Risposte a Saverio Gaeta (Parte 1)

di Marco Corvaglia

Introduzione

Saverio Gaeta

Saverio Gaeta

 


Nel giugno 2020 il noto giornalista e saggista cattolico Saverio Gaeta, da molti anni aperto sostenitore di Medjugorje, ha pubblicato, per le edizioni San Paolo, il volume Medjugorje. La vera storia, così descritto nella quarta di copertina: “Il racconto dettagliato di 40 anni e le risposte alle obiezioni dei critici".

 


Le obiezioni che mi vengono personalmente rivolte sono, per lo più, marginali. Qui di seguito le esporrò tutte, con le mie contro-argomentazioni. Mi occuperò anche di due o tre obiezioni nelle quali non sono stato direttamente o espressamente chiamato in causa.

Naturalmente, se Saverio Gaeta avrà delle puntualizzazioni da fare, le pubblicherò, aggiornando le pagine.

 

 

Nel marzo 2018, Gaeta volle contattarmi, da studioso a studioso, ed espresse questa considerazione: "Anche se siamo su posizioni contrastanti, ritengo che operiamo ambedue in buona fede" (lo ringrazio per questo riconoscimento e anche per avermi ora espressamente dato il permesso di pubblicare questo frammento di comunicazione privata intercorsa tra di noi).

Tra il serio e il faceto, con Saverio Gaeta ci è capitato di dirci che ci facciamo le pulci a vicenda. Direi che... è cosa buona e giusta. Non ho, naturalmente, alcuna preclusione nel valutare la fondatezza di eventuali obiezioni.

 


A questo proposito, consideriamo un documento relativo ai primi giorni del fenomeno di Medjugorje: il colloquio (registrato su nastro) che si svolse nel pomeriggio del 27 giugno 1981 fra padre Zrinko Čuvalo e il "veggente" Ivan.
Sin dall'inizio del colloquio si parla solo ed esclusivamente del primo giorno, cioè del 24 giugno, a cui si fa riferimento con la parola "mercoledì", o con l'espressione "festa di san Giovanni".
A un certo punto, Ivan, continuando a riferirsi sempre chiaramente al primo giorno, dice che Vicka e Ivanka lo hanno invitato ad andare con loro sulla collina:

 

Ivan: Loro hanno detto che è apparso qualcosa come la Madonna, lassù.
Padre Čuvalo: Sì, sì e tu sei andato con loro. Quando sei arrivato lassù, hai visto quello che ora hai detto. Dimmi: com’era vestita questa figura? Non era nuda, no?
[Ivo Sivrić, La face cachée de Medjugorje, Psilog, 1988, p. 215; James Mulligan, Medjugorje. The First Days, Boanerges Press, 2013, p. 99]

 


Seguono 18 domande di padre Čuvalo (a due delle quali Ivan non risponde nulla) sull’aspetto e l’atteggiamento della figura. Anche in questa sezione, non si citano altri giorni.
Quindi, il colloquio prosegue così (e arriviamo al punto decisivo):

 

Padre Čuvalo: Quando l’hai vista, che cosa hai fatto? Hai detto qualcosa?
Ivan: Ho detto una preghiera.
Padre Čuvalo: Che preghiera hai detto?
Ivan: Due Padre nostro, due Ave Maria e…
Padre Čuvalo: Hai sentito questa persona dire qualcosa?
Ivan: Sì, l’ho sentito mentre stavamo per andare via.
Padre Čuvalo: Che cosa hai sentito?
Ivan: «Andate nella pace di Dio!»
Padre Čuvalo: Non hai sentito niente prima di questo?
Ivan: No, non ho sentito nulla.
Padre Čuvalo: Il giorno dopo sei andato?
Ivan: No
Padre Čuvalo: Ieri sera sei andato?
Ivan: Sì.
[Sivrić, La face cachée de Medjugorje, cit., p. 216-217; Mulligan, Medjugorje. The First Days, cit., p. 100]

 


La conclusione del brano sembra fornire una conferma chiara e obiettiva del fatto che Ivan stia parlando ancora del 24. Infatti, "il giorno dopo" non può significare altro che il 25 giugno e “ieri pomeriggio” significa, naturalmente, il 26 giugno.

