Parte 5: La forse futura beata Luigina Sinapi e una molto sospetta profezia su Bruno Cornacchiola

di Marco Corvaglia

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Luigina Sinapi

Luigina Sinapi negli anni Settanta

Luigina Sinapi (per la quale è stato aperto il processo di beatificazione, che però sembrerebbe, al momento, essersi arenato: chiusasi nel 2009 la fase diocesana, non è infatti mai iniziata la “fase romana”), avrebbe avuto, il 12 aprile 1937 (esattamente dieci anni prima di Bruno Cornacchiola), anche lei in una grotta alle Tre Fontane, una presunta apparizione della Madonna, ricevendo delle clamorose profezie.

Seguiamo il racconto di Saverio Gaeta:

All’improvviso [Luigina] vide dinanzi a sé la Vergine, che le disse:

“Tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa, vuole uccidere il Papa. Ora vai in San Pietro, troverai una signora, così vestita […]. Lei ti condurrà dal fratello cardinale. Porterai a lui il messaggio. Inoltre dirai al cardinale che presto sarà il nuovo Papa”.

Luigina fece ciò che la Madonna le aveva ordinato, e in San Pietro trovò quella signora: era la signora Elisabetta Pacelli, sorella del cardinale Eugenio Pacelli. Con il suo aiuto, poté riferire al porporato la comunicazione […]. Meno di due anni dopo, il 2 marzo 1939, effettivamente divenne Pontefice e assunse il nome di Pio XII.

Fu sostanzialmente questa la ragione per cui, quando ebbe notizia dell’apparizione delle Tre Fontane, Papa Pacelli se ne mostrò immediatamente interessato […]. E al gesuita Riccardo Lombardi il Pontefice confidò: “Io lo sapevo”. Tanto che volle riservatamente incontrare Bruno Cornacchiola il 22 luglio 1947, come documenta il diario personale del veggente:

“La notte don Sfoggia [padre spirituale di Cornacchiola, MC] mi dice che il Papa mi vuole vedere. Si va e si viene. Tutto segreto”.

[Saverio Gaeta, Il veggente. Il segreto delle Tre Fontane, TEA, 2018, pp. 99-100]

La vicenda avrebbe quindi coinvolto tre testimoni (il cardinale Pacelli, la sorella, padre Lombardi) e sarebbe confermata dai comportamenti dello stesso Pacelli, nel frattempo divenuto papa.

 

La fonte di una così stupefacente serie di predizioni non è però riportata né da Gaeta né da altri autori che hanno pubblicato, con poche differenze, questo racconto (Hierzenberger e Nedomansky, 1996; Turi, 2005; don Stanzione, 2020). Un libro curato dalle Missionarie della Divina Rivelazione nel 2019 riporta come fonte Saverio Gaeta, e siamo tornati al punto da cui siamo partiti.

Tuttavia, è possibile ricostruire la vicenda.

Sin dall'età adolescenziale, dopo la malattia e la morte della madre, Luigina Sinapi affermava di avere apparizioni di Gesù, della Madonna (da lei chiamata "la Mamma"), dell'angelo custode e di vari santi (è interessante notare che anche la prima - in ordine temporale - "veggente" di Medjugorje, Ivanka Ivanković, era un'adolescente che aveva appena subito il trauma psicologico della perdita della madre, quando per la prima volta disse di aver visto la Madonna).

 

 

Luigina era una giovane donna quando cominciò ad essere conosciuta negli ambienti cattolici della borghesia romana e in Vaticano.

Divenne amica di padre Pio (con cui peraltro anche Bruno Cornacchiola intrattenne rapporti, benché solo epistolari) ed è pressoché certo che abbia conosciuto personalmente Pio XII. Quando entrò in contatto con lui?

Secondo il racconto che abbiamo appena visto, ciò sarebbe accaduto nel 1937, in modalità del tutto straordinarie. Ma a quando risale questo racconto?

Qui cominciano i primi problemi per la credibilità della vicenda profetica.

Gaeta, avvalendosi degli scritti di Cornacchiola, riporta che “lo stesso Cornacchiola […] nulla aveva saputo della vicenda di Luigina Sinapi fino a dopo la morte della donna (avvenuta il 17 aprile 1978)" [ivi, p. 100].

