Ammissioni e contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje (Parte 1)

di Marco Corvaglia

La commissione pontificia (2010-2014) esprime un giudizio positivo sulla prima settimana del pluridecennale fenomeno... ma ammette che "gli eventi successivi alle prime sette apparizioni costituiscono un vero problema"

  • Illogiche conclusioni

I fatti di Medjugorje, tuttora in corso, hanno avuto inizio nel lontano 1981.

La posizione ufficiale della Chiesa su questo fenomeno è costituita dalla Dichiarazione di Zara, del 1991, firmata dalla Conferenza Episcopale Jugoslava:

Sulla base delle indagini finora condotte, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali.

 

 

Nel 2010, papa Benedetto XVI istituì però una nuova commissione d'inchiesta su Medjugorje (presieduta dal card. Camillo Ruini) con funzioni puramente consultive: il giudizio definitivo spetterebbe al pontefice, sentita la Congregazione per la dottrina della fede.
L’elenco dei componenti della commissione è presente in un comunicato della Sala Stampa vaticana dell'aprile 2010 (uno dei membri della commissione, lo psicanalista e psichiatra francese padre Tony Anatrella, nel luglio 2018 è stato sospeso dalle funzioni sacerdotali, con l'accusa di abusi sessuali, per decisione dell'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit).

 


Nel gennaio 2014 la commissione si sciolse, dopo aver consegnato la propria Relazione alla Congregazione per la dottrina della fede, che (come reso noto da Saverio Gaeta, vaticanista, saggista molto noto e sostenitore di Medjugorje) espresse però su di essa un parere fortemente negativo, ritenendola parziale e accomodante nei confronti di Medjugorje. Gaeta scrive di un "duro attacco condotto dalla Congregazione nei confronti della Relazione della Commissione internazionale" [S. Gaeta, Dossier Medjugorje, San Paolo Edizioni, 2020, pp. 11-12]. Per la Congregazione, "non si doveva tener conto dei risultati cui la Commissione internazionale era giunta; e si doveva, plausibilmente, arrivare a un decreto di bocciatura delle apparizioni di Medjugorje. Una vera e propria 'contro-Relazione'!" [ivi, p. 12].

 


Dopo di ciò - scrive ancora Saverio Gaeta - papa Francesco ha però fatto esaminare la Relazione della commissione "a teologi di propria fiducia, i quali [...] hanno confermato che la Commissione internazionale è stata corretta nel proprio metodo di indagine; e la 'contro-Relazione' non aveva dunque motivo di esistere" [ibidem].

 


Naturalmente, però, non conoscendo nello specifico gli argomenti delle due parti, in linea di principio non si può dire altro se non che i teologi consultati dal papa hanno le stesse probabilità di dire cose esatte (o sbagliate) che hanno i membri della Congregazione.

 


Nel maggio 2017 papa Francesco, in una occasionale conferenza stampa, svelò, in maniera estremamente sommaria, le conclusioni a cui era giunta la commissione pontificia.
Nel 2020, Saverio Gaeta ha pubblicato il testo integrale della Relazione finale della commissione nel già citato libro Dossier Medjugorje (d'ora in avanti indicato in nota semplicemente come "Gaeta").
Negli stessi giorni, David Murgia, giornalista di TV 2000 (stazione televisiva di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana), anche lui sostenitore di Medjugorje, ha pubblicato la medesima Relazione nel volumetto Rapporto su Medjugorje (d'ora in avanti, "Murgia").

 


La commissione (che nel testo si autodefinisce sistematicamente “Commissione Internazionale”) ha prodotto una Relazione che contiene diversi errori, sia logici che di ricostruzione delle vicende, come stiamo per vedere.

 


Il dossier pubblicato da Murgia inizia con una Cronologia critica dei primi undici giorni relativi agli avvenimenti di Medjugorje, stilata dalla commissione pontificia.
In questo documento, vengono sinteticamente presentate le presunte apparizioni che sarebbero avvenute nei giorni che vanno dal 24 giugno al 4 luglio 1981 (la commissione sceglie di contare un’”apparizione” per ciascun giorno, anche se, in realtà, in diverse occasioni ci sono state “apparizioni” multiple nella stessa giornata).

