Ammissioni e contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje (Parte 2)

di Marco Corvaglia

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  • La sconfortante testimonianza della dottoressa Darinka Šumanović-Glamuzina


David Murgia scrive:

 

[…] ho deciso di pubblicare anche un documento della Commissione Pontificia Internazionale non contenuto però nella Relazione Finale. E’ un documento importantissimo e sconosciuto che cambierà l’iter dei lavori della stessa Commissione Pontificia.
Infatti, dopo qualche anno di lavoro, i componenti della Commissione decidono di fare un sopralluogo proprio a Medjugorje per verificare sul posto quello che accade. E qui, dopo mille peripezie riescono a scovare una signora la cui testimonianza sarà fondamentale per il riconoscimento delle prime apparizioni. […]
Darinka Šumanović-Glamuzina […] [è] una teste formidabile che con la sua semplicità e osservazione convincerà l’intera Commissione Pontificia che i fatti (del primo periodo) accaduti a Medjugorje sono veri.
[Murgia, pp. 13-14]

 


In effetti, la commissione dà tanta importanza a questa testimonianza da citarla nella stessa Relazione finale, nella Parte I, paragrafo 1.1, intitolato "Il profilo iniziale del fenomeno" (e si consideri che più avanti si legge: "I dati e le considerazioni proposti trattando del profilo iniziale del fenomeno (punto 1.1) costituiscono, come è stato già accennato, motivi per affermare l'origine soprannaturale dei suoi inizi" [Relazione finale: Gaeta, p. 54; Murgia, p. 42]):

 

 

Esiste la testimonianza firmata della Dottoressa Darinka Šumanović-Glamuzina, raccolta durante il sopralluogo a Medjugorje della Commissione Internazionale, che racconta l’avvenuto in un’ottica estrinseca e neutra.
[Relazione finale: Gaeta, p. 43; Murgia, p. 34]

 


Nell'introduzione alla Testimonianza, la commissione scrive che la donna riferisce oggi di aver avuto "un’esperienza della Madonna che l’ha cambiata. Dopo l’evento, infatti, si sentiva piena di energia." [Testimonianza Darinka Šumanović-Glamuzina, Murgia, p. 84]

 


In realtà la testimonianza racconta, in termini fortemente emotivi, una banale vicenda ben nota da sempre, accaduta il 29 giugno 1981 (sesto giorno delle "apparizioni"). Ne parlò anche Vicka nel suo famoso libro intervista con padre Bubalo [cfr. J. Bubalo, Mille incontri cit, p. 45].

 


Nella Testimonianza, la dottoressa Šumanović-Glamuzina si definisce “molto razionale”.
In realtà, per comprendere il livello di suggestionabilità della donna, basta leggere il passo in cui dice che, impressionata dall'atmosfera di preghiera, lei pensò che il fenomeno potesse essere legato ad una manifestazione aliena:

 

Ad un certo punto pensavo addirittura che si trattasse di un oggetto dell’universo, di qualcosa che appartiene ad un’altra realtà. In quel momento hanno cominciato tutti insieme a pregare il rosario. Pregavano, pregavano, pregavano. L'atmosfera della loro preghiera in quel momento cambiava in un modo incredibile. Era qualcosa che non avevo sperimentato mai prima.
[Testimonianza Darinka Šumanović-Glamuzina, Murgia, p. 86]

 


Inizia l’apparizione e Darinka scrive nella sua Testimonianza:

 

Avevo chiesto a Vicka che stava a fianco di me: "Posso fare alcune domande alla Madonna?" In quel momento io dubitavo. Ero impressionata, ma non credevo che fosse la Madonna. Vicka ha chiesto alla Madonna: ”Madonna, questa donna Ti può fare delle domande?” Questo per me era un nuovo shock, perché lei si era messa in contatto con qualcosa e aveva chiesto il permesso affinché io potessi avere un contatto. Questo mi ha messo subito in una posizione di pensare che c’è effettivamente qualcuno. Qualcuno c’è.
[Ivi, p. 87]

 


Non fa una piega.