In effetti, il primo a diffondere pubblicamente la notizia della presunta profezia fu il giornalista Renzo Allegri, in un suo articolo pubblicato sul numero del 6 giugno 1980 del settimanale Gente.

La fonte di Allegri, riservata, era un religioso, definito dal giornalista una persona “che per gli incarichi che ricopre nella Chiesa è autorevolissima” (ritengo si tratti di un sacerdote del seguito di Luigina Sinapi, mons. Guglielmo Zannoni, all’epoca sottosegretario della Congregazione per il clero, il quale dal 1991 sarà il primo presidente dell’Associazione Amici di Luigina Sinapi, sorta per promuovere la causa di beatificazione della donna).

Tale fonte dichiara quindi, nel 1980, che nel 1937 sarebbe accaduto quanto segue:

Tra le altre cose [la Madonna] le disse: “Tra dieci anni apparirò di nuovo in questo luogo a un miscredente, nemico della Chiesa e del Papa”. Quella giovane, assai nota negli ambienti cattolici romani, riferì quello che aveva visto e udito al cardinale Pacelli, allora Segretario di Stato, che la conosceva bene.

[Renzo Allegri, Quando raccontai tutto a Pio XII, "Gente", 6 giugno 1980, p. 145] 

È evidente un'incoerenza con la versione prima riportata. Dalla dichiarazione del religioso si capisce infatti che Luigina Sinapi e il cardinale si conoscevano già. Questo spiegherebbe l’assenza della predizione legata all’incontro con la sorella del cardinale, la marchesa Elisabetta Pacelli.

Il primo libro a riportare la notizia della presunta profezia di Luigina Sinapi su Cornacchiola è del 1984: Tre Fontane, di padre Francesco Spadafora.

L’autore fa riferimento all’articolo di Gente, aggiunge di conoscere personalmente il monsignore che è stato la fonte del giornalista Allegri, ma continua a preservarne l’anonimato [cfr. F. Spadafora, Tre Fontane, Giovanni Volpe Editore, 1984, p. 47]).

Nella versione di Spadafora compare per la prima volta il riferimento alla sorella del cardinale: quel 12 aprile 1937 la Madonna avrebbe detto a Luigina: “ora va’ in san Pietro, lì troverai la sorella del Cardinale Pacelli. Porta a lui il mio messaggio” [ivi, p. 56].

Come si vede, mentre nella versione "definitiva" (quella riportata da Hierzenberger, Turi, Gaeta, don Stanzione) si parla di "una signora" che ha un fratello cardinale (di cui non si fa il nome), in questa versione precedente si parla esplicitamente della "sorella del Cardinale Pacelli". Di conseguenza, manca ancora la predizione sull’abbigliamento della nobildonna come mezzo per consentirne l’individuazione.

Soprattutto, si continua a non fare il minimo riferimento a nessuna predizione relativa all’elezione al papato.

Si ha quindi l’impressione che, con il tempo, ci sia stato un succedersi di aggiunte (sempre rigorosamente post eventum) alla presunta profezia originaria.

Allora ci domandiamo: quando è stata pubblicata per la prima volta la versione “definitiva”?

Nel 1985. Si tratta della prima biografia di Luigina Sinapi. Fu scritta da un sacerdote che conobbe e frequentò personalmente Luigina negli ultimi cinque anni e mezzo di vita della donna e, dopo la sua morte, raccolse testimonianze giurate degli amici: Chino Bert, Luigina Sinapi. Una piccola-grande donna (l’autore, in realtà, si chiamava Gianfranco Bertolotti: prima di diventare monaco benedettino era stato un famoso stilista e volle firmare il libro con il nome con cui era più conosciuto al grande pubblico).

Per la vicenda di cui stiamo parlando, il biografo fa affidamento soprattutto sulla testimonianza “della signora Isotta, che le [a Luigina] è stata accanto, negli ultimi dieci anni della sua vita, assistendola, ricevendo le varie visite ed accudendo alla casa” [C. Bert, Luigina Sinapi. Una piccola-grande donna, Are Edizioni, 1985, p. 79].

 

Il biografo chiarisce espressamente l’origine tarda del racconto:

 

Solo negli ultimi anni, prima della morte, Luigina racconterà a pochi intimi e separatamente, quanto fosse buona con lei la Mamma e quante “lezioni” le diede […].

