Medjugorje e Maria Valtorta (con rettifica per una fonte qualificata ma imprecisa)

di Marco Corvaglia

Contraddizioni di Medjugorje: un libro condannato dalla Chiesa e approvato dalla Gospa

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Fine anni Novanta: Vicka (prima a sinistra) visita la tomba della sedicente mistica Maria Valtorta a Firenze

 


Tra alcuni gruppi di devoti di Medjugorje è diffuso l’interesse per un’opera intitolata Il Poema dell’Uomo-Dio (scritta negli anni Quaranta del ventesimo secolo da un'autoproclamata mistica di nome Maria Valtorta), che aspirerebbe ad essere una sorta di "integrazione" (in 10 volumi!) ai vangeli canonici. A dire della donna, le sue "fonti" sarebbero stati i colloqui che lei asseriva di avere con la Madonna, Gesù, il Padre Eterno, lo Spirito Santo e il suo angelo custode.
L’opera è diffusa tra i devoti di Medjugorje, in quanto ha ricevuto una esplicita approvazione da parte della Gospa (Madonna di Medjugorje).
Come Marija Pavlović ricordò in un'intervista effettuata da suor Emmanuel Maillard, nel 1982 un francescano di Mostar, padre Franjo, le aveva chiesto “di domandare alla Gospa se questo libro è vero” [cfr. R. Laurentin, Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 15, OEIL, 1996, p. 19].

Ecco un file audio estratto da una trasmissione andata in onda il 27 dicembre 1988 su Radio Maria (cliccare sull'audio player):

Radio Maria: Dichiarazione di Vicka su Maria Valtorta27/12/1988
00:00 / 01:02

 

Come si è potuto sentire, le risposte della Gospa, ricevute da Marija e riferite da Vicka sono: “Sono veri”, "Sì, sì, veri", “Autentica, sì", "Si può leggere questi, sono veri”.

 


La prima edizione del Poema dell’Uomo-Dio, in quattro volumi, era stata inserita, nel 1959, nell’Indice dei Libri Proibiti dalla Chiesa Cattolica.

 


Il 6 gennaio 1960 l’Osservatore Romano pubblica in prima pagina un lungo articolo (Una vita di Gesù malamente romanzata) esplicativo della condanna. L’articolo può essere letto qui.

 


Nel 1961 inizia ad essere pubblicata una seconda edizione dell'opera valtortiana, in dieci volumi, con varie modifiche nel testo e l’aggiunta di note. Il 1 dicembre dello stesso anno L’Osservatore Romano comunica che la condanna è estesa anche a questa seconda edizione.
 

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Il 31 gennaio 1985 l’allora cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrive una lettera (prot. 144/58) all’Arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri, confermando che “effettivamente l’Opera in parola fu posta all’Indice il 16 dicembre 1959 e definita da L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 'vita di Gesù malamente romanzata' ”.

 


Il cardinale aggiunge:

 

Sempre su L’Osservatore Romano (15 giugno 1966) si fece presente quanto pubblicato su A.A.S. [nota: Acta Apostolicae Sedis] (1966): che, benché abolito, l’Index conserva 'tutto il suo valore morale', per cui non si ritiene opportuna la diffusione e la raccomandazione di un’Opera la cui condanna non fu presa alla leggera ma dopo ponderate valutazioni al fine di neutralizzare i danni che tale pubblicazione può arrecare ai fedeli più sprovveduti.

 

 

 

Il cardinal Ratzinger allega alla propria lettera un severissimo articolo della "Civiltà Cattolica"

Nel 1992 viene pubblicato un libro del noto scrittore padre Benedict Groeschel, intitolato A Still, Small Voice: A Practical Guide on Reported Revelations (edito, con Nihil Obstat ed Imprimatur dell'Arcidiocesi di New York, dalla casa editrice Ignatius Press). In esso, a pagina 58, nella nota numero 10, prima si cita correttamente la suddetta lettera di Ratzinger, ma poi si attribuiscono al cardinale anche le seguenti parole (qui riportate in traduzione italiana):

 

[Il poema dell’Uomo-Dio è già stato] esaminato scientificamente e collocato in una ben nota categoria di malattie mentali […] Gli elementi introdotti nella seconda edizione non cambiano la natura dell’opera, che è costituita da una montagna di puerilità, fantasie, falsità storiche ed esegetiche, diluite in un’atmosfera sottilmente sensuale, a causa di uno stuolo di donne al seguito di Gesù. Nel complesso si tratta di un cumulo di elementi pseudoreligiosi. Pertanto, anche per la seconda edizione, il giudizio di condanna da parte della Chiesa rimane valido.