 

Vado avanti e chiedo a Vicka di chiedere alla Madonna se posso toccare la visione. […] La Madonna dice a Vicka: ”Sì, avvicinati”. Vicka mi dice dove mettermi e dove toccarLa. Vicka dice: “Qui, qui”. In quel momento dubito ancora. Voglio smascherare tutto e rivelare questo loro imbroglio.
[Ivi, p. 88]

 


Ma aveva scritto che a quel punto si era già convinta che “qualcuno c’è”...
La Testimonianza comunque continua così:

 

Ma nel momento in cui mi sono inginocchiata e ho messo la mano nel posto in cui Vicka mi ha detto che c'era la Madonna divento cosciente che sto entrando in qualcosa di molto pericoloso di cui non vedo la fine.
[Ibidem]

 


Naturalmente, però, Darinka non percepisce nulla di concreto. Ai suoi occhi, questo fatto, del tutto ovvio, diventa una prova del fatto che l'apparizione è vera:

 

Nei secondi successivi cerco come un robot di toccare qualcosa e succede una cosa incredibile; qualcosa che le parole non possono descrivere, qualcosa di inspiegabile.
Io sento che questo “qualcosa” o “qualcuno” se n’è andato. Non vedo niente, ma sento che non c è più.
[Ibidem]

 


Ovviamente, se Vicka (insieme agli altri) sta simulando l'apparizione e sa che quindi Darinka non sta sentendo nulla, cosa farà?

 


Dirà che la Madonna se n’è andata. E infatti:

 

Dietro di me sento le parole di Vicka: "La Madonna se n'è andata via."
[Ibidem]

 


Quindi, prima le ha dato il permesso di farsi toccare e poi invece se n'è andata via.

 

Mi tiro indietro con tanta vergogna. Avevo tanta vergogna dentro. [...] Mi avvicino a Vicka e le chiedo: “Vicka, ma che cos’è questo?” Vicka è tanto impaurita. Lei dice: "La Madonna ha detto: Ci sono sempre Giuda increduli”.
[Ivi, p. 89]

 


E, secondo la commissione pontificia internazionale, questa narrazione sarebbe “estrinseca e neutra.”

 

  • La Relazione a proposito del cambiamento di posizione del vescovo Žanić

 

Nella Relazione si legge inoltre, in riferimento al vescovo locale, Pavao Žanić (che era in carica quando il fenomeno iniziò e ne diventò un oppositore):

 

Esistono delle testimonianze che ci sia stata una pressione sul vescovo che, probabilmente per questo e certamente per le successive affermazioni di alcuni presunti veggenti su pronunciamenti della Gospa riguardo alla questione erzegovinese, ha cambiato parere sull’autenticità del fenomeno.
[Relazione finale: Gaeta, p. 44; Murgia, p. 35]

 


La motivazione che la commissione definisce "probabile" (le presunte pressioni), in realtà, non solo non è provata (quindi è calunniosa), ma è inconciliabile con tutti i dati storici documentati e inconfutabili che sono a disposizione (si rimanda alle mie Risposte a Saverio Gaeta (Parte 3): Il regime comunista, le intimidazioni, il vescovo). Ciò che conta non è se ci siano state pressioni, ma se il vescovo si sia fatto condizionare da queste. E la risposta non può che essere un sonoro "no".
E' necessario comunque puntualizzare qui brevemente un paio di questioni, che potranno poi essere approfondite nella suddetta pagina.

 


In primo luogo, non è del tutto corretto dire - come si legge su alcuni testi medjugorjani a cui la commissione ha passivamente attinto - che mons. Žanić abbia "cambiato parere sull'autenticità", per il semplice fatto che, se è vero che con il tempo è diventato un oppositore, non è però mai stato sostenitore dell'autenticità. Semplicemente, per i primi sei mesi circa, è solo stato possibilista e convinto della buona fede dei ragazzi (non dell'oggettività dell'esperienza).

 


In secondo luogo, in effetti il vescovo Žanić non ha mai nascosto di aver iniziato a cambiare posizione per vicende legate alla "questione erzegovinese" (a proposito della quale si veda, sul sito della Curia di Mostar, il documento Gli attacchi della "apparsa" di Medjugorje al vescovo diocesano Pavao Žanić) o, per meglio dire, soprattutto per alcune palesi e insanabili bugie e contraddizioni di cui i ragazzi si resero protagonisti nell'ambito di questa vicenda

 

  • La commissione critica i veggenti (ma si barcamena)


Dopo aver “salvato” le prime apparizioni, la commissione passa ad analizzare il seguito del fenomeno di Medjugorje ed evidenzia (nei modi tutti particolari che vedremo) la poca affidabilità dei “veggenti” per le decine di migliaia di apparizioni seguenti alle prime sette.

