google Earth)

Nel 1981 l'apologeta don Giuseppe Tomaselli, in un suo libro, forniva indicazioni in merito alla sede della comunità e scriveva che, venendo da Roma, oltrepassati il Santuario del Divino Amore e qualche bivio...

... inizia la Via Zanoni. Al numero 44 si trova un cancello, con la scritta "S.A.C.R.I." [...].

Una cinta di nuova costruzione circonda una villetta, dai piccoli viali ornati di fiori, nel cui centro sta una modesta palazzina.

Qui al presente abita Bruno Cornacchiola con una Comunità di anime volenterose, di ambo i sessi [...].

La dimora di questa nuova comunità "S.A.C.R.I." si chiama "Casa Betania".

Il 23-2-1959 vi mise la Prima Pietra l'Arcivescovo Monsignor Pietro Sfair. 

[Giuseppe Tomaselli, La Vergine della Rivelazione, Scuola Grafica Salesiana, 1981, p. 91]

Su richiesta dell'Associazione SACRI, nel giugno 2017 il Vicariato di Roma ha aperto un fascicolo in vista dell'eventuale indizione del processo di beatificazione di Bruno Cornacchiola, che però non ha, al momento, ricevuto il prescritto nullaosta dalla Congregazione per le Cause dei Santi (nel maggio 2021 il sito ufficiale del Vicariato di Roma, comunque, rilancia una pagina apologetica sulla vicenda di Bruno Cornacchiola, scritta dalle Missionarie della Divina Rivelazione, che costituiscono un vero e proprio ordine religioso nato, nel 2001, da una costola della SACRI: Un abbraccio di misericordia mariana alle Tre Fontane).

Continua nella parte 4: Bruno Cornacchiola: premonizioni... o postmonizioni?

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 21 agosto 2021

Copyright © Marco Corvaglia. Riproduzione riservata