di Marco Corvaglia
Già nel 1985, La Civiltà Cattolica, la storica rivista dei Gesuiti, a proposito di Medjugorje, scriveva del “gran numero di libri, articoli, interviste, videocassette, filmati, servizi radiofonici e televisivi, che, a dire il vero, danno – e non a noi soltanto – l’impressione di una campagna pubblicitaria molto ben organizzata capillarmente" [Circa i fatti di Medjugorje, di Giovanni Caprile S.I., "La Civiltà Cattolica", n° 3238, 18 maggio 1985, p. 363].
In questa descrizione c'è forse un'imprecisione. La campagna pubblicitaria non era e non è “organizzata capillarmente”. Essa si sviluppa in maniera del tutto naturale e si autoalimenta: in molti casi, chi fa propaganda ne è stato a sua volta vittima.
Resta da capire solo perché questo accada. E non è affatto difficile.
Partiamo dai libri: sia che si tratti di Medjugorje, sia che si tratti, ad esempio, di una qualunque credenza magica o misteriosa, il mercato è dominato da pubblicazioni a favore dei fenomeni in oggetto.
Nel momento in cui scrivo, in Italia risultano in commercio alcune centinaia di libri sull’astrologia o sull’ufologia, pressoché tutti scritti da e per “credenti”. Relativamente al reiki (pratica New Age), sono in commercio 61 libri, di cui uno soltanto è critico.
Per Medjugorje la situazione è analoga.
Cosa significa questo?
Poiché le case editrici sono imprese commerciali e investono solo in ciò che può consentire loro dei guadagni, quanto appena riportato mette in evidenza che i presunti fenomeni meravigliosi e misteriosi, pur con le loro profonde differenze, richiamano prevalentemente l’attenzione di coloro che credono in essi (e non degli scettici, che, evidentemente, più che criticarli, tendono semplicemente a disinteressarsene).
Se estendiamo lo sguardo anche agli altri mezzi di comunicazione di massa, dobbiamo ricordare che anche questi costituiscono attività con legittimi fini di lucro. Pertanto devono dare al grande pubblico ciò che esso desidera.
Il noto mensile dei padri paolini, Jesus, in un’inchiesta che analizzava il modo in cui la televisione affronta i fenomeni legati alla religione, ha evidenziato:
La Tv ha dato mostra di preferire la via facile e redditizia della spettacolarizzazione del "fatto religioso" – nell’informazione come nelle fiction - invece di tentare un percorso, più arduo ma forse più rispettoso, di riflessione e approfondimento.
[Schermo divino, di Laura Badaracchi, "Jesus", n° 5, 1 maggio 2004, p. 53]
Arnaldo Nesti, studioso cattolico, direttore del Centro Internazionale di Studi sul Religioso Contemporaneo (CISRECO), già docente di Sociologia della religione presso l’Università di Firenze, nella stessa inchiesta parlava di una produzione televisiva "in sintonia con il devozionale e il miracolistico” [ibidem] e aggiungeva che "la comunicazione religiosa rimane in un contesto privo di dimensione critica, quasi con la preoccupazione di non essere rispettosi" [ivi, p. 52].
Si direbbe che non si tratti tanto di un rispetto sincero quanto di un uso strumentale di certi fenomeni religiosi. In ogni caso, ciò che accade è che si concede largo spazio a racconti e resoconti giornalistici ispirati al sensazionalismo e, se gli argomenti rischiano di urtare suscettibilità diffuse, si sta anche bene attenti a non lasciare troppo spazio alle critiche, per non indispettire larghe fette di pubblico.
Basti pensare a ciò che successe nel febbraio 2005, quando il cardinal Tarcisio Bertone, nel corso della trasmissione Porta a Porta, su Rai Uno, osò esprimere delle velate riserve personali su Medjugorje.
Il 24 febbraio 2005 il Corriere della Sera titolava: Radio Maria, rivolta contro il cardinale. Sottotitolo: Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova, frena in tv sulle apparizioni di Medjugorje e Civitavecchia. Protestano preti e fedeli.
Nell’articolo si legge:
Sì, Sua Eminenza è furibondo. E risponde al fuoco. Perché a tirarlo per la veste fino a costringerlo a un comunicato ufficiale, quasi una diffida, non sono stati gli eretici o i tifosi. Sono stati proprio i fratelli di fede, gli ultrà della Madonna che qualche sera fa l’hanno sentito parlare da Bruno Vespa, a «Porta a porta», non hanno gradito il suo scetticismo sulle apparizioni di Civitavecchia e di Medjugorje e hanno sparato alzo zero, via mail o dai microfoni di Dio: «Reazioni scomposte e offensive — ha censurato lunedì il cardinale — di fedeli e sacerdoti che si definiscono "medjugorjani" », attacchi inaccettabili «anche da Radio Maria, non certo compatibili con i fautori di un’autentica devozione mariana».
[Radio Maria, rivolta contro il cardinale, di Francesco Battistini, "Corriere della Sera", 24 febbraio 2005]
Di fatto c’è un sostanziale monopolio dell’informazione, a tutto vantaggio di Medjugorje. E’ chiaro che questo non aiuta una valutazione consapevole e obiettiva da parte del grande pubblico.
APPENDICE
La Chiesa che ha coraggio
Ecco una coraggiosa nota, affidata alla voce del canonico della cattedrale di Bologna, mons. Andrea Caniato, in cui, in particolare, viene biasimata la parzialità che caratterizza l'informazione su Medjugorje (il video è tratto dalla puntata del 19 luglio 2012 della trasmissione "12 Porte", a cura dei servizi televisivi della diocesi di Bologna):
Marco Corvaglia
Aggiornato il 31 luglio 2012