 


Tra gli aspetti critici c'è il tema del rapporto con il denaro:

 

Quel che la Commissione Internazionale ha potuto accertare, a proposito dell’accusa di un’eventuale ricerca del lucro, è che i testimoni del segno soprannaturale a loro originariamente indirizzato hanno ora effettivamente un rapporto per alcuni aspetti ambiguo con il denaro (e con quello che, in generale, si può chiamare preoccupazione per il proprio “benessere”). Quest’ambiguità, però, più che situarsi sul versante dell’immoralità, si situa nel versante della struttura personale, spesso priva di un solido discernimento e di un coerente orientamento, anche perché è mancata loro una attendibile e continuativa guida spirituale, nel corso di questi trent’anni. Vi sono, semmai, molti indizi di protagonismi spirituali esibiti e di relazioni pastorali mancate. [...]
Questo mancato accompagnamento spirituale e umano è sicuramente una tra le cause di certe ambivalenze e ambiguità che si sono manifestate tra i protagonisti del fenomeno in fieri. Questa dinamica negativa raggiunge il suo apice nel caso di Ivan Dragičević, i cui continui incontri e conferenze sul fenomeno di Medjugorje sembrano costituire l’unico suo lavoro e sostegno. Egli inoltre ha mentito più volte ed è meno credibile anche nel modo in cui parla delle sue esperienze con la Gospa.
[Relazione finale: Gaeta, pp. 81-83; Murgia, pp. 57-58. Murgia copre con un OMISSIS tutti i nomi presenti nella Relazione]

 

[...] i presunti veggenti sono apparsi sostanzialmente credibili nella loro testimonianza delle prime sette apparizioni, e anche per le presunte apparizioni successive non sembra si possa negare la loro soggettiva buona fede, indipendentemente dal giudizio sulla realtà dell’accaduto. Questa valutazione positiva non si estende però a Ivan Dragičević, sulla cui credibilità sono emerse gravi e comprovate riserve. Anche per quanto riguarda il comportamento morale e in particolare la questione del quaestus lucri, la posizione di Ivan Dragičević è più compromessa di quella degli altri presunti veggenti.
[Relazione finale: Gaeta, p. 115; Murgia, pp. 69-70]

[…] l’autorità ecclesiastica deve vigilare sulle attività economiche dei presunti veggenti connesse al fenomeno di Medjugorje, specialmente nel caso di Ivan Dragičević.
[Relazione finale: Gaeta, p. 119; Murgia, p. 72]

 


In sostanza, si ammette che il rapporto dei "veggenti" con il denaro e con la ricerca di lucro è innegabilmente ambiguo, ma, incredibilmente, si arriva a dire che ciò sarebbe da attribuire non ad una loro colpa, bensì alla mancanza di una guida spirituale.
Quindi, secondo la commissione pontificia internazionale, delle persone che da decenni dicono di essere guidate spiritualmente dalla Madonna, hanno bisogno di una guida spirituale terrena che insegni loro quello che evidentemente la Madonna non insegna (ad esempio, concetti come: non ci si deve prendere gioco dei fedeli chiedendo loro denaro per la costruzione di un "centro di spiritualità", quando invece si sta costruendo un albergo privato da 120 posti letto di nome Magnificat).
La ricerca di giustificazioni aprioristiche ricorre più volte nel documento.

