Parte 6: Singolari privilegi. Le "foto della Madonna" e la "sfrenata fantasia" (parole sue) di Luigina Sinapi

di Marco Corvaglia

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Madonna Sinapi Bert

Immagine pubblicata nella biografia ufficiale di Luigina Sinapi, accompagnata dalla didascalia “Un volto molto caro a Luigina”

Illustrata la vicenda della presunta profezia su Bruno Cornacchiola (in realtà resa nota vari decenni dopo i fatti), è necessario delineare un profilo di Luigina Sinapi.

Scrive il suo biografo che “i suoi interlocutori celesti erano Gesù, la Madonna, l’Angelo Custode, S. Giuseppe, S. Teresina, S. Gemma Galgani e San Francesco, ecc…” [C. Bert, Luigina Sinapi. Una piccola-grande donna, Are Edizioni, 1985, p. 11].

 

In un volumetto curato da Rosalia Azzaro (esponente dell’Associazione Amici di Luigina Sinapi e  - come è scritto sul retro del frontespizio dello stesso volumetto - “membro della Commissione Storica nominata dal Tribunale Diocesano” nell’ambito del processo di beatificazione della donna), si legge che negli anni Quaranta Luigina era "incerta circa le sue visioni soprannaturali che chiamava 'sonnellini'; scriveva: 'Cilicio alla mia sfrenata fantasia!'” [R. Azzaro Pulvirenti, La Serva di Dio Luigina Sinapi (1916-1978), Velar, 2011, p. 10].

Vedeva però anche che la gente che le stava attorno credeva alle sue  presunte esperienze.

Nel 1953 Luigina scrive nel diario che la Madonna le ha detto di voler trasformare le sue preghiere in una “bomba atomica dell’amore” [ivi, p. 17], mentre Gesù avrebbe definito la confessione “banca della Misericordia” [ivi, p. 18]. Le stesse inequivocabili modalità espressive si ritrovano, anni dopo, in alcuni "indovinelli" che le sarebbero stati proposti dall'angelo custode: “Nel cielo mistico qual è l’apparecchio a reazione che colpisce il cuore di Dio? MARIA” [Il granellino di senape. XXIV anniversario del Transito al Cielo della Serva di Dio Luigina Sinapi, Centro dell’Ora Eucaristico Mariana, 2002, p. 21].

Da un lato, Luigina si autoattribuiva, in segno di umiltà, epiteti come "granello", "straccetto", "schiavetta", "sgabellino", ma dall'altro scriveva che la Madonna le avrebbe detto: “Quanti oltraggi riceve il Mio Cuore! Voglio bearmi col trattenermi nel tuo cuore” [Bert, Luigina Sinapi, cit., p. 86]. A suo dire, inoltre, la Madonna la definiva “un piccolo fiore di Campo” [cfr. ivi, p. 115]

 

La sua biografia ufficiale contiene numerosi elementi, a dir poco, sconcertanti. A puro titolo d’esempio, Luigina un giorno, quand’era piccola, avrebbe ricevuto una visita da Gesù Bambino. I suoi familiari non lo vedevano. Luigina, per non essere presa per pazza, gli chiese di farsi vedere anche dagli altri e allora "mentre il Bambinello indietreggiava per la scala, la nonna vide una nuvoletta bianca e su quella spuntare una manina infantile che si agitava per salutare" [ivi, p. 18].

Quando Luigina, superata la mezza età, fa questi racconti, la nonna e i genitori sono defunti e non possono quindi più smentire. Quanto ai fratelli, Luigina era la maggiore di cinque figli [cfr. ivi, p. 15], quindi anche quelli che al momento del presunto fatto erano già nati, erano evidentemente molto piccoli. La situazione, in fin dei conti, è analoga a quella della “profezia” su Bruno Cornacchiola.

 

Quando aveva circa 18 anni, essendosi trasferita a Roma dal suo paese in provincia di Latina, Itri (che nel 2006, dopo l’apertura della fase diocesana del processo di beatificazione e, di conseguenza, l'attribuzione del titolo di “Serva di Dio”, le ha anche dedicato una piazza), fu alcuni mesi a servizio presso una famiglia, alla Garbatella.