 


Partiamo ora direttamente dalle conclusioni della Relazione finale, in cui si afferma testualmente che  “le prime sette apparizioni risultano intrinsecamente credibili" [Relazione finale: Gaeta, p. 61; Murgia, p. 47]

 


Si riporta anche l’esito della votazione:

 

[...] su 15 presenti e votanti (11 Membri e 4 Esperti),

10 Membri e 3 Esperti: constat de supernaturalitate [è evidente la soprannaturalità];

1 Esperto: nondum decernendum [sospensione del giudizio];

1 Membro: constat de non supernaturalitate [è evidente la non soprannaturalità].

 

Pertanto la Commissione Internazionale, a maggioranza, ritiene gli inizi del fenomeno di Medjugorje non riducibili a sole dinamiche umane ma aventi un'origine soprannaturale.
[
Relazione finale: Gaeta, p. 62; Murgia, p. 48]

 


Tuttavia, più avanti si legge [corsivo nell'originale]:

 

La Commissione Internazionale rileva, in ogni caso, che gli eventi successivi alle prime sette apparizioni costituiscono un vero problema, che rende assai difficile una valutazione conforme a quella che può essere riconosciuta al segno originario.
[Relazione finale: Gaeta, p. 83; Murgia, p. 58]

 


In sintesi, quindi, credibili le apparizioni dei primissimi giorni e dubbie le decine di migliaia dei decenni successivi. Con quella che appare un'acrobazia logica, si ammette la poca affidabilità dei presunti veggenti ma, contemporaneamente, si “salva” un nucleo originario di Medjugorje e il fervore religioso che lì si è generato.

 


E viene subito da farsi una domanda: come mai queste presunte prove di soprannaturalità iniziale erano sfuggite alla Conferenza Episcopale Jugoslava nel 1991?
Evidentemente perché non ci sono. E, oggi, vengono avanzate come frutto di una decisione eminentemente "politica".

 


Ma iniziamo ad analizzare il testo della relazione, vedendo come la commissione giustifica la scelta delle prime sette apparizioni.

 


Per cominciare, fondandosi su interpretazioni psicologiche tutte da verificare, si elencano le apparizioni che sarebbero potenzialmente più libere "da influenze inconsce" [corsivo nell’originale]:

 

[…] gli eventi che i testimoni dichiarano essere avvenuti sul monte Podbrdo sono stati individuati come quelli che rispondono meglio ad una situazione libera da impropri elementi di influenza. Si tratta delle prime cinque presunte apparizioni/mariofanie.
[
Relazione finale: Gaeta, p. 47; Murgia, pp. 37-38]

 


“Prime cinque presunte apparizioni/mariofanie” significherebbe: dal 24 al 28 giugno. Ricordiamoci che dobbiamo arrivare a un totale di sette apparizioni “credibili”.

 


Subito dopo, si parla delle due "apparizioni", rispettivamente, del 30 giugno e del 1 luglio [corsivo nell'originale]:

 

Sempre tenendo conto delle testimonianze rese, la Commissione Internazionale ha ritenuto di dover considerare, insieme agli eventi che si dicono accaduti sul monte Podbrdo, anche altre due presunte apparizioni:
 

quella di Cerno, località ad alcuni chilometri da Medjugorje, dove gli allora adolescenti erano stati portati in auto dai funzionari di polizia;

quella avvenuta nella casa parrocchiale di Medjugorje, dove i testimoni si erano in un certo qual modo “rifugiati” dopo la precedente “presa in consegna”, non certo benevola, da parte dei funzionari statali.

[Relazione finale: Gaeta, pp. 48-49; Murgia, pp. 38-39]

 


Come è evidente i conti non tornano, perché il 1 luglio è l'ottavo giorno, non il settimo (lasciamo stare il fatto che, in realtà, per farla molto breve, non ci sono, nella maniera più assoluta, evidenze sicure del fatto che in quel giorno ci sia stata un’"apparizione" nella casa parrocchiale, ma non è questa la sede per impelagarsi in questo discorso).
Per risolvere il problema, Saverio Gaeta ipotizza che la commissione, per "prime sette apparizioni", abbia inteso quelle che vanno dal 25 giugno al 1 luglio, considerando la prima (24 giugno) solo come una "premessa":

 

[...] la conferma che quell’evento iniziale è stato considerato dalla Commissione internazionale al di fuori delle apparizioni giudicate credibili [...] giunge dal fatto che i due veggenti del primo giorno, Milka Pavlović e Ivan Ivanković, non sono neanche stati convocati in Vaticano per offrire la loro testimonianza (cosa che in realtà non sarebbe stata inutile per l’accertamento della realtà dei fatti).
[Gaeta, pp. 66-67]

 


Tuttavia, la commissione opererebbe in maniera semplicemente poco logica se asserisse che l'"apparizione" del secondo giorno è vera, sospendendo il giudizio sul primo giorno.