 


Altri motivi di perplessità [corsivo nell'originale]:

 

Dai documenti originali messi a disposizione della Commissione Internazionale, risulta che gli allora adolescenti avevano dichiarato che il fenomeno avrebbe avuto termine. Ma, come si sa, questo non è accaduto.
[Relazione finale: Gaeta, pp. 83-84; Murgia, p. 58]

 


Inoltre [parentesi e punti esclamativi nell'originale]:

 

La Commissione Internazionale ha dovuto rilevare la banalità ripetitiva di alcune comunicazioni che i testimoni dichiarano di aver ricevuto dalla Gospa [...]. Soprattutto, però, questo settore riguarda:

 

la presunta Vita di Maria - di cui Vicka Ivanković asserisce di essere la depositaria, perché dettatale dalla stessa Gospa (!);

 

il "grande segno" (non ancora realizzato!);

 

i cosiddetti dieci "segreti" (con la questione del "frate depositario")

[Relazione finale: Gaeta, pp. 77-78; Murgia, p. 54. Murgia copre con un OMISSIS tutti i nomi presenti nella Relazione]

 


Nel seguente video, Vicka, intervistata nel 1988 su Rai Uno, nel corso di una puntata di Uno Mattina, conferma di aver messo per iscritto la vita dettatale della Madonna e di aspettare che la Vergine le dica di pubblicarla:

 

 

A distanza di tanti anni, nessuno ha potuto vedere questi manoscritti e la pubblicazione non è avvenuta.

 


Più avanti, nella Relazione si legge [corsivo nell'originale]:

Tra i tanti elementi problematici ed ambigui, quel che assume senza dubbio un peso maggiore, alla luce degli eventi del passato, è la forma tipica del “segreto”; non avendo i presunti veggenti sviluppato particolari qualità intellettuali e di introspezione, ed essendo parimenti rimasti privi di un accompagnamento e di un’educazione umana e spirituale all’altezza di quel che si stava verificando, il bisogno di rifarsi a dei modelli di comportamento che permettessero loro l’integrazione delle particolari esperienze che asserivano vivere può averli orientati ad assumere forme e ruoli già presenti nel vissuto ecclesiale (essere simili a) [...]
[Relazione finale: Gaeta, pp. 79-80; Murgia, pp. 55-56]

 


In pratica, nel suo stile a volte fumoso, la relazione dice che la commissione ritiene probabile che i segreti siano un’invenzione dei “veggenti”, i quali si sarebbero ispirati ai racconti di altri presunti veggenti del passato. Ma, anche stavolta, secondo la commissione pontificia internazionale, la colpa di questo inganno non è loro ma della mancanza di una educazione spirituale.

 


A confermare che la commissione di indagine ha cercato di non indagare troppo, sta il fatto che, significativamente, non ha voluto effettuare (né ha suggerito di effettuare) l'unica (semplicissima) verifica che sarebbe stata inequivocabile e risolutiva per tutti: l'esame della presunta pergamena con caratteristiche "magiche" che Mirjana asserisce di aver ricevuto dalla Madonna e che conterrebbe i segreti.

 


Nella relazione si legge:

 

La Commissione Internazionale ha ritenuto di non poter ordinare ai presunti veggenti di rivelarle il contenuto dei ‘segreti’, anche perché non ha la potestà di assumere essa stessa delle decisioni...
[Relazione finale: Gaeta, p. 78; Murgia, p. 55]

 


E’ da evidenziare che prendere visione della pergamena di Mirjana ed esaminarla non avrebbe nulla a che fare con la rivelazione dei presunti segreti, in quanto Mirjana ha sempre detto che solo lei li può vedere scritti, mentre chiunque altro guardi il foglio vi legge cose diverse: proprio in questo consisterebbe una delle presunte mirabolanti caratteristiche dell'oggetto in questione (si veda la pagina Mirjana e la pergamena magica...).

 


Infine, la commissione scrive:

 

Sembra opportuno chiedere ai presunti veggenti di vivere le asserite apparizioni in maniera non così pubblica come attualmente avviene […]
[
Relazione finale: Gaeta, p. 118; Murgia, p. 71]

 


E suggerisce di affiancare ai veggenti un sacerdote che, di fatto, controlli i messaggi stessi: funzione potenzialmente, se non intrinsecamente, ambigua che è già stata probabilmente svolta, all'inizio degli anni Ottanta, da padre Tomislav Vlašić. D'altro canto, è invece sicuro che tale funzione è stata svolta, nella seconda metà degli anni Ottanta, da padre Slavko Barbarić (si veda, ad esempio, la testimonianza di Wayne Weible, scrittore e apologeta di Medjugorje, amico intimo di Marija, nel suo libro The Final Harvest. Medjugorje at the End of the Century, Paraclete Press, 1999, pp. 98 e 164):

 

 