Una di queste “lezioni” avvenne proprio nel 1937 quando […] Luigina andò alla vicina Abbazia delle Tre Fontane…

[Chino Bert, Luigina Sinapi. Una piccola-grande donna, Are Edizioni, 1985, p. 83]

 

 

Segue il racconto della vicenda, nella forma “definitiva”.

 

Pertanto, la presunta profezia su Cornacchiola risulta essere stata comunicata oralmente da Luigina Sinapi alla sua cerchia più intima, sicuramente a fatti compiuti, negli ultimi anni della sua vita, quindi diciamo negli anni Settanta (le “profezie accessorie” potrebbero essere anche posteriori a quella originaria).

Qui sorge il secondo problema. All’epoca, i testimoni non avrebbero più potuto né confermare né smentire: Pio XII era defunto nel 1958. La sorella Elisabetta morì, novantenne, il 23 maggio del 1970 (e non siamo nemmeno sicuri che rientrasse nella versione originaria della “profezia”).

Secondo la versione riportata da Saverio Gaeta, c’era però un terzo personaggio a conoscenza della vicenda: il gesuita Riccardo Lombardi.

Lombardi scomparve il 14 dicembre 1979, quindi dopo Luigina. Se il racconto fosse stato elaborato negli anni Settanta, lui avrebbe potuto ancora smentirlo. Giusto?

Certo, ma infatti sicuramente questo sacerdote non era presente nella versione originaria del racconto.

Chi l'ha inserito, allora?

L'ha inserito, successivamente, la persona che aveva più interesse a che la profezia di Luigina Sinapi fosse considerata vera: Bruno Cornacchiola.

Proprio nella prima biografia di Luigina Sinapi è infatti scritto (in relazione al messaggio fatto pervenire al papa da Cornacchiola dopo la presunta apparizione da lui avuta alle Tre Fontane):

Bruno Cornacchiola, il veggente fortunato, più tardi seppe dal gesuita Padre Lombardi, fattosi tramite tra lui e il Pontefice, che, quando fece leggere a Pio XII il Messaggio della Vergine, molto commosso il Papa disse: “Io già sapevo”.

[Chino Bert,  Luigina Sinapi, cit., p. 85]

Secondo la consuetudine prevalente nei libri devozionali, Bertolotti non riporta la sua fonte, ma Bruno Cornacchiola ha evidentemente detto tutto ciò solo dopo la morte dello stesso padre Lombardi, come risulta da diversi dati di fatto.

Innanzi tutto, la frase in questione non è presente in nessun libro su Cornacchiola pubblicato finché padre Lombardi era in vita. Anzi, nemmeno in quelli pubblicati nei primi anni Ottanta (da tre sacerdoti-autori che conoscevano personalmente Cornacchiola): Don G. Tomaselli, La Vergine della Rivelazione, Scuola Grafica Salesiana, 1981; Mons. F. Rossi, La Vergine della Rivelazione,  Edic, 1983; Mons. F. Spadafora, Tre Fontane, Giovanni Volpe Editore, 1984.

Inoltre, come abbiamo visto, la “profezia” di Luigina Sinapi fu divulgata nel 1980 e, finché la donna era in vita, siamo sicuri del fatto che Cornacchiola non ne sapeva nulla.

Insomma, tutti i personaggi compaiono solo dopo essere scomparsi.  

 

Resta un ultimo aspetto da considerare: è vero che il comportamento assunto da Pio XII (con particolare riferimento all'incontro riservato concesso a Cornacchiola) sembra confermare che, nel 1937, gli fosse stata effettivamente comunicata la profezia sulle Tre Fontane?

Al di fuori degli scritti di Cornacchiola (memorie, compilate in età anziana, e diario), non esiste alcuna documentazione o testimonianza in merito ad un incontro privato e riservato tra lui e Pio XII nel luglio 1947.

La prima autrice a riportare le dichiarazioni di Cornacchiola in proposito è stata Anna Maria Turi nel 2005 [cfr. A. M. Turi, La vita di Bruno Cornacchiola, Segno, 2005, pp. 99 e ss.] (per il resto, si ha certezza solo di alcune parole scambiate tra il papa e Cornacchiola durante un’udienza pubblica con una rappresentanza di tranvieri dell’ATAC, il 9 dicembre 1949 [cfr. ivi, pp. 131 e ss. e "Corriere d'Informazione", 10/12/1949]).    