A suo dire, incontrava spesso per strada un prete povero. Luigina sentì il vivo desiderio di regalargli una tonaca nuova e un paio di scarpe, ma il prete l’avrebbe invitata a darle a un sacerdote veramente povero, raccomandandole:

“Sii sempre più buona e più umile”, ”Arrivederci in Paradiso”. E, mentre terminava di parlare, si alzò lentamente e, più si allontanava, più i suoi occhi azzurri diventavano intensi.

[Ivi, p. 44]

Il prete povero che ascende al cielo con gli occhi che diventano sempre più azzurri sarebbe san Filippo Neri.

Sembra evidente che Bruno Cornacchiola, che aveva sicuramente letto la biografia di Luigina Sinapi pubblicata nel 1985, si sia ispirato a quest’episodio per elaborare, nelle sue memorie autobiografiche, il racconto dei suoi ripetuti incontri e colloqui, da ragazzo, per le strade di Roma, con san Paolo in abiti da mendicante (si veda la pagina Ritratto critico documentato di Bruno Cornacchiola, presunto veggente delle Tre Fontane).

La giovane Luigina venne mandata via dalla famiglia romana presso cui era a servizio (era peraltro già stata mandata via, mesi prima, dagli zii presso cui soggiornava nella Capitale [cfr. ivi, pp. 34-35]). Secondo il racconto di Luigina, all'origine del dissidio ci fu nientemeno che una sua vera e propria missione politica da agente segreto in bilocazione:

Una mattina che era sola in casa, si trovò ad andare in bilocazione nella capitale di “un paese dell’est”, dove il Primate era stato imprigionato. Entrò nel palazzo vescovile, prese un documento segreto e, sempre in bilocazione lo depose in Vaticano, senza che nessuno l’avesse vista. Quando tutto fu fatto “rientrò in sé stessa”. Mentre andava riprendendosi fu aggredita dal demonio che la picchiò ferocemente, a tal punto, che a malapena riuscì a buttarsi sul letto tutta dolorante. Passarono così le ore e quando la padrona di casa rientrò trovò che nulla era stato fatto e il pranzo non era preparato. Trovandola sul letto, si arrabbiò moltissimo. Al ritorno, da lì a pochi minuti, con grande meraviglia, trovò l’appartamento tutto in ordine, i mobili spolverati e perfino l’acqua nella pentola che bolliva. Che era successo? Fu la stessa Luigina a spiegare alla signora che, non potendo fare lei, perché sofferente, aveva tutto sistemato il suo Angelo Custode. E per parecchio tempo in quell’appartamento non cadde più polvere sui mobili e sul pavimento.

[Ivi, pp. 45-46]

Ancora una volta, sono presunti fatti che lei racconta decenni dopo.

 

In apertura del presente articolo è visibile l’immagine sfocata di un volto, tratta dalla sezione conclusiva ("Luigina e il suo mondo in immagini", nelle pagine da 161 a 178) della biografia di Luigina Sinapi che già più volte abbiamo citato: Chino Bert, Luigina Sinapi. Una piccola-grande donna,  Are, 1985 (la ristampa in formato tascabile edita nel 1996 da Casa Mariana Editrice presenta invece questa sezione in versione fortemente ridotta, da pag. 137 a pag. 139, con solo 5 foto, contro le 28 dell’edizione originale, e, tra le tante, manca anche quella di cui stiamo parlando).

Da notare che il libro di Chino Bert, che frequentò personalmente Luigina negli ultimi anni della sua vita,  può ben essere considerato la biografia "ufficiale" di Luigina Sinapi ("A Chino Bert [...] gli Amici di Luigina Sinapi sono grati perché fu lui a scrivere la prima biografia di Luigina, dietro invito di Mons. Guglielmo Zannoni e con documenti inediti forniti da P. Raffaele Preite [suo direttore spirituale, MC]" [Il granellino di senape. XXXV anniversario del Transito della Serva di Dio Luigina Sinapi, Amici di Luigina Sinapi - Associazione Privata di Fedeli nella Diocesi di Roma, 2013, p. 54].

L'immagine in questione è l’ultima del dossier ed è accompagnata da un’enigmatica didascalia: “Un volto molto caro a Luigina”. Nessuna spiegazione o nessun riferimento chiarificatore è presente nel resto del libro.

Il mistero è stato però svelato nel 2001, grazie all’Associazione Amici di Luigina Sinapi.