 


Ebbene, se è così, il racconto di Ivan in merito al primo giorno differisce per diversi ed evidenti aspetti da quello fornito dagli altri "veggenti" (si veda, ad esempio, la questione della sua "fuga" davanti alla "visione", di cui qui non c'è menzione). Avevo fatto cenno a ciò nella prima edizione del mio libro (2007).
Dal canto suo, nella precedente edizione del suo libro, pubblicata nel 2011 con il titolo L'ultima profezia. La vera storia di Medjugorje (Rizzoli), Saverio Gaeta mi aveva fatto un'obiezione, ritenendo che in quel colloquio Ivan non stesse parlando solo del primo giorno, soprattutto sulla base di una considerazione di ordine generale:

 

Di fatto, in più occasioni - durante gli interrogatori condotti sul finire di giugno dai francescani di San Giacomo - le risposte di Ivan lasciano ampi margini di incertezza su quale fosse il giorno al quale si stava riferendo, dato che non vengono mai precisate le date e talvolta, da una frase all'altra, si registra una sorprendente variazione (che potrebbe anche essere ricondotta a una incomprensione della cassetta o a un errore di traduzione). Un esempio per tutti, questa sequenza dell'interrogatorio del 28 giugno: "P. Jozo: Eri lassù questa sera? Ivan: Sì. P. Jozo: E' soltanto Mirjana che l'ha vista, non è vero? Ivan: Sì. P. Stojan: Tu non hai visto niente questa sera? Ivan: Io l'ho vista, questa sera.
[Saverio Gaeta, L'ultima profezia. La vera storia di Medjugorje, Rizzoli, 2011, p. 46]

 


Mi sembra poco probabile che la causa di queste confusioni possa essere costituita da cattiva comprensione della cassetta o da errori di traduzione, in quanto i colloqui intercorsi nei primi giorni del fenomeno tra i padri della chiesa di San Giacomo di Medjugorje e i ragazzi sono stati trascritti, tradotti e pubblicati, nel corso del tempo, da ben tre autori diversi: Ivo Sivrić, La face cachée de Medjugorje, Psilog, 1988; Daria Klanac, Aux sources de Medjugorje, Sciences et Culture, 1998; James Mulligan, Medjugorje. The First Days, Boanerges Press, 2013.
Inoltre, se si trattasse di un problema dei nastri, non si capirebbe perché in queste confusioni sembra incappare sempre Ivan.
Appare più logico pensare che fosse proprio Ivan ad essere confuso (e ciascuno può formulare le sue ipotesi sul perché).

 


In ogni caso, l'osservazione di Saverio Gaeta evidenziava un dato di fatto degno di approfondimento e la situazione risulta in effetti troppo poco chiara per i miei gusti.
Quindi, per prudenza, ho accolto l'obiezione che mi fece nel 2011 e, di conseguenza, nella seconda edizione del mio libro (La verità su Medjugorje. Il grande inganno, Lindau, 2018), ho eliminato il riferimento critico al su citato colloquio di Ivan. Saverio Gaeta, nella nuova edizione del 2020, ha comunque riproposto l'obiezione, facendo riferimento, in nota, alla prima edizione del mio libro (non è però evidenziata la differenza esistente a tale proposito tra la mia vecchia e la mia nuova edizione).

 


Passiamo ora in rassegna le altre obiezioni di Saverio Gaeta.
 

 


Ivan Ivanković ha "visto"?

Oltre al "veggente" Ivan (Dragićević), di cui abbiamo ora parlato, nella storia delle "apparizioni" di Medjugorje, ma solo nel primo giorno, è entrato un altro Ivan, di cognome Ivanković (21 anni), che però il giorno dopo non tornò sul Podbrdo (la collina delle apparizioni) e non entrò nel gruppo dei "veggenti".

 


Secondo la "veggente" Vicka, tuttavia, anche lui, in quel primo giorno, vide "qualcosa": "una cosa tutta bianca che gira" [S. Kraljević, The Apparitions of Our Lady at Medugorje, Franchiscan Herald Press, 1984, p. 8].
I sostenitori di Medjugorje danno molto peso a questa dichiarazione di Vicka, perché, se corrisponde al vero, ritengono che costituisca una conferma della veridicità del fenomeno.

 


In realtà, come ho documentato nel mio libro, gli autori (sostenitori di Medjugorje) che all'epoca ebbero occasione di parlare con Ivan Ivanković (segnatamente, padre Ljudevit Rupčić e padre René Laurentin) lasciano chiaramente intendere che lui non vide nulla di significativo (cfr. René Laurentin, Ljudevit Rupčić, La Vierge apparaît-Elle à Medjugorje ?, O.E.I.L., 1984, p. 35; René Laurentin, Dernières nouvelles des apparitions de Medjugorje, O.E.I.L., 1984, p. 10). Del resto, Ivan Ivanković non tornò sul luogo delle apparizioni il giorno dopo perché - disse la stessa Vicka - "non ha voluto avere nulla a che fare con noi monelli" [J. Bubalo, Mille incontri con la Madonna, EMP, 1986, p. 26].
Già tutto questo sembrerebbe sufficiente. Tuttavia, nel mio libro ho aggiunto anche quanto segue:

 

Per di più, grazie a padre Sivrić sappiamo che il 18 maggio 1986 un altro francescano, che diventerà amico di Mirjana (di cui celebrerà il matrimonio con Marko Soldo), Milan Mikulić, chiese a Ivan Ivanković se avesse visto la Madonna e quello rispose: «Le ho detto ieri che non l’ho mai vista!»
[Marco Corvaglia, 
La verità su Medjugorje. Il grande inganno, Lindau, 2018, p. 24]

 


Saverio Gaeta scrive che io presento questa come una "pistola fumante" (a dire il vero, la presento invece come informazione di contorno, come si comprende anche dalla locuzione iniziale "per di più"), e sostiene che la notizia non appare affidabile. Infatti Gaeta fa notare il particolare che padre Sivrić non apprese la notizia direttamente da padre Mikulić, bensì da un testimone che lo stesso Sivrić definisce "affidabile".
Inoltre, l'affermazione di Sivrić - scrive testualmente (sbagliando) Gaeta - "è al condizionale" [S. Gaeta, Medjugorje. La vera storia, San Paolo, 2020, p. 20] (quindi: "avrebbe chiesto a Ivan", come ad indicare un fatto ipotetico e non verificato). In realtà, come vedremo, Saverio Gaeta ha confuso due tempi e modi verbali differenti della lingua francese.

 


Ecco una riproduzione della fonte (Ivo Sivrić, La face cachée de Medjugorje, Psilog, 1988, p. 177):


 

Sivric.jpg

 

 

Gaeta traduce così (corsivi suoi):

 

«Un testimone affidabile (chi è?, nda) m'informa che a Pentecoste, quando padre Milan Mikulic avrebbe chiesto a Ivan, se lui avesse visto la Gospa...»
[Saverio Gaeta, Medjugorje. La vera storia, Edizioni San Paolo, 2020, p. 20]

 


Ovviamente, noi abbiamo questa notizia grazie a padre Sivrić perché lui ce l'ha data. Se ci fidiamo di lui come studioso, ci fidiamo anche delle fonti che lui ritiene affidabili. Se non ci fidiamo di lui, non ci fidiamo nemmeno delle fonti che lui ritiene affidabili.
Inoltre, nel 1989 Sivrić pubblicò anche la traduzione inglese del suo libro (The Hidden Side of Medjugorje, Psilog) e non risulta che padre Milan Mikulić (defunto nel 1997) abbia mai smentito l'informazione che lo riguardava.
Peraltro, l'informazione ricevuta da Sivrić (che scrive nel 1988) risale evidentemente all'immediatezza dei fatti, in quanto nel testo originale l'espressione francese m'informa contiene il verbo informer al passato remoto (passé simple), che non significa quindi in italiano "m'informa" (come ha tradotto Saverio) ma "mi informò".

 


Rimanendo in tema di traduzione, come accennavo, Saverio Gaeta ha confuso l'indicativo trapassato remoto (passé antérieur) del verbo demander, effettivamente usato da Sivrić (eut demandé; letteralmente: ebbe chiesto), con il condizionale passato (che invece in francese sarebbe stato: aurait demandé: avrebbe chiesto).

 


So quanto sia complesso scrivere un saggio documentato e quanti potenziali rischi si annidino in ogni dove. Quindi, non polemizzo: errare è umano. Non posso però esimermi dal fare una riflessione su quanto sia enormemente più difficile stare dalla parte dove mi trovo io.
Saverio Gaeta potrà contare sulla comprensione di tutti (me compreso) per questi errori di traduzione. Ma se li avessi fatti io...

 


Il grosso del pubblico ascolta di buon grado ed "ama" chi gli dice ciò che desidera sentirsi dire. Di conseguenza, nutre sentimenti opposti per chi dice cose opposte.

 


Un possibile "innesco" della vicenda

La seconda obiezione, formalmente, sembra essere rivolta al fisico del CNR Valerio Rossi Albertini, di cui nel mio libro riporto una dichiarazione, relativa alle rilevazioni da lui condotte a Medjugorje, per conto della RAI, nel 2010. Ma, in sostanza, l'obiezione è rivolta anche a me, che riporto le dichiarazioni dello scienziato "senza manifestare alcuno stupore" [Gaeta, Medjugorje, cit. p. 29].