Eppure, in tutta onestà, ciò che scrive Cornacchiola a proposito dell’incontro riservato del luglio 1947 non è inverosimile.

Innanzi tutto, Pio XII aveva una particolarissima devozione per la Madonna. Leggiamo qualche fonte dell’epoca:

PIO XII “IL PAPA DELLA MADONNA”

Ha questo titolo un articolo del P. G. M. ROSCHINI pubblicato su “Marianum” (1958, pp. 313-335). Fra tutti i successori di S. Pietro – dice il ch. A. – Pio XII è indubbiamente il più mariano, “il Papa della Madonna”. […] il suo pontificato, in particolare, fu tutto una fioritura di atti di devozione mariana. Da Papa ha pubblicato circa 400 documenti mariani […]; inoltre in circa altri 400 documenti si trovano cenni più o meno notevoli alla Vergine o alla devozione verso di lei. […] Egli è tra i Papi – conclude il rev. P. – il più grande cantore di Maria.

Dà similmente il titolo Pio XII, o papa mariano ad un suo articolo, comparso in “Rev. ecles. brasileira” (1958, pp. 889-897), B. C. SILVA. C. M…

[Aspetti del Magistero di Pio XII, “Divus Thomas”, Edizioni Studio Domenicano vol. 63 (APR.-JUN. 1960), p. 232]

Da ciò derivava, da parte di Pio XII, una grande attenzione verso coloro che dicevano di vedere la Madonna, un grande interesse a incontrarli e, evidentemente, anche una notevole fiducia nei loro confronti.

Papa Pacelli incontrò, in maniera non ufficiale, Luigina Sinapi (più di una volta, stando alle fonti sinapiane). L’8 agosto 1951, durante un’udienza (generale) ebbe un breve colloquio con la “veggente” (non riconosciuta dalla Chiesa) Pierina Gilli [cfr. E. R. Galbiati, Maria Rosa Mistica Madre della Chiesa, Ares, 2016, pp. 47-48].

Ricevette anche Adelaide Roncalli, presunta veggente delle Ghiaie di Bonate, benché la diocesi di Bergamo si fosse già espressa in termini negativi sulle sue visioni:

Nel 1949, cioè un anno dopo la pubblicazione del decreto con il quale il vescovo Bernareggi affermava che “non consta” la soprannaturalità dell’evento, papa Pio XII ricevette in udienza privata la piccola Adelaide Roncalli che gli rivelò il segreto a lui riservato…

[Saverio Gaeta, Andrea Tornielli, La profezia che non finisce, Piemme, 2017, p. 141]

Proprio il caso di Adelaide Roncalli (bambina bergamasca di famiglia contadina che nel 1944, all’età di sette anni, asserì di aver avuto 13 apparizioni della Madonna) è particolarmente illuminante per comprendere certi meccanismi, che ci interessano molto da vicino, alla base della creazione e del successivo “sviluppo” delle “profezie” post eventum.

Una testimone delle “apparizioni” ad Adelaide Roncalli, Liliana Berta, scriveva nel suo diario, il 21 maggio 1944:

 

Il popolo ha la convinzione che questi fatti siano la continuazione di quelli di Fatima. Si dice infatti che a Fatima la Madonna aveva detto: “Sul finire della guerra apparirò in una città dell'Italia settentrionale non ancora devastata dalla guerra".

[Angelo Maria Tentori, La Madonna a Ghiaie di Bonate?, Paoline, 1999, p. 156]

Tale vaga profezia post eventum si trova modificata e arricchita, quattro decenni dopo, nel libro di un’apologeta, Ermenegilda Poli, secondo cui Lucia di Fatima avrebbe detto nel 1944 a Pio XII:

Verso la fine della guerra la Madonna apparirà in Italia ad una bambina di sette anni di una famiglia povera, in un piccolo paese, per proteggere il Papa e aiutare il mondo.