 


 

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Nell'immagine, la pagina 58, con la nota 10, del libro A Still, Small Voice di p. Benedict Groeschel


Altri autori, come E. Michael Jones nel suo Medjugorje: The Untold Story (Fidelity Press, South Bend 1993), a pagina 128, ed il sottoscritto, solo e unicamente nella prima edizione (non più in commercio) del libro Medjugorje: è tutto falso (2007), hanno in passato fatto riferimento a quanto pubblicato da padre Groeschel, su cui è necessaria una precisazione.

 


Si è in seguito potuto appurare quanto segue: la prima fonte a citare le frasi appena riportate era stato padre Philip Pavich, francescano statunitense di origini croate, in servizio presso la parrocchia di Medjugorje. Egli, dopo aver saputo della condanna dell’opera della Valtorta, il 4 ottobre 1991 aveva scritto una circolare (diffusa il successivo 2 febbraio 1992) destinata a tutti i Medjugorje Center del mondo, in cui in realtà attribuiva quelle parole non direttamente al cardinal Ratzinger (come erroneamente padre Groeschel riporterà) ma ad un articolo che - dichiara Pavich - il cardinal Ratzinger aveva considerato "sufficientemente importante da inviarlo al Cardinal Siri". In sostanza, lo aveva allegato alla propria lettera [citiamo Pavich: “Cardinal Ratzinger also sent a copy of an article in reference to the publication of the planned 10 volume second edition which further explained the extremely serious objections to the works. Although there is no source cited for this article, he considered it important enough to be sent to Cardinal Siri. The last paragraph of the article states that the second edition is "a vain and useless expectation: the "phenomenon" has already been examined scientifically and placed in a well known category of mental sicknesses, and the facts added to the second edition do not change the nature of the work which evidences being a mountain of childishness, of phantasies and of historical and exegetical falsehoods, diluted in a subtly sensual atmosphere, through the presence of a flock of women in the company of Jesus. On the whole it is a heap of pseudo-religiosity. Therefore, also for the second edition the judgment of the Church to condemn it retains its validity"].

 


In ogni caso, il severissimo articolo in questione (di cui Pavich ignorava la fonte) era stato pubblicato, sotto forma di comunicato della redazione e quindi non firmato, sul numero 2665, del 1° luglio 1961, della Civiltà Cattolica (rivista considerata voce semi-ufficiale della Santa Sede).

 


Una nota metodologica a margine: padre Groeschel, diffondendo per primo l'informazione, è stato impreciso nell'attribuire direttamente al cardinal Ratzinger quelle parole ed è doveroso rettificare, come ho fatto non appena sono venuto a conoscenza del fatto. Ma la sostanza non cambia.
Per chi non adotta forme di "pensiero magico" o non ragiona facendo ricorso a fallacie logiche come il "principio di autorità", per chi, in altri termini, è abituato a pensare criticamente e liberamente, un futuro papa è né più né meno che un essere umano come altri, quindi i suoi giudizi personali, quelli della redazione della Civiltà Cattolica, oppure quelli della Civiltà Cattolica che il futuro papa sceglie di allegare alle proprie lettere, hanno, di per sé e a priori, tutti lo stesso grado di affidabilità o di inaffidabilità.

 


Per finire, il 6 maggio 1992 il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, cardinal Tettamanzi, scriveva al Centro Editoriale Valtortiano una lettera, "per il vero bene dei lettori" :

 

Conferenza Episcopale Italiana
Prot. N. 324/92

Roma, 6 maggio 1992

Stimatissimo Editore,
in seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal “Centro Editoriale Valtortiano”, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle “Note” pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della  Chiesa, sono a chiederLe che, in un’eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù.
Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali saluti.

+Dionigi Tettamanzi
Segretario Generale

 


Le Note pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966, a cui fa riferimento nella lettera il cardinal Tettamanzi, sono i due documenti precedentemente citati.

Marco Corvaglia
Pubblicato il 18 luglio 2009. Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2016

 

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