 


E la logica è uno dei principali punti deboli del testo.
Nella citata Cronologia critica dei primi undici giorni relativi agli avvenimenti di Medjugorje, a proposito dell’apparizione a Cerno del 30 giugno, la commissione riporta un fatto ben noto:

 

La Madonna manifestò la propria disponibilità ad apparire in chiesa annunciando, altresì, che sarebbe apparsa durante i tre giorni seguenti.
[
Cronologia critica dei primi undici giorni relativi agli avvenimenti di Medjugorje, Murgia, p. 23]

 


Per la commissione l’apparizione del 30 giugno è credibile, ma in quella stessa “credibile” circostanza la Gospa ha detto che “sarebbe apparsa durante i tre giorni seguenti”. Come si fa, allora, a fermarsi al 1 luglio?
Per coerenza logica, bisognerebbe arrivare al 3 luglio.

 


Qualcuno in commissione deve essersene accorto, riuscendo però solo a rendere ancora più grande il pasticcio.

 


Nella Relazione si legge infatti [sottolineature mie]:

 

Individuato l’oggetto formale e materiale specifico, suscettibile di offrire e delineare la fisionomia di un fatto religioso di specifico interesse dal punto di vista della sua possibile origine soprannaturale, esso può dunque essere riconosciuto, in modo sufficiente e ragionevole, nelle prime sette presunte apparizioni, che si testimonia avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981 a [segue l'elenco dei nomi dei veggenti].
[
Relazione finale: Gaeta, p. 52; Murgia, p. 41]

 


Ma dal 24 giugno al 3 luglio le "apparizioni" sarebbero dieci (e notiamo che anche il 24 giugno viene citato espressamente, smentendo quindi l'ipotesi di Gaeta).
L’affermazione, priva di senso, viene ripetuta nel Riepilogo della Relazione, dove si parla delle “prime sette apparizioni, avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981” [Gaeta, p. 134; Murgia, p. 77].

 


Saverio Gaeta attribuisce questa palese incongruenza soprattutto a "un difetto nella composizione della Commissione, con l’assenza di un esperto nella storia della manifestazione mariana di Medjugorje, in grado di tenere le fila della ricostruzione proposta nelle testimonianze dei protagonisti, a ormai trent'anni di distanza dagli eventi iniziali" [Gaeta, p. 65].

 


Ma non sembra una cosa di poco conto, per una commissione incaricata di esprimere un giudizio su Medjugorje.

 

*****

 

Chiediamoci ora: cosa ha trovato la commissione di particolarmente convincente nelle apparizioni del 30 giugno e del 1 luglio?
Leggiamo [corsivo nell'originale]:

 

La Commissione Internazionale ha motivato questa scelta, tenendo presente:
la dimensione martiriale connessa con i fatti di Cerno, non addebitabile alle scelte degli allora adolescenti e da essi nondimeno accolta (le reazioni dei parenti e degli amici, gli interrogatori di polizia); [...]
[
Relazione finale: Gaeta, p. 49; Murgia, p. 39]

 


Quindi la vicenda di Cerno sarebbe stata addirittura un martirio per i ragazzi.

 


Allora, cominciamo con il dire che non è vero che a Cerno “gli allora adolescenti erano stati portati in auto dai funzionari di polizia” [Relazione finale: Gaeta, p. 48; Murgia, p. 38]. E del resto la commissione si contraddice, dato che nella Cronologia scrive correttamente (seppur sbagliando la grafia del nome della località):

 

I bambini, accompagnati da due ragazze (Mica e Ljubica), fecero un'escursione in macchina ed ebbero la visione a Cerna.
[
Cronologia: Murgia, p. 22]

 


Erano due assistenti sociali: Mica Ivanković, cugina di Vicka e Ivanka, e Ljubica Vasilj-Gluvić.
Questa ulteriore contraddizione nei documenti della commissione è un chiaro segno della frammentaria conoscenza dei fatti da parte di coloro che hanno poi determinato l'esito delle votazioni finali.

