Parte 3: La strana scelta delle "prime sette apparizioni"

di Marco Corvaglia

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La collina del Podbrdo a Medjugorje

La collina del Podbrdo

 

 

Al verbale della seduta del 15 dicembre 2012 è allegato uno studio (riprodotto nelle pagine 166-171 del libro Processo a Medjugorje) stilato da due membri della commissione e intitolato Le origini del fenomeno "Medjugorje"  (ne abbiamo già riportato alcuni passi nella Parte 1).

 

 

Da esso si evince inequivocabilmente che in quel periodo la commissione aveva già preso atto degli elementi giudicati negativi e/o dubbi.

In tale studio si legge anche:

La Commissione Internazionale, in data 5 ottobre 2012, sulla base del lavoro svolto e dei materiali acquisiti, ha incaricato Omissis e Omissis di “ricostruire gli inizi” degli avvenimenti a Medjugorje.
​[Allegato V – Verbale del 15 dicembre 2012, in D. Murgia, Processo a Medjugorje, cit., p. 168] 

​È strano che a quasi tre anni dalla costituzione della commissione si sentisse ancora la necessità di "ricostruire gli inizi". In particolare, come mai quest'interesse per gli inizi si manifesta solo dopo che si è presa coscienza degli elementi problematici del fenomeno di Medjugorje?

Era un interesse finalizzato a capire i fatti, o a cercare nei fatti delle giustificazioni ad una decisione già presa?

Proseguiamo nella lettura del documento: 

Data la complessità del fenomeno, si è immediatamente presentata l’esigenza di esplicitare la prospettiva o i criteri attraverso cui rileggere e riannodare il dato storico, fissandone un preciso e ragionevole “punto di inizio” e un altrettanto preciso e ragionevole “termine” [...].
Le prospettive-criteri esaminati sono stati essenzialmente tre: – l’entrata in scena del caso erzegovinese; – il momento in cui il collegio dei presunti veggenti si è sciolto; – il luogo delle apparizioni. Nell’incontro del 30 novembre 2012, presso la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”, i professori Perrella e Szentmártoni hanno discusso i diversi approcci e hanno deciso di scegliere la terza opzione, che è la prospettiva-criterio del luogo delle apparizioni, cioè il Podbrdo, quale elemento logico e ragionevole che permette di fare una netta distinzione tra la fase iniziale delle apparizioni e la fase ad essa consecutiva...
[Ibidem]

Da qui discende la scelta delle "prime sette attestate (presunte) 'apparizioni'” [ibidem]. 

Nel documento si riportano poi le caratteristiche distintive di queste "apparizioni" e si dice infine che l’"evento originario [è] ora asserito da 12 Membri della Commissione Internazionale in seno alla CDF come soprannaturale" [ivi, p. 170]. 

C'è qualcosa di strano. Ricapitoliamo, facendo molta attenzione alle date.

Il 5 ottobre 2012 (undicesima seduta) la commissione chiede a due membri di "ricostruire gli inizi degli avvenimenti".

Il 30 novembre 2012, i membri Salvatore M. Perrella e Mihály Szentmártoni si incontrano presso la Facoltà Teologica dove il primo dei due è docente, e stabiliscono, tra varie opzioni, cosa intendere per "evento originario" di Medjugorje: le prime sette "apparizioni".

Il 14 dicembre 2012 viene chiuso e datato [cfr. Murgia, Processo a Medjugorje, cit., p. 171] il documento Le origini del fenomeno "Medjugorje" (che sarà poi presentato alla commissione il giorno dopo, in occasione della dodicesima seduta). In questo documento, da un lato, si comunica alla commissione cosa si intenderà per "evento originario" e, contemporaneamente, dall'altro, si constata che un'ampia maggioranza della commissione ritiene soprannaturale l'"evento originario".  

Questo significa che la commissione era evidentemente già orientata a salvare un "evento originario", quale che fosse. Cioè indipendentemente dalle sue specifiche caratteristiche (le opzioni considerate, peraltro, non differivano di poco, visto che ad esempio il caso erzegovinese entra in relazione con Medjugorje solo a dicembre del 1981).

E i due estensori del documento avevano già un quadro chiaro e numericamente preciso delle posizioni all'interno della commissione.

​Nella seduta del 15 dicembre 2012,  c'è un membro della commissione che protesta di fronte alla scelta di dividere in due il fenomeno: 

Risulta che uno dei Membri della Commissione durante il dibattito ha accusato un autorevole esponente di aver arbitrariamente deciso di distinguere gli inizi del fenomeno dalla sua storia successiva. Una sorta di colpo di spugna per dividere in due parti il fenomeno di Medjugorje creando un prima e un dopo. L’accusa è stata subito smontata ed è stato accertato che in realtà la suddivisione in due tempi del fenomeno era opinione se non di tutti quanto meno della maggioranza dei Membri della Commissione  (Verbale 15 dicembre 2012 – Commissione Internazionale di Inchiesta su Medjugorje).
[David Murgia, Processo a Medjugorje, cit., p. 254, nota 3]

È pacifico che la scelta sia stata condivisa da una larga maggioranza (basta guardare alle deliberazioni finali). Ma questo non la rende automaticamente più sensata e motivata. Se una decisione incoerente venisse presa da una maggioranza, tanto peggio sarebbe.

Le stranezze legate alla scelta delle "prime sette apparizioni" non sono peraltro terminate, come stiamo per vedere.

 

Continua nella parte 4: Le "sette apparizioni" e i clamorosi errori della commissione

Marco Corvaglia

Pubblicato il 21 dicembre 2021

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