Scopo principale dell’Associazione (il cui primo presidente è stato mons. Guglielmo Zannoni, già sottosegretario della Congregazione per il clero, a cui è succeduto nel 2005 mons. Fortunato Frezza, sottosegretario del Sinodo dei vescovi) è quello di promuovere la causa di beatificazione di Luigina Sinapi (sostenendo anche le relative spese, secondo la prassi).

Come già abbiamo ricordato, la fase diocesana del processo si è conclusa nel 2009, ma la "fase romana" non è mai iniziata.

L’Associazione ha potuto avvalersi anche del sostegno di politici democristiani di primo piano e in ottimi rapporti con le gerarchie vaticane: l’ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il cui mandato terminò nel 1999 (nel libro di Chino Bert è presente anche una lunga poesia di Scalfaro - all'epoca ministro dell'Interno - dedicata a Luigina e intitolata “Confidenziale”) e l’ex vicepresidente della Camera Giuseppe Azzaro.

Per inciso, il Vicario generale per la diocesi di Roma in carica quando fu concessa l’apertura del processo era il cardinal Camillo Ruini, cioè lo stesso prelato che ha poi guidato la discutibile commissione pontificia d’indagine su Medjugorje (in merito alla quale si veda Ammissioni e contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje).

Ebbene, l’Associazione Amici di Luigina Sinapi ha pubblicato, in coincidenza con gli anniversari della morte di Luigina, un bollettino, dal titolo Il granellino di senape.

L’edizione del 2001 (Il granellino di senape. XXIII anniversario del Transito al Cielo della “Serva di Dio” Luigina Sinapi, ripubblicata nel 2004 con il titolo Il granellino di senape. Serva di Dio Luigina Sinapi), è riservata pressoché integralmente al racconto della vicenda relativa all’immagine (anzi, in realtà sono due immagini simili) in questione (naturalmente faremo riferimento all’edizione originale, ma una quasi completa riproduzione non ufficiale del contenuto dell'opuscolo è comunque visibile a partire dalla pagina 8 del file PDF Come un granello di senape, presente dal 2016 sul sito cattolico "La Divina Volontà").

Per cominciare, ecco le foto pubblicate nelle citate edizioni dell'opuscolo Il granellino di senape:

Foto Madonna Sinapi 1
Foto Madonna Sinapi 2

 

 

La qualità delle riproduzioni non è eccelsa, perché si tratta di fotografie scattate ad altre immagini fotografiche.

In ogni caso, la prima foto (la stessa pubblicata da Chino Bert nella biografia del 1985), riprodotta sul risguardo del bollettino Il granellino di senape. Serva di Dio Luigina Sinapi (2004), è accompagnata dalla didascalia: "Immagine lasciata dalla Madonna in un incontro con Luigina, con il messaggio: 'Fate quello che Egli vi dirà'". La seconda immagine (che sembrerebbe una foto ritoccata a matita), si trova a pagina 13 dello stesso opuscolo (in seguito, le due foto sono state riprodotte anche in un piccolo volume apologetico di Vincenzo Speziale: Serva di Dio Luigina Sinapi. Una piccola donna con un grande cuore, Segno,  2016, pp. 56-57).

Nel bollettino, le foto sono accompagnate dalle testimonianze di varie persone del seguito di Luigina, la quale, in occasioni diverse, raccontò loro la sua sconcertante versione dei fatti.

Le testimonianze sono di padre Giuliano Di Renzo, già officiale dell’Elemosineria apostolica,  del sacerdote paolino don Attilio Malacchini, della professoressa  Giuseppina Cardillo Azzaro (docente di Estetica presso la Libera Università Maria Santissima Annunziata, nonché moglie e madre, rispettivamente, dei già citati Giuseppe e Rosalia Azzaro), di suor Maria Rosaria Calabrese e di Pina Nuccetelli Sinapi.  

 

La vicenda sarebbe accaduta dopo un viaggio in Terra Santa effettuato da Luigina nel 1967. 

Faremo riferimento prevalentemente alla testimonianza più particolareggiata, quella di Giuseppina Cardillo Azzaro, intitolata Il “regalo” della Madonna a Luigina (le altre sono comunque simili, negli aspetti essenziali):

Luigina Sinapi mi mostrò l’immagine della Madonna alla fine degli anni ’60. […] Intimamente emozionata, ma anche vivamente sorpresa, rilevai: “È così bella!”. […]

"Ma la 'Mamma' mica è una bacucca, come tanti pensano!", fu la risposta di Luigina […].