 


Nello specifico, è evidente che qualcuno, nella commissione, si è rifatto a questo racconto di Vicka, risalente al 1983 (ma Vicka non dice mai che si trattasse di "funzionari di polizia"):

 

Già durante il viaggio noi avevamo capito che quelle due ci avevano ingannato. Istigate da qualcuno, ci hanno portate a spasso perché noi non potessimo andare sul Podbrdo dalla Madonna. Però noi, lungo la strada, attraversando Cerno, abbiamo chiesto che si fermassero, perché volevamo pregare la Madonna. […] Erano circa le sei del pomeriggio, quando noi di solito ci incontriamo con la Madonna. […] Non volevano acconsentire. Facevano finta di non capire. Solo quando noi abbiamo detto che, se non si fermavano, ci saremmo buttati fuori dalla macchina, si sono fermate.
[Janko Bubalo, 
Mille incontri con la Madonna. Le apparizioni di Medjugorje raccontate dalla veggente Vicka, EMP, 1986, pp. 46-47]

 


Ma Vicka si contraddice e contraddice gli altri “veggenti”.
Esiste una serie di nastri che riportano i colloqui intercorsi tra i padri della parrocchia di San Giacomo di Medjugorje e i ragazzi nel periodo che va dal 27 al 30 giugno 1981. Essi sono stati sbobinati, trascritti e tradotti da ben tre autori, di cui due sostenitori aperti di Medjugorje (Daria Klanac e padre James Mulligan).

 


Il nastro registrato il 30 giugno dal parroco Jozo Zovko (nastro evidentemente noto a chi, nella commissione, ha stilato la Cronologia) fa capire inequivocabilmente che per i ragazzi, in realtà, si trattò di una piacevole escursione: i ragazzi scelsero Cerno, come meta, liberamente.
Affermarono tutti insieme: "Siamo noi che abbiamo scelto il posto". Vicka stessa, con il suo piglio orgoglioso, fu ancor più esplicita: "Abbiamo deciso da soli e questo è tutto. Non avevamo bisogno che qualcuno ce lo dicesse" [J. Mulligan, Medjugorje. The First Days, Boanerges Press, 2013, p.242; D. Klanac, Aux sources de Medjugorje, Sciences et Culture, 1998, p. 171].
Interessante anche il brano in cui padre Jozo chiede ai ragazzi se sono stati infastiditi dalla presenza delle due donne. La loro risposta fu: "Niente affatto. No! Sono state molto gentili" [Mulligan, Medjugorje, cit., p.247; Klanac, Aux sources, cit., p. 176].

 

*****

 

Più avanti, nella relazione si legge anche che quando, nei primi giorni, sono stati interrogati dalla polizia, “i presunti veggenti sono stati esposti a delle minacce gravi. Resistono comunque e non negano minimamente quanto hanno sperimentato" [Relazione finale: Gaeta, p. 44; Murgia, p. 35].

 


Nei primi giorni i ragazzi furono effettivamente più volte interrogati, ma non furono mai assunti provvedimenti severi contro di loro, né contro i loro genitori, i fratelli e le sorelle.

 


Del resto, i sei ragazzi erano tutt'altro che terrorizzati.
Il quarto giorno (27 giugno 1981) si rifiutano di farsi portare dalla polizia a Mostar per esser visitati da uno psichiatra. E nessuno li costringe ad andare.
Ecco come Mirjana, nella propria autobiografia, racconta quanto succede in quel giorno quando, a Čitluk, un medico generico, il dottor Ante Vujević, ha appena finito di visitarli:

 

Ci chiamò e disse: "Ora sarete visitati da uno psichiatra di Mostar". "No", dissi. "No?". "Lei penserà che siamo tutti pazzi, ma cos'altro volete da noi?" Aprii la porta. "La saluto. Dobbiamo andare". E ce ne andammo.
[Mirjana Soldo
, Il Mio Cuore Trionferà, Dominus Production, 2016, pp.61-62]

 


L'ottavo giorno (1 luglio) i ragazzi si rifiutano di rispondere ad una convocazione della polizia a Čitluk. Il racconto è di Vicka, nel libro-intervista con padre Janko Bubalo):

 

Vicka: Proprio in quel giorno hanno convocato noi e i nostri genitori nella scuola.
Padre Bubalo: Chi vi ha convocati?
Vicka: Lo sai bene chi! Quelli della polizia Chi altri poteva essere? [...] Noi ragazzi non siamo andati per niente a questa convocazione.
[Janko Bubalo, 
op. cit., p. 52]

 


Nella più completa versione inglese del libro, si legge anche: "i nostri genitori non sono andati sempre, quando sono stati convocati" [Fr. Janko Bubalo, A Thousand Encounters with the Blessed Virgin Mary in Medjugorje, Friends of Medjugorje, Chicago (IL) 1987, p. 45].