La formulazione linguistica dei presunti messaggi della Madonna dovrebbe avvenire alla presenza del sacerdote incaricato dell’accompagnamento spirituale del presunto veggente.
[Relazione finale: Gaeta, p. 119; Murgia, pp. 71-72]

  • I Suggerimenti per la gestione pratica del fenomeno (e del denaro)

Sulla base della propria proposta (non fondata su nulla di razionalmente persuasivo) di approvazione delle prime sette apparizioni, la Relazione, nella Parte II, intitolata Suggerimenti per la gestione pratica del fenomeno, suggerisce che “vadano rimossi i divieti di pellegrinaggi a Medjugorje con la partecipazione dei sacerdoti [...]" [Relazione finale: Gaeta, p. 100; Murgia, p. 63].

 


Si riporta l’esito della votazione in proposito:

 

I 14 presenti e votanti (11 Membri e 3 Esperti) si sono così espressi:
 

10 Membri e 3 Esperti: “gli attuali divieti di pellegrinaggi a Medjugorje vanno rimossi”;

1 Membro: voto nullo.

[Relazione finale: Gaeta, p. 101; Murgia, p. 65]

L’obiettivo di incrementare l’afflusso di pellegrinaggi a Medjugorje trova però un ostacolo nel fatto che il vescovo Perić (rimasto in carica dal 1993 al 2020) è convinto della falsità del fenomeno e quindi - secondo la commissione - non collaborerebbe a questo disegno. Si suggerisce pertanto “la costituzione di un’autorità ecclesiastica in loco che dipenda direttamente dalla Santa Sede, e non dal vescovo diocesano, quanto alla gestione del fenomeno di Medjugorje” [Relazione finale: Gaeta, p. 105; Murgia, p. 66].

 


La commissione arriva a discutere anche della possibilità di promuovere la chiesa di Medjugorje a santuario pontificio.
Ecco l’esito della votazione:

 

I 14 presenti e votanti (11 Membri e 3 Esperti) si sono così espressi:
 

6 Membri e 3 Esperti: “si eriga a Medjugorje un santuario pontificio”

4 Membri: “non si eriga per ora, ma soltanto in seguito, a Medjugorje un santuario pontifico”

1 Membro: “non si eriga affatto a Medjugorje un santuario pontificio”.

[Relazione finale: Gaeta, p. 109; Murgia, p. 69].


Si legge poi:

 

Le offerte che affluiscono alla chiesa parrocchiale e ai francescani risultano gestite con la dovuta trasparenza e saggiamente ripartite. Sembra comunque opportuno, date le dimensioni assunte dall’afflusso dei pellegrini, organizzare più accuratamente la raccolta delle varie offerte e in particolare delle intenzioni delle Messe, sul modello di ciò che avviene nei più importanti santuari mariani.
[
Relazione finale: Gaeta, p. 125; Murgia, pp. 74-75]

 


La relazione asserisce anche che "sarebbe assai auspicabile un ampliamento delle dimensioni della chiesa parrocchiale” [Relazione finale: Gaeta, p. 123; Murgia, p. 73] e che la cura pastorale dei pellegrini deve essere “integrata e potenziata” [Relazione finale: Gaeta, ibidem; Murgia, ibidem].

 


Quindi, in sostanza, bisogna operare per incrementare i pellegrinaggi in questo luogo in cui i "veggenti" hanno "effettivamente un rapporto per alcuni aspetti ambiguo con il denaro", come la stessa commissione ha scritto.

 

 


L'equivoca posizione della Chiesa

In ligia applicazione dei suggerimenti della commissione pontificia guidata dal cardinal Ruini, nel maggio 2018 il vescovo polacco mons. Henryk Hoser, aperto sostenitore di Medjugorje, è stato nominato da papa Francesco "Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato": si tratta di un "incarico esclusivamente pastorale" legato all'assistenza dei pellegrini [cfr. Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede (31/05/2018)].

 


Il 12 maggio 2019 il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha comunicato pubblicamente che sono permessi anche pellegrinaggi ufficiali (organizzati da diocesi e parrocchie), ad una condizione:

 

Il Santo Padre ha disposto che sia possibile organizzare i pellegrinaggi a Medjugorje. Ciò sempre avendo cura di evitare che questi pellegrinaggi siano interpretati come una autenticazione dei noti avvenimenti, che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa.