Luigina mi raccontò lei stessa come aveva ricevuto il dono di quell’immagine, e nel tempo, mi partecipò altri particolari.

Ella attendeva, come ogni primo sabato del mese, la visita della “Mamma” nella sua casa di via Urbino, e più esattamente nella sua Cappellina; ma quel sabato la Madonna non era venuta.

Luigina si fece triste e, per consolarsi, pensò di proiettarsi alcune immagini sacre, ed in particolare le diapositive dei Luoghi Santi. […]

Sulla parete che funge da schermo, ecco che arriva, nell’ordine, la diapositiva della località, Cana, luogo dell’evangelico “Festino di Nozze”, dove Gesù “diede inizio ai suoi miracoli”.

All’improvviso la scena si anima per la presenza reale della Madre di Gesù che intercede presso il Figlio.

Maria è rivestita della Veste di Nozze, ed è adorna dei “gioielli della Casa di Davide”, dono dello Sposo Giuseppe: due magnifici orecchini di perle e una fibula analoga sull'omero a fermare la lieve cadenza del manto.

[Il granellino di senape. Serva di Dio Luigina Sinapi, 2004, pp. 11-13]

Quindi, Luigina asseriva di avere inizialmente assistito ad una scena animata, sulla parete.

A proposito dell’abbigliamento, scrive, con tono impassibile, padre Giuliano Di Renzo:

La nostra Luigina mi spiegò che la Madonna volle andare alle nozze di Cana abbigliata da vera, finissima signora, indossando i vestiti migliori e adornandosi dei gioielli che erano gli orecchini donatiLe da S. Giuseppe.

[Ivi, p. 27]

 

Pina Nuccetelli Sinapi:

Rispondendo ai nostri interrogativi sugli orecchini, indossati dalla Madonna, diceva che erano un regalo di nozze di Giuseppe e che, pur nella sua semplicità, la Madonna si comportava come le altre donne dell’epoca e quindi nelle occasioni speciali si adornava, aggiungendo che aveva indossato per l’occasione un manto azzurro ed un vestito di una tinta più chiara.

[Ivi, p. 28]

 

Ritorniamo alla professoressa Giuseppina Cardillo Azzaro:

In una prima posa la Vergine è rivolta con gli occhi al Figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino!”.

In un’altra posa, la seconda, l’immagine ci presenta il sembiante verginale della “Donna”, allorché la Madre di Gesù, rivolta ai servi, pronuncia le arcane parole: ”Fate quello che Egli vi dirà”.

Nell’atto di allontanarsi la Madonna dice a Luigina: “Ti lascio un regalo, vedi!”, e aggiunge: “In Me troverai Gesù”.

Luigina constata che la presenza della Madre di Gesù alle “Nozze di Cana” ha impressionato per due volte il materiale adoperato per la proiezione, producendo il ritratto della Madre di Dio in due pose diverse.

[Ivi, p. 13]

 

Pertanto, a dire di Luigina, su due diapositive (immagini fotografiche positive su supporto trasparente) inserite nel proiettore sarebbe rimasto quel volto.

Come si apprende dalle stesse fonti, alcune riproduzioni fotografiche di queste diapositive vennero distribuite, a partire dalla fine degli anni Sessanta, a persone del seguito di Luigina, dalla stessa Luigina e dal suo confessore, padre Raffaele Maria Preite OSM, direttore dei Pueri Cantores della Cappella Sistina.

Come sottolinea padre Giuliano Di Renzo, la copia da lui posseduta “è la stessa che si vede riprodotta in bianco e nero nella vita di Luigina di Chino Bert” [ivi, p. 27]. 

 

Torniamo per l’ultima volta al racconto della professoressa Giuseppina Cardillo Azzaro:

Ma Luigina era anche depositaria di un materno avviso: “In me troverai Gesù”, le aveva detto la “Mamma” all'’atto di allontanarsi. […]

Sorge la viva esigenza di decifrare il senso delle arcane parole. Il giubilo del materno “regalo” era

attraversato da quella domanda.