 


Del resto, molti anni dopo, la stessa Vicka dirà:

 

Né io né gli altri veggenti abbiamo avuto problemi con le autorità, ma sono state loro ad avere problemi con noi.
[Krešimir Šego, 
I veggenti raccontano, Medjugorje, 2011, p. 111]

 

 

Scriveva colui che fu il primo storiografo medjugorjano, il francescano padre Marijan Ljubić:

 

Nessuno può dire con certezza quanti pellegrini si siano già recati a Medjugorje. E' comunque certo che alla fine di ottobre del 1981 si era già superato il mezzo milione.
[Marijan Ljubić, 
Medjugorje. Dernière inviatation à la priere et à la conversion, Parvis, 1986, p. 37]

 


Il che è evidentemente incompatibile con l'idea di una severa repressione.
Le autorità aspettarono un mese e mezzo prima di mostrare una certa risolutezza: a metà agosto, in coincidenza con l'emanazione di un vero e proprio decreto di accesso al Podbrdo (ricordato anche dalla commissione nella Cronologia), ci fu effettivamente un inasprimento delle misure repressive, che però non toccò direttamente i ragazzi (e non fermò nemmeno l'afflusso dei pellegrini, come abbiamo visto), ma fu mirato a colpire con punizioni "esemplari" (dal punto di vista governativo) di rappresaglia alcuni francescani della regione che il regime considerava già da tempo come propri oppositori (tra cui il parroco di Medjugorje, Jozo Zovko).

 

*****

 


Secondo la commissione, inoltre, le prime sette "apparizioni" si distinguono dalle decine di migliaia successive in quanto, in particolare, "[...] il fenomeno si verifica 'all'improvviso' e di sorpresa; il fenomeno provoca paura e disturbo nelle anime dei veggenti" [Relazione finale: Gaeta, p. 48; Murgia, p. 38].


Così si esprime poi la Relazione [sottolineatura mia]:

 

[...] la Commissione Internazionale ritiene di poter affermare con ragionevole certezza che le prime 7 apparizioni risultano intrinsecamente credibili, perché capaci di suscitare in chi le ha vissute un risveglio della fede, una conversione del modo di vivere e un rinnovato senso di appartenenza alla Chiesa.
[
Relazione finale: Gaeta, p. 61; Murgia, p. 47]

 


Dal punto di vista razionale, è priva di qualunque senso o valore probante la motivazione fornita dalla commissione a sostegno della conclusione appena esposta. Se molta gente si convince che un fenomeno sia vero, questo non costituisce, ovviamente, una prova di veridicità (tanto più se quel fenomeno fa leva sui punti deboli psicologici delle persone).
Ugualmente infondata e gratuita dal punto di vista logico è quest'altra affermazione contenuta nel documento:

 

[...] la trentennale storia successiva agli eventi originari si è diramata in tale estensione e in tale profondità da escludere una manipolazione individuale o di massa.
[
Relazione finale: Gaeta, p. 71; Murgia, p. 50]

 


Per fare un esempio, anche gli 8 milioni di Testimoni di Geova oggi esistenti al mondo hanno vissuto "un risveglio della fede" aderendo al loro movimento. La commissione internazionale concorderebbe nel dire che, quindi, hanno seguito la strada giusta?
L’islamismo e l’induismo si sono "diramati" in enorme estensione e profondità. La commissione internazionale li ritiene per questo motivo veri?

E passiamo ora a un colpo di scena: una testimonianza a cui la commissione pare abbia attribuito una decisiva importanza.

Vai alla pagina Ammissioni e contraddizioni della commissione d'indagine su Medjugorje (Parte 2)

 

Copyright © Marco Corvaglia. Riproduzione riservata

Ecco il link al video del servizio su Medjugorje (con la mia partecipazione) mandato in onda dalla trasmissione Le Iene su Italia 1 il 26 marzo 2021.