 


Posizione evidentemente equivoca, tanto è vero che il comunicato prosegue dicendo che "va evitato che tali pellegrinaggi creino confusione o ambiguità sotto l’aspetto dottrinale", ma non si indica minimamente come questa ambiguità potrebbe essere evitata.
Da notare che il pontefice ha concesso questo permesso solo oralmente: non c'è nessun atto ufficiale in merito.
Eloquente poi il fatto che si riproponga la stessa identica espressione-chiave già utilizzata, ben 21 anni prima, dall'allora Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, mons. Tarcisio Bertone, il quale, il 26 maggio 1998, scriveva in una lettera ufficiale al vescovo di Saint-Denis de la Réunion, mons. Gilbert Aubry (in quell'occasione il riferimento era ai pellegrinaggi privati):

 

[...] per quanto concerne i pellegrinaggi a Medjugorje che si svolgano in maniera privata, questa Congregazione ritiene che sono permessi a condizione che non siano considerati come un’autenticazione degli avvenimenti in corso e che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa.
[Tarcisio Bertone, L'ultima veggente di Fatima, Rai Eri-Rizzoli, 2007, p. 105]

 


E in futuro?
Al contrario di quello che molti difensori di Medjugorje ripetono per giustificare la situazione di stallo multidecennale, non esiste nella Chiesa nessuna norma che prescriva la necessità che un fenomeno sia terminato prima di poter emanare un eventuale giudizio positivo su di esso (con una tale norma, peraltro, la Chiesa, ammettendo di temere di essere smentita dalle successive evoluzioni dei fatti, sottolineerebbe la fallibilità del proprio giudizio).
La stessa dichiarazione di Zara, come si è visto, stabilisce l'impossibilità, allo stato dei fatti, di un’approvazione non poiché i fenomeni sono ancora in corso ma "sulla base delle indagini finora condotte". E, come si è visto, da decenni il Vaticano dice che gli avvenimenti richiederebbero "ancora un esame": non dice che debbano terminare (del resto, approvazioni mentre i presunti fenomeni erano ancora in corso sono state concesse ad esempio a Finca Betania, Venezuela [novembre 1987, cfr. R. Laurentin, La Vergine appare a Medjugorje?, Queriniana, 1991, p. 15] e a San Nicolás, Argentina [maggio 2016]).

 


La Chiesa non può approvare Medjugorje perché è evidente che ciò sarebbe altamente compromettente, ma non vuole nemmeno condannarla (nonostante i due vescovi locali Pavao Žanić e Ratko Perić abbiano apertamente considerato falso il fenomeno).
E' facile allora comprendere che non ci saranno approvazioni ufficiali e formali, ma neanche divieti.

 


E' eloquente ciò che è accaduto in occasione dello Mladifest (Festival dei giovani), che richiama ogni anno a Medjugorje decine di migliaia di partecipanti da tutto il mondo e copre la prima settimana di agosto, in cui cade il presunto compleanno della Madonna (precisamente il 5 agosto, a dire della sedicente veggente Jelena Vasilj).

 


In occasione dello Mladifest 2019, il papa ha inviato il suo vicario per la diocesi di Roma, card. Angelo De Donatis. In occasione dello Mladifest 2020, c'è stato un lungo messaggio di saluto inviato ai giovani direttamente da papa Francesco. Il papa non ha fatto ovviamente cenno al fenomeno delle presunte apparizioni. Tuttavia, si tratta di fatti che non hanno precedenti, ma sono coerenti con la strategia, delineatasi sempre più chiaramente tra il 2017 e il 2018 (e implicitamente suggerita dalla commissione pontificia di inchiesta su Medjugorje), che punta a sostenere Medjugorje senza assumersene la responsabilità, cioè per una via obliqua, tra il dire e il non dire, tra il fare un passo avanti e mezzo passo indietro.

 


Eppure, c'era qualcuno che pare dicesse: «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”»...

Marco Corvaglia

Pubblicato il 10 febbraio 2020. Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2020

Copyright © Marco Corvaglia. Riproduzione riservata

Ecco il link al video del servizio su Medjugorje (con la mia partecipazione) mandato in onda dalla trasmissione Le Iene su Italia 1 il 26 marzo 2021.