Ed ecco, a un tratto, la sublime, consolante scoperta: nel Volto bello e santo della “Mamma”, c’era - c’è - ben visibile, il Volto di Gesù.

Bisogna sovrapporre un foglio bianco sulla parte sinistra del Volto della Madre, perché nella parte

destra, emerga una sagoma, uguale e diversa: l’immagine del Figlio.

I sembianti del Figlio e della Madre sono uguali, ma non identici, nei tratti e nelle espressioni.

Luigina cerca una conferma alla sua scoperta e la trova in modo convincente nell’unico termine di

paragone irrefragabile: i tratti del Salvatore presenti nel Volto della “Donna” che intercede alle Nozze di Cana, sono conformi al divino sembiante dell’Uomo della Sindone, l’unico archetipo dell’Uomo-Dio.

[Ivi, pp. 13-14]

Ovviamente, al contrario di ciò che affermava Luigina, non è affatto vero che l’immagine "somigli" all’abbozzata fisionomia del volto sindonico più di qualunque altro volto umano, ma tant’è.

Considerato che le "fotografie paranormali" (in realtà, dei banali trucchi fotografici) erano praticate già da un secolo (i primi esempi furono le fotografie "spiritiche", inventate da William H. Mumler nel 1860), la Madonna si sarebbe quindi stranamente ispirata, nella scelta del suo regalo per Luigina, a delle ben note frodi.

In realtà, le “foto della Madonna” di Luigina presentano l'immagine di una donna con le sopracciglia modellate e hanno tutta l'apparenza delle cosiddette fotografie di scena e, più specificamente, dei ritratti fotografici delle attrici, diffusi, in Italia come all'estero, a partire dagli anni Venti-Trenta del secolo scorso.

In un saggio accademico specificamente dedicato a queste caratteristiche tipologie di foto si legge:

 

 

Entrambi i generi fotografici, il ritratto e la fotografia di scena, erano messi in circolazione come materiali promozionali dei film – sui rotocalchi, sulle brochure e sulle cartoline per un’efficace pubblicità del prodotto del film e contemporaneamente per avviare la costruzione della figura divistica dell’attore. [...]

Il sapiente uso del chiaroscuro, del contrasto tra ombra e luce, creato artificialmente in studio e accentuato con il ritocco manuale, nonché i visi trasognati dei soggetti raffigurati, assieme a una specie di aura onirica che li contraddistingue, costituiscono degli aspetti fondamentali del ritratto hollywoodiano, che sono ripresi e adatti (sic) dagli abili fotografi nostrani per illustrare rotocalchi e cartoline relativi alla produzione cinematografica italiana.

[Enrico Biasin, Hélène Mitayne, Dietro il ritratto fotografico. Fotografia, attorialità e genere nei rotocalchi cinematografici italiani degli anni Trenta, in E. Menduni, L. Marmo (a cura di), Fotografia e culture visuali del XXI secolo, RomaTre-Press, 2018, pp. 403 e 405]

Ecco, a puro titolo d'esempio, qualche ritratto fotografico degli anni Trenta e Quaranta (le attrici sono, nell'ordine, Greta Garbo, Jean Harlow, Ella Raines):

Greta Garbo
Jean Harlow
Ella Raines

 

 

La (triste) vicenda del presunto regalo speciale fatto dalla Madonna a Luigina è comunque molto interessante in ottica psicologica e antropologica, perché sembra mettere a nudo quello che, in genere, è probabilmente il principale movente dei sedicenti veggenti.

In essi, in linea generale, anche un atteggiamento apparentemente umile può essere un modo di esaltarsi, perché – com’è ovvio - sanno che il loro ruolo richiede questo. Spesso, apparente umiltà e autoesaltazione sembrano convivere in modo del tutto caratteristico.

Ebbene, asserire di aver ricevuto doni speciali da una figura celeste è un modo, indiretto ma concreto, di dimostrare di essere prediletti da tale figura.

Da questo punto di vista, effettuando un'analisi comparativa, appare davvero esemplare e chiarificatore ciò che accadde a Medjugorje nei primi anni. Ne parleremo nella prossima parte.

Continua nella parte 8: L'autoesaltazione "sottintesa" e l'arte di prendersi gioco dei fedeli. Il caso di Medjugorje

La parte 7 è in corso di pubblicazione.

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 4 novembre 2021

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