 


Quali enormità avrebbe detto Rossi Albertini?
Avendo puntato delle apposite attrezzature verso il Podbrdo (la collina delle prime apparizioni), fornì questo resoconto (tratto dalla trasmissione La storia siamo noi, andata in onda su RAI 2 il 20 gennaio 2011):

 

Nel punto di contatto tra il crinale della collina e lo sfondo del cielo, in alcuni fotogrammi, ad alcuni istanti, si registra un’intensità superiore a quella dello sfondo del cielo, a testimoniare – tradotto in termini più comprensibili – che c’è una luminosità eccedente, un bagliore, che effettivamente è stato registrato dagli strumenti di misura. Molto probabilmente questo fenomeno può essere giustificato in termini di correnti d’aria che producono delle variazioni di temperatura sulla sommità delle colline, e a variazioni di temperatura corrispondono anche variazioni delle proprietà ottiche dell’aria.

 


Riportata tale dichiarazione, Saverio Gaeta commenta: "E sarebbe questa la spiegazione di quanto raccontato dai veggenti?" [ibidem]
In una comunicazione privata inviatami il 30 giugno 2020 (dopo la pubblicazione della presente pagina), Gaeta ha aggiunto:

 

La questione riguarda ciò che ho posto in corsivo: “in alcuni fotogrammi, ad alcuni istanti”. Normalmente ci sono 24-25 fotogrammi al secondo. Alcuni fotogrammi quanto possono durare? Uno-due decimi di secondo? Sarebbe un flash di questo tipo l’innesco di una vicenda di tal genere? Francamente a me sembra una spiegazione totalmente assurda e, poiché so che tu ragioni su quanto scrivi, ho segnalato il mio stupore per una tale citazione nel tuo libro.

 


Bisogna dire che il povero Rossi Albertini, da scienziato, sta semplicemente riferendo quello che le attrezzature hanno registrato e sta formulando una plausibile spiegazione scientifica: nulla di più.
Quanto al sottoscritto, è necessario ricordare e premettere, per i lettori che conoscono meno approfonditamente la vicenda, che la prima presunta apparizione si svolse in due fasi ben distinte: nella prima, l'unica a "vedere" è Ivanka, che lo dice a Mirjana, la quale non le dà retta. Ivanka non insiste e le due vanno via:

 

Mentre stavamo tornando a casa, per qualche ragione ho guardato verso la collina e ho visto una figura luminosa. Ho detto: «Mirjana, guarda, la Madonna!». Mirjana ha scosso la mano e ha detto: «Ma dai! Pensi che la Madonna apparirebbe a noi?». E abbiamo continuato a camminare verso casa.
[Svetozar Kraljevic, The Apparitions of Our Lady at Medugorje, Franchiscan Herald Press, 1984, p. 7]

 


In realtà, se le cose sono andate più o meno così, è presumibile che Mirjana abbia quanto meno dato uno sguardo, come farebbe istintivamente qualunque essere umano, non vedendo però evidentemente nulla di significativo. E la stessa Ivanka, evidentemente, non era troppo convinta.

 


La citazione di Rossi Albertini è stata da me, in maniera del tutto ipotetica, messa in relazione solo con questo primo momento (e quindi con la sola Ivanka). Di conseguenza, ne ho parlato solo come di un possibile "innesco" (la parola testualmente da me usata), quindi uno spunto, da cui potrebbe essere nata la vicenda. In sostanza, una genuina e momentanea impressione di Ivanka (peraltro traumatizzata dalla recente morte della madre) potrebbe aver costituito l'occasione, la suggestione, l'idea, su cui è poi stato costruito tutto il resto.
Infatti, ciò che ho scritto è:

 

Se Ivanka ha realmente percepito qualcosa, a livello puramente ipotetico l’innesco potrebbe essere stato dato da un fenomeno naturale che è stato rilevato dal fisico del CNR Valerio Rossi Albertini, puntando a lungo la sua strumentazione verso il Podbrdo.
[Corvaglia, La verità su Medjugorje, cit., p. 16]

 


Anche dei bagliori di mezzo secondo potrebbero forse averla suggestionata in quel momento (vale la pena anche notare che, nell'immaginario collettivo e nella storia locale, quelle alture erano già legate a presunte apparizioni della Madonna, beffardamente organizzate per prendersi gioco dei credenti, come ricordò, a don Pietro Zorza, Jozo Zovko, il parroco di Medjugorje, il quale riferì che "il comunismo subito dopo la guerra accendeva luci sulle montagne dicendo che era la Madonna e poi quando la gente era là mostravano il trucco incolpando la Chiesa e i preti..." [Pietro Zorza, Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata, Eurostampa, 1991, p. 100]).

 


Circa un'ora dopo, ci sarà la presunta apparizione condivisa da Ivanka, Mirjana e dagli altri "veggenti" del primo giorno.
Pertanto, non ho mai asserito che il fenomeno registrato da Rossi Albertini sia "la spiegazione di quanto raccontato dai veggenti".

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Pagina pubblicata il 30 giugno 2020. Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2020

 

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