[Ermenegilda Poli, La fede della gente a Bonate, Artigrafica Stella, 1988, p. 233]

 

Saverio Gaeta e Andrea Tornielli commentano così le parole di Ermenegilda Poli:

Non esiste alcuna conferma al riguardo. Ma in questo contesto potrebbe apparire sotto un’altra luce la decisione di Pio XII di accogliere la veggente.

[Gaeta, Tornielli, La profezia che non finisce, cit., p. 142]

In verità, se l'esistenza della "profezia", prima dell'evento, non è minimamente provata ed essa sorge, a fatti compiuti, con la stessa struttura di racconti analoghi, anch'essi resi noti post eventum e non provati (“profezia” su Cornacchiola), la conseguenza più logica da trarre sembra un’altra, e cioè che si tratti di storie elaborate secondo tecniche e schemi precostituiti.

E, per dirla tutta, non si tratta solo di racconti non provati: si tratta di racconti smentiti dai fatti.

È ovvio che, se Pio XII avesse realmente ricevuto quella presunta profezia su Adelaide Roncalli, sarebbe intervenuto ad informarne il vescovo locale, con tutte le relative e inevitabili conseguenze positive ai fini del giudizio espresso dal vescovo stesso. Invece, questo non è accaduto (ancora il 1° gennaio 2019, il vescovo Beschi conferma espressamente il giudizio negativo, suo e di tutti i suoi predecessori, su Ghiaie di Bonate, pur approvando il culto, con una Lettera ai fedeli).

 

Lo stesso discorso vale per Cornacchiola. È chiaro che, se Pio XII avesse realmente ricevuto quella profezia da Luigina Sinapi, avrebbe poi sentito, nel 1947, il dovere morale di informare la persona delegata a governare la diocesi e ad assumere le relative decisioni: il Vicario generale per la diocesi di Roma.

La naturale conseguenza sarebbe stata, evidentemente, il riconoscimento del carattere soprannaturale delle visioni di Cornacchiola.  Invece, il Vicario in carica nel 1947 (card. Francesco Marchetti Selvaggiani) non fece nulla; il suo successore (card. Clemente Micara) si limitò, nel 1956, a riconoscere il culto, come è stato fatto in molte altre circostanze simili.

Chi ritiene credibile Bruno Cornacchiola si rende comunque conto di questo problema.

Scrive Saverio Gaeta:

Sebbene Pio XII avesse mostrato un’indubbia fiducia nell’apparizione, la consuetudine prevalse: poiché gli eventi soprannaturali devono essere approvati dal vescovo del luogo, nella diocesi di Roma questo avrebbe coinvolto il Pontefice in prima persona, e si preferì soprassedere (l’unica eccezione a questa regola non scritta è stata l’approvazione concessa dal Vicariato di Roma, il 3 giugno 1842, all’apparizione della Vergine della Medaglia miracolosa ad Alphonse Ratisbonne, avvenuta nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte il 20 gennaio 1842).

[Saverio Gaeta, Tre Fontane. Gli annunci apocalittici della Vergine della Rivelazione, Edizioni San Paolo, 2019, pp. 36-37]

 

Che si sia preferito soprassedere (e quindi che, in realtà, si sarebbe voluto approvare), non è un fatto acclarato ma una interpretazione del tutto ipotetica dei fatti.

Inoltre, è difficile provare l'esistenza di una "regola non scritta", tanto più se si considera un fatto paradossale: quella citata da Saverio Gaeta (Alphonse Ratisbonne) è l’unica apparizione che sia mai stata riconosciuta dalla Chiesa in Italia. In altri termini, l’unica apparizione mai approvata in Italia è stata riconosciuta proprio dal Vicario per la diocesi di Roma.

Se avesse voluto, il Vicario dell'epoca avrebbe potuto fare la stessa cosa, evidentemente.

Bruno Cornacchiola, dal canto suo, dopo aver appreso della presunta profezia di Luigina Sinapi, ha commesso un notevole passo falso.

Per comprenderne la portata, è necessario rendere note alcune premesse, approfondendo la conoscenza di Luigina Sinapi.

Continua nella parte 6: Singolari privilegi. Le "foto della Madonna" e la "sfrenata fantasia" (parole sue) di Luigina Sinapi

Marco Corvaglia

Pagina pubblicata il 21 ottobre 2021

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